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Rogo della Thyssen, i due manager tedeschi senza vergogna: ora chiedono la semilibertà

Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz non hanno trascorso in carcere nemmeno un giorno per l'incendio della fabbrica di Torino dove sono morti sette operai

Incendio della Thyssen
Incendio della Thyssen

globalist

28 Maggio 2020 - 19.25


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Sono ormai quattro anni che le famiglie delle sette vittime del rogo della Thyssen di Torino aspettano che i due manager tedeschi ritenuti corresponsabili dell’incidente, Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, vadano in carcere. Non è ancora successo, e oggi arriva un’altra doccia fredda: i due manager avrebbero addirittura chiesto la semilibertà. 
Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto alla strage, è furibondo: “Questa sentenza – ha detto al microfono di Cristina Giordano – si sta tramutando in una barzelletta. Io non sentirò più la voce di mio figlio, i suoi baci. Sono degli assassini, ma come fanno?”.
Espenhahn e Priegnitz erano stati condannati dalla giustizia italiana nel 2016 rispettivamente a 9 anni e 8 mesi e 6 anni e 3 mesi. l tribunale di Essen aveva ridotto le pene a cinque anni, il massimo previsto per questa fattispecie dalla legge tedesca. E da allora non si era mosso più niente. E i due nel mentre avevano ripreso a lavorare. 
In vista dell’ordine di arresto, che secondo quanto dichiarato dalla portavoce del tribunale di Hamm potrebbe arrivare finalmente nelle prossime settimane, i due manager hanno chiesto alla Procura di Essen l’“offener Vollzug”, hanno chiesto di poter uscire di giorno e tornare in carcere solo per dormire. Ma a questo punto è legittimo chiedersi persino se l’ordine di arresto arriverà mai.

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