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L'Afghanistan e la morte negli occhi di quei bambini

Nel paese conquistato dai talebani un bambino su 2 sotto i 5 anni soffrirà di malnutrizione acuta nel 2022. 

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Rifugiati afghani

globalist

8 Dicembre 2021


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Due rapporti che parlano alla coscienza di quanti una coscienza ce l’hanno ancora. Nessuno può dire: non sapevo. Non sapevo che in Afghanistan un bambino su 2 sotto i 5 anni soffrirà di malnutrizione acuta nel 2022. 

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Il rapporto Unicef

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L’Unicef, Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia, ha lanciato l’appello Paese più grande di sempre per rispondere urgentemente ai bisogni umanitari di oltre 24 milioni di persone in Afghanistan, metà dei quali sono bambini. L’appello dell’Unicef, per 2 miliardi di dollari, aiuterà a evitare il collasso dei servizi sanitari, per la nutrizione, l’acqua e i servizi igienico-sanitari, l’istruzione e altri servizi sociali vitali per i bambini e le famiglie. 

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Mentre la situazione umanitaria continua a deteriorarsi in Afghanistan, si verificano allarmanti interruzioni dei servizi per la salute e la nutrizione, una disastrosa crisi alimentare, siccità, epidemie di morbillo, diarrea acquosa acuta, polio e altre malattie prevenibili, insieme al devastante inizio dell’inverno. 

L’attuale situazione umanitaria in Afghanistan è terribile, soprattutto per i bambini. L’inverno è già iniziato e, senza ulteriori finanziamenti, l’Unicef e i partner non saranno in grado di raggiungere i bambini e le famiglie che hanno più bisogno di noi,” dichiara Alice Akunga, Rappresentante Unicef in Afghanistan ad interim. “Mentre le famiglie lottano per avere cibo nutriente a tavola e i sistemi sanitari vengono ulteriormente stressati, milioni di bambini afghani sono a rischio fame e morte. Altri lottano per accedere all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, sono tagliati fuori dalle scuole ed esposti a maggiore rischio di violenza. Mentre la disperazione delle famiglie e dei bambini aumenta, l’Unicef sta facendo tutto il possibile per salvare e proteggere i bambini.” 

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L’Unicef stima che 1 bambino su 2 sotto i 5 anni soffrirà di malnutrizione acuta nel 2022 a causa della crisi nutrizionale e dello scarso accesso ad acqua e a servizi igienico-sanitari. Continuano le epidemie di malattie pericolose per la vita, con oltre 60.000 casi di morbillo registrati nel 2021. Si stima che 8 afghani su 10 bevano acqua contaminata batteriologicamente. Inoltre, 10 milioni di bambini rischiano di abbandonare la scuola se gli stipendi degli insegnanti non verranno pagati e questi paralizzanti livelli di povertà continueranno. Circa 4,5 milioni di bambini hanno bisogno di supporto per la salute mentale e psicosociale. Con le difficili condizioni invernali, dove le temperature possono raggiungere i -12 gradi, le famiglie lottano per riscaldare le proprie case e tenere i bambini al caldo. 

“Guidato dai principi umanitari – recita ancora la nota – l’Unicef darà priorità agli interventi salvavita per curare i bambini e fornire altri aiuti vitali. La risposta dell’Unicef aiuterà ad assicurare continuità dei servizi essenziali prevenendo il collasso dei sistemi che sono fondamentali per i bambini, salvaguardando allo stesso tempo le conquiste duramente raggiunte, compresa la protezione dei diritti delle donne e delle ragazze”. 

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L’Unicef pianifica di utilizzare i fondi per ampliare i servizi per: curare 1 milione di bambini con malnutrizione acuta grave; vaccinare 10,5 milioni di bambini contro il morbillo; fornire acqua sicura a 11,5 milioni di persone; assicurare che 7,5 milioni di bambini abbiano accesso all’istruzione; espandere l’utilizzo di trasferimenti in denaro a scopi umanitari per rispondere ai bisogni di base dei bambini e delle famiglie più vulnerabili. 

“L’Unicef invita fortemente i donatori a supportare i bambini dell’Afghanistan attraverso il suo appello umanitario,” aggiunge  Akunga. “Dobbiamo ricordare la nostra comune umanità e fare tutto il necessario per mantenere i bambini in vita, ben nutriti, al sicuro e in grado di imparare. Non sarà facile, ma con la vita e il benessere di così tanti bambini in gioco, dobbiamo essere all’altezza della sfida. Facciamo appello alla comunità internazionale affinché stia dalla nostra parte, spalla a spalla, in modo che i bambini dell’Afghanistan possano avere la vita e il futuro che spetta loro per diritto”. 

