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Trump attacca Liz Cheney: "Pazza guerrafondaia, va cacciata"

L'ex presidente chiede la testa della deputata repubblicana che aveva votato a favore dell'impeachment

Liz Cheney, Donald Trump
Liz Cheney, Donald Trump

globalist

5 Maggio 2021 - 17.24


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Donald Trump ha chiesto a gran voce che la deputata repubblicana, che ha votato per il suo impeachment – e guidato la piccola fronda che ha seguito il suo esempio – sia rimossa dall’incarico di presidente della conferenza dei repubblicani.

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“Liz Cheney è una pazza guerrafondaia che non doveva essere eletta nella leadership repubblicana: noi vogliamo leader che credano nel movimento del Make America Great Again ed abbiano come priorità i valori di America First”.

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“Elise Stefanik è una scelta enormemente migliore”, ha aggiunto l’ex presidente dando il suo sostegno alla deputata newyorkese che i vertici repubblicani intendono mettere al posto di Cheney, come unica donna nella leadership del partito.
“Lei ha il mio completo e totale sostegno, Elise è una comunicatrice dura ed intelligente”, ha concluso parlando della deputata entrata come moderata nel Congresso nel 2015 e che poi si è trasformata in un’accesa sostenitrice di Trump.

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Un profilo opposto a quello di Cheney che lunedì, quando era già iniziato il nuovo assalto alla sua carica per le posizioni anti Trump, ha twittato che “le elezioni presidenziali del 2020 non sono state rubate, chiunque lo dice diffonde bugie, voltando le spalle allo stato di diritto ed avvelenando il nostro sistema democratico”.

Nella sua dichiarazione Trump accusa a sua volta Cheney di mentire quando afferma che non ci sono state frodi elettorali “quando invece le prove dimostrano il contrario”. E, a riprova che a sei mesi dalle elezioni la ferita non è rimarginata, Trump è tornato ad attaccare l’ex vice presidente Mike Pence e l’ex capo della maggioranza al Senato, Mitch McConnell, accusati di non aver impedito la certificazione della vittoria di Joe Biden, quel 6 gennaio quando migliaia di suoi sostenitori hanno cercato di farlo invadendo il Congresso e di aver così permesso che “il Paese fosse trasformato in un incubo socialista”.

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“Se Mike Pence avesse rimandando le informazioni su sei stati indietro alle legislature statali – ha detto, rinfacciando all’ex vice presidente di non aver contestato le certificazioni fatte nei sei stati chiave che hanno dato la vittoria a Biden – se il leader di minoranza Mitch McConnell, che non ha idea né coraggio (e che ha bruciato in Georgia i due seggi che non avremmo mai dovuto perdere) si fosse battuto per mettere a nudo della la corruzione, avremmo avuto un risultato presidenziale ben diverso”.

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