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Rivelazioni: Trump chiamò il suo procuratore generale per bloccare la vittoria di Biden

Lo scrive il Washington Post, citando due persone a conoscenza dei colloqui tra l'allora presidente e il suo Attorney General facente funzione

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globalist Modifica articolo

29 Luglio 2021 - 17.52


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Donald Trump chiamò il suo procuratore generale quasi ogni giorno alla fine dello scorso anno per avvisarlo di denunce di frode o presunte irrgolarità nel conteggio dei voti alle elezioni che lo hanno visto sconfitto.
Lo ha scritto il Washington Post, citando due persone a conoscenza dei colloqui tra l’allora presidente e il suo Attorney General facente funzione.
La personale campagna di pressioni di Trump, fin qui non rivelata, consisteva tra l’altro nelle ripetute telefonate a Jeffrey Rosen in cui Trump parlava di varie denunce e illazioni di cui era venuto a conoscenza e chiedeva che cosa il Dipartimento alla Giustizia stesse facendo in merito. Rosen rivelò a pochissime persone delle telefonate, anche tra i suoi consiglieri più fidati.
Ma uno di questi – Richard Donoghue, presente ad alcune delle telefonate – si appuntò alcune informazioni, hanno reso noto le stesse fonti citate dal giornale, secondo cui tali appunti potrebbero essere consegnati al Congresso nel giro di alcuni giorni, a meno che Trump non decida di intraprendere un’azione legale per bloccarli. Inoltre – ha aggiunto il quotidiano americano – sia Rosen sia Donoghue potrebbero essere ascoltati da commissioni del Congresso incaricate di esaminare le mosse di Trump nei giorni successivi alle elezioni.

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