Quello con la Libia è un memorandum della vergogna da cancellare

Operatori umanitari, Ong e anche Sardine contro il rinnovo dell'intesa stipulata per arginare l'arrivo dei migranti ma che si è tradotta in lager, torture e abusi sui migranti

Lager in Libia

Lager in Libia

Umberto De Giovannangeli 31 gennaio 2020

Quel Memorandum va cancellato. Perché rappresenta un capitolo vergognoso nel libro della vergogna in Libia. Un capitolo tutto italiano. A chiederne la cancellazione sono le Ong, le associazioni umanitarie. Ed ora anche le “Sardine”.


Gli accordi Italia-Libia sono “la macchia più unta della coscienza italiana e di quella europea”. Le Sardine sulla loro pagina Facebook parlano di “promesse di modifiche” fatte dal governo tre mesi fa e che sono rimaste “inascoltate


Gli accordi, sottoscritti dal governo Gentiloni del 2017, sulla carta hanno come obiettivo quello di limitare gli arrivi dei migranti sulle coste italiane e prevedono lo stanziamento di fondi per le motovedette libiche e i centri di detenzione. Proprio questi punti sono stati fortemente contestati negli anni e, solo tre mesi fa, il governo Conte 2 aveva promesso che alcuni aspetti sarebbero stati rivisti. Dal 2 febbraio però scatterà la proroga senza che ci sia stato un intervento. Secondo le Sardine, in questi giorni di celebrazioni per la giornata della Memoria che ricorda le vittime dell’Olocausto, la politica dovrebbe dare risposte.


Memorandum della vergogna


“La memoria”, è l’attacco del post, “è la coscienza più intima di una nazione, il metro che ne misura lo stato di salute. La memoria non è e non può essere commemorazione. Sarebbe vuota, perderebbe il suo spessore. La memoria è e deve essere esercizio quotidiano“. Quindi anche “nelle parole, nelle azioni, nei comportamenti e nelle leggi”. E, continuano, tra qualche giorno il “rinnovo del Memorandum Italia-Libia diventerà formale” senza “le modifiche che il governo aveva promesso tre mesi fa, quando il rinnovo degli accordi venne sancito, nonostante la richiesta inascoltata di cancellarli. Modifiche che comunque non rendevano meno drammatico un accordo che di fatto ci rende complici”.


Le Sardine hanno anche ricordato che “la Libia non ha uno Stato unico, sovrano, globalmente e chiaramente riconosciuto. Non aderisce alle convenzioni internazionali in materia di diritti umani. È il paese dei lager, delle torture, della compravendita di esseri umani, degli stupri quotidiani, delle esecuzioni sommarie di migranti. È il paese dei trafficanti che operano anche dentro quella guardia costiera che è stata formata sulle navi militari italiane e fornita di soldi pubblici e mezzi italiani”. E ancora, “la Libia” è la terra “di Bija, il trafficante di uomini che in Italia è stato invitato a partecipare a incontri ufficiali”. Una cronaca quotidiana di “genocidio” che, secondo gli esponenti del movimento, “fingiamo di non vedere e che contribuiamo apertamente a nutrire”. “Quegli accordi sono la macchia più unta della coscienza italiana e di quella europea”.


Quindi, concludono rivolgendosi ai politici: “In questi giorni di memoria, in questi giorni nei quali sono più i ‘grazie’ e gli attestati di stima per quella grande partecipazione che abbiamo stimolato, preferiremmo le risposte, i fatti, qualcosa che cambi il corso di una storia che prima o poi ci presenterà il conto. Non solo come italiani, ma anche come individui, come esseri umani. La Libia è un orribile inferno nel quale bruciano i corpi e i diritti di migliaia di persone. Ma un inferno si spegne con l’acqua pulita della memoria, dell’umanità, della responsabilità. Non con la benzina della propria indifferenza”.


Rivolta diffusa


“In Italia e in Europa c’è bisogno di una svolta radicale in materia di politiche di immigrazione. Per questo rivolgiamo al governo un appello preciso: ci si faccia carico di scelte più nette rispetto a quelle operate fin qui", fanno eco in un appello pubblico i tre esponenti politici. "Serve una nuova legge quadro su di una materia che fin qui è stata affrontata attraverso le lenti dell’insicurezza, della paura, della fragilità dei progetti di inclusione e integrazione. E serve una nuova legge sulla cittadinanza che cancelli l’odiosa differenza tra bambini che nascono e crescono in questo paese e che devono essere sempre riconosciuti come italiani", scrivono in un appello rivolto al governo alcuni esponenti di sinistra, tra cui gli eurodeputati del Pd Pietro Bartolo e Pierfrancesco Majorino, e Elly Schlein, capolista di “Coraggiosa”, la lista progressista che ha raccolto moltissimi consensi alle regionali in Emilia Romagna. "La cancellazione dei decreti Salvini - aggiungono - il superamento della Bossi-Fini, il potenziamento dell’accoglienza diffusa, il rilancio di Sprar, un grande piano nazionale per la piena integrazione, il sostegno al soccorso in mare, la nuova gestione dei flussi contro qualsiasi illegalità, l’annullamento del memorandum con la Libia in cui la situazione non garantisce il rispetto diritti fondamentali e la cancellazione di quella autentica vergogna costituita dai campi di detenzione: tutto ciò deve e può essere il cuore di una nuova pagina da scrivere immediatamente attraverso il nostro paese. Un paese che, ovviamente, non va lasciato solo”. "Anche per questo - concludono - è sempre più necessario che in sede europea si approvi davvero la riforma di “Dublino” e vinca la logica della comune responsabilità nella gestione dei processi di accoglienza e non quella della continua deresponsabilizzazione che aiuta i trafficanti e tratta i migranti come un nemico da respingere”.


