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Parla Niccolò Zanardi: "Papà ce la farà, la racconterà anche ai miei figli"

"Ha davanti a sé un percorso ancora lunghissimo, ma i segnali sono incoraggianti. Io e mamma gli parliamo sempre"

Alex e Niccolò Zanardi
Alex e Niccolò Zanardi

globalist Modifica articolo

22 Luglio 2020 - 08.25


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“Papà ce la farà, sono sicuro. Ce la farà anche questa volta. E un giorno ne parleremo. La racconterà a me e la racconterà anche ai miei figli. Sono fiducioso e lo è anche la mamma”. Oggi, sul Corriere della Sera e sulla Stampa, a parlare è Niccolò Zanardi, il figlio 21enne del campione paralimpico trasferito a Villa Beretta, centro di riabilitazione di eccellenza, a Costa Masnaga nel Lecchese. Senza svelare troppi dettagli – lui sarebbe più propenso, la madre meno – Niccolò parla del “percorso ancora lunghissimo” che aspetta il padre, ma lo fa con la fiducia e la forza d’animo di chi ha eredito anche quella da Alex.

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“Non è più in pericolo di vita, ed è già molto, ma ha davanti a sé un percorso ancora lunghissimo, e lo sappiamo, siamo preparati. Siamo anche contenti perché il suo recupero è stato molto più veloce di quanto ci aspettassimo. Ma non bisognerebbe sorprendersi: questo è papà. È incredibile l’energia di quell’uomo, ha una forza straordinaria”.

Mamma e figlio sono sempre lì al suo fianco, a parlargli e a dargli quelli che i medici chiamano “stimoli affettivi”, o più semplicemente amore. “Non ho mai perso uno solo dei miei turni al suo fianco in ospedale. Con la mamma abbiamo fatto tutti i giorni la spola, trecento chilometri al giorno tra andata e ritorno”. Gli parlate? Vi ascolta? “Gli parliamo, certo. Ora che non è più sedato si può. Prima era proprio controindicato. I medici ci spiegavano che stimoli esterni avrebbero interferito con la sedazione. Adesso invece ci dividiamo i compiti: noi diamo gli stimoli affettivi, i medici quelli neurologici”.

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“Il problema della vista – prosegue Niccolò – è il meno per adesso. Quel che conta è sapere se potremo di nuovo riuscire a comunicare con lui. Abbiamo una lunghissima strada davanti, ma finalmente è una strada in discesa”. Ad accompagnarli c’è l’Italia intera che continua a fare il tifo per lui, per loro. “C’è tantissimo affetto attorno a noi e attorno a lui. In questo periodo mi è capitato di riflettere su quanto siamo fortunati per questo. Ma non oso a pensare a chi si trova magari in una situazione altrettanto dura e difficile, ma deve affrontarla da solo”.

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