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Yemen, quei bambini non contano nulla?

Che Paese è quello in cui 1 bambino su 5 rischia ogni giorno violenza e vita! Quel Paese esiste anche se è dimenticato dal mondo. Il suo nome è Yemen.

Bambini nello Yemen
Bambini nello Yemen

admin

26 Ottobre 2021 - 16.13


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Che Paese è quello in cui 1 bambino su 5 rischia ogni giorno violenza e vita! Quel Paese esiste anche se è dimenticato dal mondo. Il suo nome è Yemen.

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Inferno in terra

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Più del 60% dei bambini intervistati in Yemen non è tornato in classe l’anno scorso dopo che sono state attaccate le scuole frequentate, secondo un nuovo rapporto di Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

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Un bambino su cinque intervistato ha anche riferito di aver affrontato problemi mentre si recava a scuola che hanno messo a rischio la sua vita e la sua istruzione. Questi includono rapimenti o tentativi di rapimento, violenze crescenti e molestie da parte di estranei.

I dati sono resi noti nel nuovo rapporto di Save the Children ‘Will I see my children again? pubblicato durante la 4a Conferenza Internazionale sulla Dichiarazione delle Scuole Sicure, che si terrà da oggi al 27 ottobre per proteggere l’istruzione durante i conflitti armati.

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“Quando siamo a scuola, sentiamo delle esplosioni. Corriamo dentro la scuola e quando finiscono, usciamo di nuovo a giocare. Uno dei miei amici è rimasto ferito in una delle esplosioni”, ha detto Omar*, 8 anni.

Negli ultimi cinque anni, più di 460 scuole sono state attaccate, comprese quelle colpite da fuoco incrociato. Più di 2.500 istituti sono stati danneggiati, utilizzati come rifugi collettivi per le famiglie sfollate o occupate da gruppi armati, causando l’abbandono scolastico di 400.000 bambini

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Circa il 45% dei minori ha riferito di aver osservato una qualche forma di presenza militare durante il tragitto da o verso la scuola, cosa particolarmente preoccupante in quanto quasi il 90% degli intervistati ha affermato di andare a scuola a piedi ogni giorno.

 “La situazione qui è allarmante. I gruppi armati si muovono in sicurezza 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e gli studenti li vedono ogni giorno. In qualsiasi momento, ci aspettiamo che sparino, e spesso accade intorno al cancello in quanto gli uomini armati hanno reso questa scuola un bersaglio militare. Questo mette bambini e ragazzi in grave pericolo. Hanno persino rubato materiali da costruzione, stanno studiando nella paura” ha detto Lamia, 30 anni, un’insegnante a Taiz, dove l’escalation di violenza ha provocato a marzo diversi attacchi alle scuole.

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 “I bambini con cui abbiamo parlato dipingono un quadro molto desolante. Le scuole dovrebbero essere rifugi sicuri e non zone di guerra. Tetti colpiti dall’artiglieria, muri semidistrutti e classi ridotte in macerie è ciò che la scuola significa per molti studenti dello Yemen. Spesso le lezioni si svolgono sotto il rumore degli aerei da guerra o sotto il sole cocente in una tenda improvvisata da qualche parte in un campo profughi. Per alcuni bambini, la scuola è il luogo in cui hanno perso i loro amici o si sono feriti, quindi molti non si sentono al sicuro andando in classe o continuando a studiare. La guerra ha invertito decenni di guadagni in campo educativo per i minori yemeniti. Non possiamo permetterci che l’istruzione sia ulteriormente compromessa. I bambini sono il futuro di questo Paese e dobbiamo assicurarci che la loro istruzione sia protetta” ha dichiarato Xavier Joubert, direttore di Save the Children in Yemen.

I bambini che sono fuggiti dalle loro case a causa della violenza hanno meno probabilità di tornare a scuola rispetto agli altri bambini. Quasi il 75% dei minori sfollati ha riferito che nelle loro città d’origine sono state attaccate le scuole e oltre il 40% di queste, secondo quanto riferito, hanno sospeso le lezioni per più di un anno. Molti di questi bambini ora vivono in campi per sfollati dove non hanno accesso all’istruzion

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Anche nelle aree in cui le scuole non sono danneggiate, la paura di attacchi e di reclutamento di bambini a scuola scoraggiano i genitori dal mandare i propri figli in classe.

Save the Children esorta tutte le parti in conflitto a cessare gli attacchi contro le scuole, a smilitarizzarle, a proteggere i minori in tempo di conflitto armato e a garantire l’accesso umanitario in modo che i bambini possano accedere all’istruzione in sicurezza. L’Organizzazione chiede inoltre ai partecipanti e ai donatori internazionali della Safe Schools Conference di sostenere interventi educativi di emergenza in modo che i bambini yemeniti possano ricostruire il proprio futuro.

“Non sarai in grado di trovare una sola persona che viva qui che non sia stata danneggiata”, ha detto Salem, 50 anni, consulente di orientamento in una scuola che è stata attaccata a Sa’ada. “Viviamo in uno stato costante di paura e ansia».