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 “La situazione umanitaria continua a deteriorarsi in Afghanistan. Ci sono allarmanti interruzioni nei servizi sanitari e nutrizionali, una disastrosa crisi alimentare, siccità, epidemie di morbillo, diarrea, poliomielite e altre malattie prevenibili, nonché l’inizio paralizzante dell’inverno. È un quadro sconfortante”:, rimarca Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia nel giorno del lancio della più grande richiesta di aiuti per un Paese da parte dell’Unicef. “I nostri uffici sul territorio ci informano che l’attuale situazione umanitaria in Afghanistan è terribile, soprattutto per i bambini. L’inverno è già iniziato e, senza ulteriori finanziamenti, l’Unicef e i suoi partner non saranno in grado di raggiungere i bambini e le famiglie che hanno più bisogno di noi – racconta -. Mentre le famiglie lottano per mettere in tavola del cibo e i sistemi sanitari sono al collasso, milioni di bambini afghani corrono il rischio di morire di fame e di freddo. Altri lottano per accedere all’acqua e ai servizi igienici, sono tagliati fuori dalle scuole e sono a maggior rischio di violenze. La disperazione delle famiglie e dei bambini aumenta. Con le rigide condizioni invernali, dove le temperature possono raggiungere anche i -12 gradi Celsius, le famiglie stanno lottando per riscaldare le loro case e tenere al caldo i loro bambini ma manca davvero tutto. È tempo di rispettare le promesse fatte ad agosto al popolo afghano, non possiamo lasciarli soli”.

Il rapporto di Save the Children

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In Afghanistan quasi 800.000 bambini stanno affrontando un inverno gelido senza ripari adeguati. 8,6 milioni di bambini vivono in famiglie che non hanno coperte a sufficienza e più di 3 milioni non hanno il riscaldamento per tenersi al caldo. Nel Paese alcuni bambini sono già morti di fame a causa dell’aumento dei prezzi del cibo che le famiglie non possono più permettersi e 5 milioni di bambini sono a un passo dalla carestia. Questo l’allarme per la richiesta di aiuti immediati lanciato da Save the Children- l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro – che sta sostenendo più di 26.000 famiglie in nove delle province più colpite, fornendo coperte, vestiti caldi e mezzi e combustibile per riscaldarsi.

Secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite, circa 1,6 milioni di persone vivono in tende di emergenza o rifugi di fortuna – spesso niente di più se non dei fragili teli di plastica sorretti da bastoni – che offrono scarsa protezione da pioggia, neve e temperature sotto lo zero. In inverno le temperature raggiungono i -12,1˚C in alcune province e i bambini che dormono all’aperto senza vestiti invernali adeguati o senza il riscaldamento sono a grave rischio di ipotermia, infezioni respiratorie acute come la polmonite e, nei casi peggiori, di morteCirca il 25-30% dei decessi di bambini sotto i cinque anni in Afghanistan sono dovuti a infezioni del tratto respiratorio e il 90% di questi è dovuto a polmonite. Secondo Save the Children le morti infantili potrebbero aumentare questo inverno a causa dell’aggravarsi della crisi umanitaria.

In Afghanistan l’inverno è anche la stagione della fame. Si prevede che quest’anno il Paese affronterà la sua peggiore crisi alimentare. Ad ottobre Save the Children ha rilevato che oltre 14 milioni di bambini soffriranno la fame questo inverno e 5 milioni saranno a un passo dalla carestia.

“Il Paese sta affrontando la peggiore crisi alimentare mai registrata e quest’inverno milioni di bambini dormiranno al freddo e affamati. Le notizie scioccanti di bambini che muoiono di fame dovrebbero farci vergognare tutti”,  dichiara  Thomas Howells, direttore di Save the Children in Afghanistan. “Anche in circostanze normali, il rigido inverno afghano è una lotta disperata alla sopravvivenza per molte famiglie, ma quest’anno lo sarà ancora di più. Migliaia di famiglie vivono in campi per sfollati, dove spesso un telo di plastica è tutto ciò che hanno per proteggersi dalle gelide temperature invernali. I bambini piccoli che dormono all’aperto in tenda senza vestiti caldi, coperte o riscaldamento, non hanno assolutamente alcuna possibilità di sopravvivere in queste condizioni sotto lo zero. È solo questione di tempo prima che siano vittime di ipotermia, polmonite o, nei casi peggiori, di morte”.

Gli aumenti dei prezzi e il collasso dell’economia hanno spinto molte famiglie sul lastrico. Molte non possono permettersi combustibile o legna da ardere per riscaldare le case. I costi del carburante sono aumentati di circa il 40% nell’ultimo anno e la legna sufficiente per una famiglia durante l’inverno costa circa 200 dollari. Molte famiglie sono costrette a bruciare plastica o altri materiali dannosi per riscaldarsi, aumentando così i rischi per la salute dei bambini nei mesi invernali.

“Sono preoccupata per il prossimo inverno; viviamo in una vecchia tenda e non potremo proteggerci dalla pioggia in inverno. Non posso permettermi cibo a sufficienza per sfamare i miei figli e tenerli al caldo. Non so come li proteggerò dal freddo e come sopravviveremo, sono molto preoccupata. Di notte i bambini hanno tanto freddo, ma non abbiamo abbastanza soldi per comprare legna e riscaldare la tenda” racconta Narges* che ha 27 anni e vive con suo marito e i loro sei figli nella provincia di Kandahar.

