Solo preghiere e niente vaccini: quale cristianesimo si sta affermando in Brasile con Bolsonaro?
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Solo preghiere e niente vaccini: quale cristianesimo si sta affermando in Brasile con Bolsonaro?

Edir Macedo, il capo spirituale della Chiesa Universale, è il proprietario del colosso Rede Record, il quarto conglomerato di mezzi di comunicazione del Brasile.

Edir Macedo e Bolsonaro
Edir Macedo e Bolsonaro
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

3 Gennaio 2021 - 11.26


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Ad ottobre scorso i morti accertati da Covid in Brasile erano circa 160mila, i contagiati 6 milioni sebbene molti affermino che il dato reale sia di 10 milioni, ma lui, il presidente Jair Bolsonaro, ha definito il virus una piccola influenza ed ha accusato di autoritarismo un governatore brasiliano che ha chiesto di rendere obbligatorio il vaccino. Meglio credere, come alcune sette cristiane a lui legate fanno, che il virus si combatta non la mascherina, ma con grandi preghiere nelle quali tenersi mano per mano, tutti insieme. 
Nelle favelas di Rio il virus però uccide tanti di quelli che pregano assembrandosi senza mascherina. Poco conta, per il presidente la musica non cambia. 
Su cosa accada in Amazzonia è meglio per ora soprassedere, adesso quel che che interessa dire è che c’è un cristianesimo che all’ombra di Bolsonaro e Trump, e delle loro scelte politiche, ha preferito combattere la scienza, i dati pandemici ed epidemiologici, le evidenze che in ogni dove del mondo, anche nella stanza dove è stato ricoverato Trump, hanno raccontato una storia diversa. 
Da questa visione antiscientifica – quella che cancelliera Angela Merkel ha respinto al mittente dicendo “io credo nella forza dell’illuminismo” e che Papa Francesco ha tenuto a bada nel nostro Paese quando qualcuno diceva che il virus in chiesa non c’è e che bisognava “spalancare le porte a Cristo” e lasciare i fedeli ammassarsi nei duomi a migliaia – tutte le comunità religiose sono passibili di infezione. Sebbene in chi lo istiga il discorso sia tutt’altro, l’ostilità tra fede e scienza è antica e basta poco per riportarci indietro invece che andare avanti. Pensare sia Dio e non la mascherina a salvarci dal virus non è un discorso da sottovalutare, è un discorso, va detto con chiarezza, che offende Dio e che nasconde enormi pericoli. Uno di questi è un vangelo tutto nuovo, il vangelo della prosperità. Nato nel chiuso dei laboratori di queste sette americane, il vangelo della prosperità ci parla di un Dio che vuole che i suoi fedeli abbiano una vita prospera, e cioè che siano ricchi dal punto di vista economico, sani da quello fisico e individualmente felici. Il rischio è chiaro:  trasformare Dio in un potere al nostro servizio, la Chiesa in un supermercato della fede, e la religione in un fenomeno utilitaristico. Non a caso ci sono chiese che assicurano ai fedeli che divenendo loro azionisti otterranno dieci volte quanto versato. 
Ma non bisogna pensare che si tratti di un fenomeno solo americano: Civiltà Cattolica ad esempio ha ricordato che a Kampala c’è un grande stadio coperto, il Miracle Center Cathedral, dal costo complessivo di 7 milioni di dollari, in Corea del Sud  il pastore Paul Yonggi Cho ha assicurato  lo sviluppo di visioni e sogni che avrebbero condotto a controllare la realtà, ottenendo qualsiasi genere di prosperità e recentemente si sono viste grandi croci rosse a indicare i loro centri in Cina. Questo “vangelo della prosperità” ha chiarito da subito la sua visione grazie al suo padre fondatore,  Esek William Kenyon, nato nel 1867. Per lui la fede può condurre alla ricchezza, alla salute e al benessere, mentre la mancanza di fede porta alla povertà, alla malattia e all’infelicità. Ecco il nesso con il virus: si ammala chi non ha fede. Qualche pastore evangelico è stato misericordioso e ha cercato di convincere dalla sua televisione i fedeli che i fagioli, bene molto diffuso in Brasile, curino il virus. Certo, il prezzo proposto per i semi di fagiolo, 164 euro, sembra un po’ alto e questo avrebbe determinato un’inchiesta.
 Non so se sia un’esagerazione, ma viene spontaneo chiedersi: che Cristianesimo si sta affermando con Bolsonaro in Brasile? La Chiesa universale del regno di Dio, costola, brasiliana del corpo ecclesiale del vangelo della prosperità, ne è un buon esempio. Edir Macedo, il capo spirituale della Chiesa Universale, è il proprietario del colosso Rede Record, il quarto conglomerato di mezzi di comunicazione del Brasile. Ha scritto Stefania Cingia per Radio Bullets: “ Rede include anche Record TV, il terzo canale televisivo più visto nel paese. La Chiesa Universale è connessa anche a un partito politico, quello Repubblicano, che vede tra le sue fila due figli di Bolsonaro, il consigliere Carlos Bolsonaro e il senatore Flavio Bolsonaro. L’attuale presidente del partito è Marcos Pereira, vescovo autorizzato della Chiesa Universale. La sua candidatura alla presidenza della Camera dei Deputati è sostenuta da Bolsonaro, in accordo con Macedo”. 
Ora, che un capo di Stato progetti di venire in Italia fa piacere. E’ bello pensare che si riprenda a viaggiare. Ma l’idea che Bolsonaro possa venire a maggio in Italia per partecipare al Christian Day degli evangelici rallegra un po’ meno. La gratitudine espressa dal presidente di Azione Cristiana Evangelica a Bolsonaro, che ha fatto sapere di valutare la proposta, è ovvia. Gli evangelici hanno tutto il diritto di organizzare il loro Christian Day e di invitare chi vogliano. Ma a me è venuto un timore: non è che qualcuno ci proporrà di curarci dal Covid vendendo semi di grano duro? Con i problemi che avremo nei prossimi mesi con il vaccino ci servirebbe solo questo…
Non sono  così sprovveduto da associare tutto il mondo evangelicale al vangelo della prosperità, ma l’idea di un presidente come Bolsonaro associato al cristianesimo fa dubitare: parliamo della stessa religione? Lui, per polemizzare con Francesco, ha detto che il papa è argentino, ma Dio è brasiliano. Dio è brasiliano…lo ripeterà dal palco lombardo? Ma a questo Dio brasiliano lui, presidente del Brasile,  durante un comizio contro i suoi avversari politici, ha chiesto pure di “essere implacabile”. Si parlava non di lotta al virus, ma di inchieste sui suoi… 
Le inchieste però non spiegano tutto. Ha spiegato di più un teologo cattolico, Leonardo Boff, che con il vangelo dei poveri ha più familiarità che con quello della prosperità.  Era ancora giugno quando Nazareno Galiè ha scritto su La Repubblica che Leonardo Boff ha ricordato come “il 22 aprile, il ministro dell’ambiente, Ricardo Salles” abbia proposto “al presidente di approfittare del fatto che tutti i media sono concentrati sul coronavirus per abolire le leggi che limitano la deforestazione e estendere l’occupazione della foresta pluviale amazzonica, soprattutto le terre indigene”. Per la prosperità di alcuni sarà certamente un bene, ma, sinceramente questo vangelo è poco attraente.

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