Save the Children opera in Yemen dal 1963 e ha interventi educativi in ​​9 governatorati attraverso cinque uffici distaccati lungo il confine occidentale del paese, tra cui: Sa’ada, Hajjah, Amran, Sana’a, Ibb, Taiz, Lahj, Aden e Al-Dalah.

*Nome cambiato per proteggere l’identità

Una tragedia senza fine

A darne conto è  James Elder, portavoce dell’Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) alla conferenza stampa al Palazzo delle Nazioni a Ginevra, in seguito alla sua recente missione sul campo in Yemen “Il conflitto nello Yemen  – rimarca Elder – ha appena raggiunto un altro vergognoso risultato: 10.000 bambini sono stati uccisi o mutilati dall’inizio dei combattimenti nel marzo 2015, vale a dire quattro bambini ogni giorno. Questi sono naturalmente solo i casi che l’Onu ha potuto verificare. Molti altri bambini morti e feriti non vengono registrati”. 

Alcuni numeri: 4 bambini su 5 hanno bisogno di assistenza umanitaria, ovvero oltre 11 milioni di bambini; 400.000 bambini soffrono di malnutrizione acuta grave; Oltre 2 milioni di bambini non vanno a scuola. Altri 4 milioni sono a rischio di abbandono; 2 insegnanti su 3 – oltre 170.000 – non stanno ricevendo uno stipendio regolare da oltre 4 anni; 1,7 milioni di bambini sono sfollati interni a causa di violenze. Con l’intensificarsi delle violenze, in particolare attorno a Marib, un numero maggiore di famiglie scappa dalle loro case; Un numero impressionante di 15 milioni di persone (più della metà delle quali sono bambini – 8,5 milioni) non hanno accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. 

 “Sono tornato ieri da una missione sia nel nord che nel sud dello Yemen. Ho incontrato decine di bambini, molti sono stati di ispirazione; tutti sofferenti. Ho incontrato pediatri, insegnanti, infermieri – tutti hanno condiviso storie personali che riflettono quelle del loro paese: sono sull’orlo del collasso totale. 
La crisi umanitaria dello Yemen – la peggiore al mondo – rappresenta una tragica convergenza di quattro minacce: un conflitto violento e protratto, devastazione economica, servizi distrutti per ogni sistema di supporto – ovvero salute, nutrizione, acqua e servizi igienico-sanitari, protezione e istruzione – e una risposta delle Nazioni Uniti criticamente sottofinanziata. 
Agli attuali livelli di finanziamento, e senza la fine dei combattimenti, l’Unicef non può raggiungere tutti questi bambini. Non c’è altro modo per dirlo – senza un maggiore sostegno internazionale, un numero maggiore di bambini – quelli che non hanno alcuna responsabilità per questa crisi – moriranno. 
Eppure, l’Unicef sta avendo un impatto: Stiamo sostenendo il trattamento della malnutrizione acuta grave in 4.000 strutture sanitarie primarie e 130 centri di alimentazione terapeutica; L’Unicef sta fornendo trasferimenti di emergenza in denaro a 1,5 milioni di famiglie ogni trimestre – a beneficio di circa 9 milioni di persone; Stiamo fornendo acqua potabile a più di 5 milioni di persone; Stiamo rispondendo alla pandemia da Covid-19, con la consegna di vaccini contro il Covid-19 attraverso l’iniziativa Covax;  Stiamo fornendo supporto psicosociale, formazione sui rischi connessi alle mine e assistenza diretta ai bambini più vulnerabili, compresi quelli che sono sopravvissuti a ferite di guerra; Attraverso la formazione dell’Unicef e il dispiegamento di migliaia di operatori sanitari di comunità, più di due milioni di persone in zone rurali remote hanno accesso ai servizi sanitari;  E solo quest’anno abbiamo aiutato 620.000 bambini ad accedere all’istruzione formale e non formale; e abbiamo fornito vaccini – compresa una campagna antipolio che ha raggiunto più di cinque milioni di bambini”.

Secondo il terzo Report of the UN Secretary-General on Children and Armed Conflict in Yemen, “più di 3.500 bambini sono stati vittime di una o più gravi violazioni in Yemen tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2020. La negazione dell’accesso umanitario, l’uccisione e la mutilazione e il reclutamento e l’utilizzo di bambini sono state le più diffuse delle 8.526 gravi violazioni contro i bambini.

Il rapporto presentato all’Onu da Virginia Gamba, rappresentante speciale del Segretario generale per i bambini nei conflitti armati, spiega che “l’aumento vertiginoso degli episodi di negazione dell’accesso umanitario ai bambini nel Paese (4.881) durante il biennio è stata, di gran lunga, la violazione più verificata nei confronti di ragazzi e ragazze. Duemilaseicento (2.600) bambini sono stati uccisi o mutilati durante lo stesso periodo, principalmente attraverso l’uso indiscriminato di colpi di mortaio e di artiglieria anche in aree residenziali, combattimenti sul terreno, mine antiuomo e altri residuati bellici esplosivi”.