“L’inverno sarà difficile quest’anno. Abbiamo bisogno di scorte di cibo, vestiti per i bambini e una casa calda, ma per noi è impossibile avere tutto questo. Siamo preoccupati per i nostri figli e la loro salute, mio figlio più piccolo ha meno di un anno” racconta Mirza*, un operaio che vive con la moglie e i sette figli nella provincia di Faryab.Dopo che la loro casa è stata danneggiata nel conflitto e non potevano permettersi una ristrutturazione hanno dovuto lasciarla e ora vivono in una casa in affitto in un’altra città. “Il prezzo del cibo è in aumento e la maggior parte dei giorni non lavoro. Stiamo cercando di resistere, ma è molto difficile. Ho dovuto chiedere in prestito circa 30.000 Afn (330 dollari) dai miei parenti e dai negozianti. Abbiamo bisogno di gas e legna per riscaldarci e cucinare ma  il loro costo per tutto l’inverno sarà di quasi 8000 Afn ($88), che non posso permettermi. Se non riuscirò a guadagnare niente, dovrò chiedere altri soldi in prestito per comprare le cose di cui abbiamo bisogno. Dovrò mandare i miei figli più piccoli a cercare carta e legna per strada per riscaldarci”.

“Stiamo facendo tutto il possibile per fornire alle famiglie l’essenziale di cui hanno bisogno per sopravvivere all’inverno: coperte, vestiti caldi e combustibile per riscaldarsi. Ma c’è un disperato bisogno di più aiuti e servono subito, prima che l’inverno diventi ancora più rigido”, prosegueThomas Howells. Save the Children sosterrà più di 26.000 famiglie in nove delle province più colpite questo inverno. Le famiglie riceveranno kit con coperte e vestiti invernali per bambini, tra cui cappotti, calzini, scarpe e cappelli.L’Organizzazione fornirà, inoltre, alle famiglie 200 dollari per l’acquisto di una stufa e legna da ardere sufficiente per tre mesi o una stufa a gas e combustibile.

*Nomi cambiati per proteggere l’identità.

Meno di uno smartphone

Racconta Gabriella Mazzeo, in un bellissimo report su fanpage.it: “Venuta al mondo da pochi mesi, è stata venduta a uno sconosciuto di Herat per 500 dollari. La vita di una neonata vale molto meno di uno smartphone: accade in Afghanistan, dove le persone cercano di sopravvivere come possono da quando i talebani hanno conquistato il potere il 15 agosto scorso. Il congelamento dei fondi occidentali per il Paese hanno causato una crisi senza precedenti nel Paese: gli ospedali non hanno più medicine, risorse e denaro per pagare i medici che lavorano nelle strutture pubbliche e private. Nei centri più piccoli distanti da Kabul, le famiglie più povere sono ormai costrette a vendere i figli per pochi dollari. ‘Ho dovuto farlo – racconta la mamma alla Bbc – per garantire la sopravvivenza agli altri figli. Come faccio a non essere triste e preoccupata per lei? Si tratta della mia bambina, è chiaro che non sono serena. Non avrei voluto che succedesse’. Appena imparerà a camminare, la bimba sarà portata via dall’uomo che l’ha acquistata per 500 dollari. ‘Ci hanno detto che andrà in sposa al figlio della persona che l’ha comprata – spiega il padre -. Non ne siamo sicuri, nessuno di noi sa quale sarà il suo destino. Non so come si sentirà a riguardo, ma ho dovuto farlo’. Il padre della piccola vendeva spazzatura a Herat, ma con l’arrivo dei talebani neppure questo misero commercio frutta più denaro. L’unico modo per sopravvivere sembra essere quello di vendere gli esseri umani. 

Chi li compra li strappa ai genitori appena imparano a camminare procurando loro traumi insanabili. Si assiste a scene di incredibile violenza con genitori disperati e bimbi in lacrime che sono ancora troppo piccoli per capire cosa stia succedendo. Nonostante il dolore, le persone che vendono i propri figli sono tante. Alcuni provano a farlo per strada, avvicinandosi a sconosciuti, spesso della stampa estera, per offrire i loro bambini in cambio di pochi soldi. Si tratta di un gesto estremo fatto per garantire la sopravvivenza degli altri figli, in genere. Qui le famiglie hanno tanti bambini e adesso, con il peggioramento della crisi umanitaria, sono tante le bocche da sfamare. Non sempre ovviamente si vende per denaro o per acquistare cibo, alcune volte i bambini sono addirittura oggetto di baratto. Vengono scambiati per un po’ di legna o acqua potabile in una condizione che priva dell’umanità i civili. Questo avviene soprattutto nei piccoli centri, ma abbandonati per raggiungere Kabul è praticamente impossibile, perché tutte le comunicazioni con la capitale sono quasi del tutto interrotte e non è semplice uscire con i talebani in strada. Chi cerca di riscattarsi in altro modo ben presto si trova a pensare di non avere scelta”.

L’Afghanistan non è un Paese per bambini. Oggi più che mai. 

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