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L'Unhcr accusa il governo polacco: "Non ci lascia soccorrere i migranti al confine"

 Rafal Kostrzynski è il portavoce della sede in Polonia dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr Poland) e ha parlato a Varsavia sull'attuale crisi dei migranti al confine tra Polonia e Bielorussia.

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Rafal Kostrzynski

globalist

5 Dicembre 2021


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Una vergogna assoluta e che dimostra quanto le ricette sovranità e liberticide siano la negazione di quello stesso cristianesimo che a parole dicono di voler difendere ma che calpestano con il loro razzismo, con il loro odio verso il diverso e verso i più deboli e indifesi.

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“Nessuna organizzazione umanitaria è stata autorizzata ad accedere alla zona di confine polacco. Noi siamo in contatto costante con il governo della Polonia affinché ci permetta di raggiungere tutti i profughi presenti in quella zona”.

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 Rafal Kostrzynski è il portavoce della sede in Polonia dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr Poland) e l’agenzia Dire lo ha intervistato a Varsavia sull’attuale crisi dei migranti al confine tra Polonia e Bielorussia.

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Da agosto, centinaia di profughi per lo più iracheni, siriani, afghani, somali e yemeneti – tutti paesi colpiti da guerre e conflitti – sono accampati sul lato bielorusso e così il governo polacco, interpretando questa situazione come un “attacco” bielorusso alla stabilità delle sue frontiere, ha dispiegato migliaia di militari e blindato l’area del lato polacco del confine, e media e ong non possono accedervi. Neanche l’Unhcr può offrire i suoi servizi, che consistono nell’assistenza umanitaria ma, soprattutto, nel collaborare con le istituzioni per facilitare le pratiche di richiesta d’asilo o protezione internazionale. Un diritto, questo, riconosciuto dai trattati internazionali e che secondo diversi osservatori la Polonia starebbe violando, arrivando persino a respingere i profughi indietro, verso la Bielorussia.

Kostrzynski delinea il quadro della situazione: “Abbiamo potuto visitare un’unica volta due centri di registrazione dei migranti, lo scorso novembre” riferisce il portavoce, “e abbiamo potuto parlare con tre profughi iracheni”. Ma i profughi, o coloro che sono in attesa che la domanda d’asilo venga esaminata, si trovano anche “nei centri per migranti”.

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Come spiega ancora il responsabile Unhr “qui finiscono anche coloro che vengono arrestati per essere entrati attraverso il confine polacco sprovvisti di visto, dopo che Varsavia ha chiuso le frontiere con la Bielorussia. Stimiamo ce ne siano oltre mille, e i richiedenti asilo potrebbero essere la stragrande maggioranza”. Tali centri, come avvertono i difensori polacchi per i diritti umani, sono gestiti dalla Polizia di frontiera e sono centri di detenzione a tutti gli effetti. Lo staff di Unhcr ne ha visitati cinque su dieci ad agosto, ritenendo fossero in più utilizzati dalle autorità dall’inizio della crisi. Da qui, come avvertono ancora varie ong tra cui Grupa Granica, arrivano denunce di condizioni detentive difficili e di forte sovraffollamento, oltre a contatti rari o non consentiti con gli avvocati.

Come spiega Kostrzynski, “esistono poi altri centri per stranieri dove, a differenza dei precedenti, le persone possono uscire a patto di tornare, altrimenti perdono il posto. Sono strutture sotto la responsabilità del ministero dell’Interno”.

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Restano poi i tanti profughi sparsi nelle foreste che ricoprono la zona di frontiera tra i due paesi, comprese Lituania e Lettonia, e che con la il gelo di dicembre e l’assenza di aiuti la sopravvivenza delle persone è messa a dura prova. L’Agenzia Onu non ha dati certi sulle cifre del fenomeno: “Solo le autorità polacche e bielorusse- dice Kostrzynski- possono fare stime, essendo le uniche presenti nell’area”.

La sicurezza dei confini “per un Paese è importante- conclude- tuttavia si può garantire assicurando al tempo stesso il rispetto dei diritti umani. Continuiamo a chiedere al governo polacco e bielorusso di permettere ai migranti di fare richiesta d’asilo, trovando una soluzione umanitaria alla crisi”.

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