Blinken promette soldi e vaccini per i palestinesi: "Ricostruire le relazioni"
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Blinken promette soldi e vaccini per i palestinesi: "Ricostruire le relazioni"

L'annuncio del segretario di Stato americano a Ramallah. Le relazioni erano state di fatto interrotte con Trump

Antony Blinken
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25 Maggio 2021 - 09.13


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Toni diversi dopo la linea unilaterale di Trump che di fatto ha partecipato all’umiliazione dei palestineti: gli Stati Uniti vogliono “ricostruire” le relazioni con i palestinesi, interrotte durante la presidenza Trump, e per questo riaprire un consolato a Gerusalemme e sbloccare aiuti urgenti per Gaza. Lo ha annunciato il segretario di Stato americano Antony Blinken a Ramallah.

“Come ho già detto al presidente (Abu Mazen) sono qui per sottolineare l’impegno degli Stati Uniti per ricostruire le relazioni con l’Autorità palestinese e il popolo palestinese, relazioni fondate sul rispetto reciproco”, ha detto.

Vaccini per i palestinesi
“L’Amministrazione Biden sta lavorando insieme ad altri Paesi della comunità internazionale per fornire 1,5 milioni di vaccini contro il coronavirus ai palestinesi”. 

Finora solo l’11 per cento dei palestinesi che vivono in Cisgiordania e il due per cento di coloro che vivono nella Striscia di Gaza hanno ricevuto almeno una dose del vaccino contro il coronavirus.

Aiuti ai palestinesi
Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha anche annunciato che l’amministrazione Biden chiederà al Congresso 75 milioni di dollari per l’assistenza economica ai palestinesi.

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Parlando al termine dell’incontro con il presidente palestinese Abu Mazen, Blinken ha aggiunto che gli Stati Uniti garantiranno 5,5 milioni di aiuti immediati per la Striscia di Gaza e 32 milioni all’agenzia Onu Unrwa.

La visita

La visita del segretario di Stato americano, giunto oggi in Medio Oriente, ha l’obiettivo di consolidare la tregua fra Israele e Hamas cominciata venerdì scorso dopo 11 giorni di fuoco incrociato.
In programma ci sono incontri a Gerusalemme con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e Ramallah, nella Cisgiordania occupata, con il presidente palestinese Abu Mazen, che però non ha il controllo della Striscia di Gaza, dove a dirigere il territorio sono gli islamisti di Hamas
Joe Biden ha sentito più volte al telefono Abdel Fattah Al Sisi, presidente dell’Egitto. È lui il protagonista della trama mediorientale che ha condotto al cessate il fuoco.
Nel colloquio telefono ci sono stati tutti i temi del vicino Oriente e del Mediterraneo: la stabilità nella Striscia di Gaza e un negoziato per la pace da riaprire, il dossier dell’Iraq che ha bisogno di ordine, il processo di pacificazione della Libia che passa attraverso le elezioni di dicembre con l’urgente allontanamento delle milizie al soldo di governi stranieri (leggere alla voce Turchia e Russia), il Nilo conteso, il delicato dossier sul rispetto dei diritti umani proprio in quell’Egitto che è al centro di una disputa con le autorità italiane sul caso dell’assassinio di Giulio Regeni e della prigionia di Patrick Zaky.
I due leader vanno in sidecar ma alla guida il presidente Biden preferisce lasciare il generale Al Sisi perché in questa partita la svolta è possibile solo se si ingaggiano i palestinesi e se si isola Hamas. Questo lavoro può farlo solo il presidente egiziano. 
Durante il colloquio, i due leader hanno discusso “degli sviluppi della causa palestinese in termini tali da rivitalizzare il processo di pace dopo i recenti sviluppi”, ha precisato il Cairo mentre Al Sisi su Twitter loda il presidente americano per la sua “visione perspicace e una distinta esperienza caratterizzata dal realismo in tutti i dossier, incluso quello delle relazioni bilaterali”.
Il nocciolo del negoziato, per una soluzione che riprenda il filo sfibrato dei due Stati, passa per un indebolimento dell’ala militare di Hamas che ha festeggiato una “vittoria” impossibile da dichiarare davanti a una Gaza distrutta. Qui assume tutto il suo significato la frase comune di Biden e Al Sisi sulla necessità di “assicurare assistenza umanitaria urgente a coloro che ne hanno bisogno a Gaza e da destinare allo sforzo di ricostruzione in modo tale che vada a beneficio del popolo e non di Hamas”.

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