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Il patriarca di Gerusalemme: "Non concessioni ma diritti e porre fine ad anni di occupazione e di violenze"

La parole nell'omelia della messa di mezzanotte celebrata come ogni anno nella chiesa di Santa Caterina, prima di scendere nella cripta della basilica della Natività dove una stella sul pavimento indica il luogo della nascita di Gesù.

Il patriarca di Gerusalemme: "Non concessioni ma diritti e porre fine ad anni di occupazione e di violenze"
Il patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa

globalist

25 Dicembre 2021 - 17.45


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Parole accorate dalla terra santa che non trova mai pace.

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”Non di concessioni c’è bisogno, ma di diritti, e di porre fine ad anni di occupazione e di violenze, creando relazioni nuove”. Da Betlemme, proprio nella notte di Natale in cui il mondo intero guarda al luogo dove Gesù è nato, il patriarca latino di Gerusalemme monsignor Pierbattista Pizzaballa torna a farsi voce del grido di dolore della Palestina senza pace. 

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Così nell’omelia della messa di mezzanotte celebrata come ogni anno nella chiesa di Santa Caterina, prima di scendere nella cripta della basilica della Natività dove una stella sul pavimento indica il luogo della nascita di Gesù. E lo fa con parole che non mancano di indicare una strada per queste ”relazioni nuove”, a partire dalla ”resilienza” di chi – anche di fronte a una pace “che sembra non arrivare mai” – fa spazio all’amore e alla solidarietà, ”senza coltivare sentimenti di odio e di rancore”.

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In Terra Santa è un altro Natale ancora senza pellegrini provenienti da tutto il mondo, a causa della chiusura delle frontiere scattata a inizio dicembre a causa della variante Omicron. Il clima è più gioioso rispetto allo scorso anno, quando anche Betlemme era sotto coprifuoco: alla Messa di mezzanotte c’è la comunità cristiana locale, c’è anche un gruppo di cristiani arrivati da Gaza con meno difficoltà da parte delle autorità israeliane, ”un piccolo ma importante segno positivo di cui sono estremamente grato” annota il patriarca. 

Ma la mancanza di pellegrini è una ferita profonda. ”Preghiamo per loro – commenta monsignor Pizzaballa – e al tempo stesso chiediamo la loro preghiera, perché tutto ciò finisca presto. Preghiamo anche perché torni la gioia nelle tante famiglie che a Betlemme si sostengono grazie ai pellegrinaggi e che, a causa di questa pandemia, da più di due anni, ormai, non lavorano e vivono in una situazione sempre più difficile. Ci auguriamo che con un’azione congiunta di politica, Chiesa e operatori turistici, locali e internazionali, si possano trovare forme sicure di ripresa di questa attività, nonostante la pandemia. È davvero necessario”.

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Ma è il messaggio della nascita di Gesù il cuore di questa notte a Betlemme. Ed è lì che il patriarca latino di Gerusalemme invita a guardare: ”Per vivere il Natale è necessario udire la voce di Dio. Ma bisogna riconoscere la voce giusta – osserva – perché sono tante le voci che nel Vangelo parlano di Gesù, ma non tutte portano a Lui”. In fondo è una fotografia di tante situazioni di oggi. ”In questo tempo di emergenza sanitaria e di prolungata emergenza politica – osserva monsignor Pizzaballa – si odono nelle famiglie molte voci diverse: alcune minano la fiducia, tolgono la speranza, spengono l’amore; altre invece sono più incoraggianti, capaci di visione e futuro. Quali testimoni ascoltiamo oggi? In questo ultimo anno, insomma, dove vecchie e nuove crisi ci hanno coinvolto, quale voce abbiamo seguito?”.

 Dalla Betlemme dell’annuncio degli angeli ai pastori parla della ”Babilonia di annunci, dichiarazioni e moderne profezie, arrivate attraverso i tanti media”. ”Abbiamo bisogno di cercare e ritrovare la voce che ci porta a Gesù e alla salvezza, che allarghi i cuori alla speranza. Abbiamo bisogno di testimoni di cui ci fidiamo per ritrovare la via che porta a Betlemme, che ci aiutino ad aprirci al futuro con fiducia, che sappiano vedere e farci vedere il bene che cresce, e non solo il male e il dolore, che pure sono presenti, ma non possono essere il nostro unico criterio di valutazione della situazione attuale”.

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Ecco allora la domanda chiave di questo Natale 2021: ”A quali testimoni – si chiede il presule – abbiamo dato fiducia? Perché, in fondo, è di questo che abbiamo bisogno: di ricostruire la fiducia tra noi, fiducia nel futuro, nostro e dei nostri figli, fiducia nella possibilità di un cambiamento in meglio, sia nella vita civile, sia nella Chiesa”

 È una domanda che vale prima di tutto per la Chiesa. E allora da Betlemme nella notte di Natale monsignor Pizzaballa ripensa alle voci ascoltate quest’anno nei Paesi in cui si estende il patriarcato latino di Gerusalemme. Parte dalla voce di papa Francesco appena risuonata a Cipro, Paese anch’esso diviso da muri, segnato da lotte di potere ed enormi interessi per le fonti energetiche, terra di approdo per migliaia di profughi che nell’isola trovano rifugio rimanendo però senza prospettive per il futuro: ”il papa – spiega il patriarca – ci ha ricordato il significato della pazienza, che non vuol dire rimanere inerti, ma essere disponibili all’azione imprevedibile dello Spirito Santo, usando il nostro tempo per valorizzare l’ascolto, accogliendo il diverso da noi”.

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Cita poi la Giordania, che quest’anno celebra il centenario della fondazione del Regno Hashemita: ”uno Stato che, pur segnato da tante difficoltà, insegna ancora oggi ai Paesi del primo mondo cosa siano la solidarietà e l’accoglienza e non ha paura di impegnarsi nel dialogo religioso e politico”.

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