Trump vuole riaprire in 15 giorni: gli interessa di più salvare l'economia che le vite degli americani
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Trump vuole riaprire in 15 giorni: gli interessa di più salvare l'economia che le vite degli americani

Incalzato da Wall Street, il presidente vuole che gli Stati Uniti siano 'open for business' entro Pasqua: "La cura non può essere peggiore della malattia"

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24 Marzo 2020 - 21.39


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L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero diventare il prossimo epicentro dell’epidemia, dato che il bilancio in America supera già i 50.000 contagiati, circa 7.000 in più in solo 24 ore e 600 morti, rendendo il paese il terzo per numero di contagi dopo Italia e Cina. 
Tutto il mondo si sta bloccando: l’Europa è praticamente immobile, le Olimpiadi di Tokyo sono state rimandate all’anno prossimo, l’India ha appena annunciato tre settimane di lockdown. Gli Stati americani si stanno chiudendo uno dopo l’altro e quasi 150 milioni di cittadini americani sono in quarantena. 
Ma Trump che fa? Incalzato dalle spietate logiche di Wall Street, il presidente – per il quale il Covid-19 era niente di più di un’influenza – vorrebbe allentare le misure di sicurezza, con un sistema a fasi basato su fasce d’età e localizzazione geografica. Sfidando il parere contrario dei suoi esperti scientifici, a partire dal virologo di fama mondiale Anthony Fauci, scomparso dagli ultimi briefing della Casa Bianca dopo aver ripetutamente corretto il presidente. 
 “Questo non è un Paese fatto per essere chiuso, dobbiamo riaprirlo, far tornare gli americani al lavoro”, ha declamato in un town hall virtuale alla Fox, annunciando che deciderà lunedì prossimo, quando scadranno i 15 giorni di restrizioni. Ma si tratta di settimane, non di mesi: “Mi piacerebbe che gli Usa riaprissero e ripartissero entro Pasqua”, ossia il 12 aprile. “Open for businness”, ha scandito, incurante dei rischi di un effetto boomerang, come successo ad Hong Kong. “Un isolamento prolungato potrebbe distruggere il Paese” e una “grave recessione” potrebbe fare più vittime del coronavirus”, ha ammonito. Del resto, “l’influenza stagionale e gli incidenti automobilistici mietono più morti del coronavirus e non per questo si chiude il Paese o si chiede alle case automobilistiche di non produrre piu’ vetture”. La pandemia, ha ricordato il tycoon, ha già distrutto in poche settimane il balzo fatto in tre anni dall’economia sotto la sua amministrazione e le previsioni sono catastrofiche, come ha evidenziato Morgan Stanley: un calo del Pil di oltre il 30%, un tasso di disoccupazione in rialzo al 12,8% e un crollo dei consumi del 31% nel secondo trimestre di quest’anno. Numeri senza precedenti nelle statistiche economiche moderne. Il tycoon sa che la sua rielezione è appesa alla gestione della crisi da coronavirus e sembra aver scommesso sul salvataggio dell’economia più che su quello della salute pubblica, convinto che “la cura non può essere peggiore del problema”.
“Non c’è gara nella scelta tra riaprire l’economia e salvare vite, il primo obiettivo è quello di salvare vite umane. Punto”, gli ha ribattuto il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo, accusando le autorità federali di aver mandato solo 400 respiratori contro i 30 mila necessari. “Qui abbiamo ormai 26 mila casi e il numero raddoppia ogni tre giorni, il trend dei malati è superiore e più veloce di quello inizialmente previsto”, ha messo in guardia, sottolineando che il picco è previsto solo tra 14-21 giorni. Intanto al Congresso dem e repubblicani hanno annunciato di essere vicini ad un accordo per un pacchetto di aiuti che vale circa 2.000 miliardi di dollari. Wall Street respira.

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