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Depenalizzato l'aborto a San Marino: stravince il Sì al referendum. Cancellato il reato

E' un risultato storico per la Repubblica, che a 43 anni di distanza dalla legge italiana, ha ammesso l’aborto

Referendum aborto, San Marino
Referendum aborto, San Marino

globalist Modifica articolo

27 Settembre 2021 - 09.33


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E’ passata con una schiacciante maggioranza di Sì la depenalizzazione dell’aborto a San Marino dove oggi si è votato il referendum che cancella il reato per le donne che interrompono la gravidanza.
Il Sì ha vinto con 77,28% dei voti contro il 22,72%. È un risultato storico per la Repubblica di San Marino, che a 43 anni di distanza dalla legge italiana, ha ammesso l’aborto.
Il referendum di iniziativa popolare, che ha visto in prima linea l’Unione donne sammarinesi (Uds), ha segnato quindi un momento importante di un percorso iniziato nel 2003 con la prima proposta di legge in questo senso da parte della parlamentare di Sinistra Unita Vanessa Muratori.
A San Marino, in base alla legge finora vigente, le donne non possono abortire neanche se in pericolo di vita e l’interruzione di gravidanza è per il codice penale un reato punito con la reclusione da tre ai sei anni.
Il quesito proposto chiedeva di permettere l’interruzione volontaria della gravidanza entro la dodicesima settimana di gestazione, e anche successivamente se vi sia pericolo per la vita della donna o se vi siano anomalie e malformazioni del feto.
La campagna elettorale ha visto schierati su opposti fronti le attiviste dell’Unione donne sammarinesi, organizzazione promotrice della consultazione popolare, e le associazioni Pro Vita. In questi giorni i quartieri o Castelli di San Marino, sono stati tappezzati di manifesti alcuni con immagini esplicite come feti ricoperti di sangue o giovani affetti dalla sindrome di Down. 
A votare per il referendum, ha spiegato una nota del Titano, sono stati 14.558 elettori: il voto interno si è attestato sul 60,30% per un totale di 13.850 voti mentre gli elettori esteri sono stati 708. L’affluenza del 41,11% è risultata in linea con la tornata referendaria di giugno 2019.
Ora, con la vittoria del sì, il Congresso di Stato sarà chiamato a redigere entro sei mesi un progetto di legge volto a disciplinare l’interruzione volontaria di gravidanza in territorio sammarinese. Nel dettaglio – viene esplicitato – la Reggenza, ricevuto il progetto di legge, lo trasmetterà al Collegio Garante della costituzionalità delle norme perché si esprima sulla compatibilità della proposta. Il Congresso di Stato, apportati eventuali emendamenti, depositerà il progetto di legge all’Ufficio di Presidenza del Consiglio Grande e Generale che lo inserirà all’ordine del giorno della prima seduta utile.
“L’importante affluenza, in linea con quella del 2019 – osserva Elena Tonnini, Segretario di Stato per gli Affari Interni – ha confermato l’attenzione dei sammarinesi per lo strumento del referendum con la differenza che, in questa occasione, si è chiesto alla cittadinanza di esprimersi su un unico quesito mentre nel recente passato i quesiti erano due o più. L’esito referendario, il grande divario tra sì e no – ha concluso – evidenzia che i sammarinesi hanno le idee chiare sul tema dell’interruzione di gravidanza”.

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