 Gamba ha ricordato che “le atrocità e le immense sofferenze subite dai bambini in Yemen sono il risultato di un conflitto armato che invariabilmente lascerà dietro di sé una generazione di bambini yemeniti segnati a vita. È urgente che tutte le parti si adoperino attivamente per una soluzione politica del conflitto, se sperano di salvare i bambini da ulteriori danni. Ragazzi e ragazze sono il futuro dello Yemen. Le parti in conflitto devono proteggerli dall’uso e dall’abuso e iniziare a trattare i bambini come il bene prezioso che sono».

Invece, “il lungo conflitto in Yemen, l’intensificarsi delle ostilità nel 2019 e nel 2020, la moltiplicazione delle linee del fronte attive e dei gruppi armati e delle forze, aggravati dagli effetti della pandemia di Covid-19, hanno provocato gravi sofferenze ai bambini yemeniti, alle loro famiglie e loro comunità – denuncia il rapporto – La verifica da parte delle Nazioni Unite delle informazioni sul campo per tutte le gravi violazioni è stata difficile. I fattori aggravanti nel monitoraggio e nella segnalazione durante il 2019 e il 2020 sono stati dovuti alla sicurezza e alle restrizioni all’accesso, comprese le minacce e la detenzione di osservatori, nonché il timore di ritorsioni. L’intensità del conflitto e delle ostilità ha inoltre ostacolato la capacità di documentare e verificare le violazioni. Infine, la pandemia di Covid-19 e le relative restrizioni hanno ulteriormente esacerbato queste sfide di accesso esistenti».

L’Onu ha comunque verificato il reclutamento e l’utilizzo di 861 bambini, spesso collegato ad altre gravi violazioni, in particolare uccisioni e mutilazioni, con due terzi dei bambini reclutati utilizzati in combattimenti attivi. La Gamba ha sottolineato «La necessità di affrontare le cause profonde del reclutamento, tra cui povertà, disoccupazione e/o accesso limitato all’istruzione. Invito tutte le parti interessate a rilasciare immediatamente tutti i bambini dai loro ranghi e a dare priorità al loro reinserimento nelle loro comunità e nella vita civile».

Desta grande preoccupazione anche la privazione della libertà di 111 minori, detenuti per presunta associazione con le parti in conflitto. La rappresentante speciale ricorda che “i bambini dovrebbero essere considerati principalmente come vittime e la privazione della loro libertà dovrebbe essere utilizzata solo come ultima risorsa e per il periodo più breve, in conformità con gli standard internazionali della giustizia minorile”.

Gamba ha concluso: “Anche prendere in considerazione i diritti e i bisogni dei bambini nelle discussioni sarà fondamentale per una pace sostenibile e per il futuro del Paese. Il terribile tributo che la guerra in Yemen richiede ai bambini deve finire. La pace è l’unica soluzione e i bambini sopravvissuti hanno bisogno del nostro sostegno per guarire e ricostruire le loro vite”.

I numeri della guerra nello Yemen

In un rapporto presentato al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e redatto da un panel di esperti nominati dall’organizzazione, si legge che almeno 18.000 civili yemeniti sono morti o sono rimasti feriti in seguito ad attacchi aerei condotti, dal 2015, durante l’escalation della guerra civile. Il documento specifica che la popolazione dello Yemen è stata soggetta a circa 10 raid aerei al giorno, per un totale di oltre 23.000 attacchi, da marzo 2015.

Nel dicembre 2020, l’Onu ha dichiarato che la guerra aveva causato oltre 200.000 morti, di cui più di 100.000 per cause indirette, come la fame o la mancanza di servizi di base. L’Armed Conflict Location & Event Data Project, o Acled, che raccoglie dati sui conflitti a livello internazionale, ha affermato che la guerra ha ucciso circa 144.620 persone tra il 2015 e oggi. Si stima che per il 2021 saranno 20,7 milioni le persone (66% della popolazione) ad avere bisogno di assistenza umanitaria, 12,1 milioni dei quali urgente. Gli sfollati civili hanno superato i 4 milioni, molti dei quali hanno dovuto spostarsi più volte a causa dei movimenti del fronte. I più alti livelli di vulnerabilità sono concentrati proprio negli insediamenti informali di sfollati, dove i servizi sono quasi inesistenti. I prezzi del paniere hanno subito costanti rialzi nel corso degli anni, causati da una carenza di beni primari e conseguente impossibilità per la popolazione più povera di accedervi. I dati economici più recenti, monitorati dal Fondo Monetario Internazionale, evidenziano l’imponenza della crisi economica del Paese; al 2020 il Prodotto Interno Lordo è a quota a -5. 

 Con i bimbi yemeniti muore l’umanità. 

 

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