Anche le Ong lanciano l'appello al governo perché torni sui suoi passi e apporti modifiche all'accordo con cui la cosiddetta Guardia costiera libica, i cui membri sono stati accusati ripetutamente dalle agenzie Onu di traffico e detenzione di esseri umani, continuano a esercitare il lavoro di pattugliamento delle coste, spesso in collusione con si legittimano le carceri libiche mascherate da centri di accoglienza in territorio libico dove migliaia di persone confluiscono prima di affrontare la traversata verso l'Italia e l'Europa. "È lo stesso memorandum che, negli stessi tre anni, tutte le organizzazioni e agenzie internazionali per i diritti umani hanno condannato per il rischio effettivo che rappresenta per la tutela dei diritti delle persone migranti - scrive Emergency in un comunicato  -. Come è ormai documentato, in Libia vengono sistematicamente violati i diritti fondamentali di migliaia di persone, detenendole abusivamente e sottoponendole a violenze e torture di ogni tipo. Il racket delle migrazioni, la corruzione e, negli ultimi mesi, l’inasprirsi della guerra escludono nel modo più assoluto che la Libia possa essere considerata il 'porto sicuro' in cui rimpatriare i migranti che vengono intercettati in mare dalla Guardia costiera”.


“Nei mesi scorsi ci sono stati tentativi di riaprire il confronto con le autorità libiche per rivedere i termini di accoglienza dei migranti in Libia, ma il tavolo è andato deserto. L'accordo quindi - compresi i finanziamenti - verranno riconfermati così come sono. L’Italia dice di aver fatto la sua parte, ma non è così. Non ha mantenuto la promessa di modificare il memorandum rendendo il nostro Paese complice – se non il committente - delle innumerevoli violazioni dei diritti umani perpetrate in Libia”.  Per Emergency si tratta di un “vergognoso accordo con la Libia” e chiede all’Italia e all’Europa di dare risposte serie e credibili per affrontare ciò che avviene ogni giorno nei luoghi di detenzione libici e nel Mediterraneo. “È necessario ripensare le politiche sull’immigrazione in Italia e in Europa, che non possono essere più delegate a Paesi che violano i diritti umani su mandato. Se vogliamo veramente parlare di cambiamento di rotta, è imprescindibile fare scelte civili forti, per le quali non possiamo più aspettare”.


"Quando chiesi di stracciare gli accordi con la Libia, il governo promise solennemente modifiche pre-rinnovo. Domenica si rinnovano e le modifiche non ci sono .Se dico che manca discontinuità la risposta è che sono un idiota. Amen. Però amici e compagni al governo, così è inaccettabile", twitta il parlamentare Pd Matteo Orfini. E aggiunge: “Continuiamo ad essere complici di una tragedia umanitaria senza fine: torture, stupri, omicidi. Sembra che non freghi niente a nessuno. Davvero dobbiamo rassegnarsi a diventare così?”.


E il deputato di Leu Erasmo Palazzotto, componente della commissione Esteri, chiede l'immediata revoca del Memorandum. " La situazione in Libia si fa giorno dopo giorno sempre più preoccupante - dice -, ci troviamo di fronte ad una grave emergenza umanitaria e davanti ad una delle più grandi violazioni sistemiche dei diritti umani conosciuta dalla seconda guerra mondiale ad oggi con veri e propri campi di concentramento dove sono intrappolate migliaia di persone. In questo contesto il governo il prossimo 2 febbraio non può rinnovare gli accordi con quel paese come se niente fosse, o in maniera burocratica, ma è invece necessario che il governo ne sospenda immediatamente l'applicazione. Collaborare a respingere persone che fuggono verso un paese in guerra è un crimine contro l'umanità".


Anche la campagna Io accolgo, promossa da 46 organizzazioni sociali, chiede di cancellare il Memorandum con la Libia, prima del suo rinnovo automatico il 2 febbraio, e chiede l'evacuazione di tutti i migranti trattenuti nei centri libici, l'apertura di corridoi umanitari europei, il ripristino di un'operazione vera di soccorso in mare, un'Italia e un'Europa impegnate nell'accoglienza, il rispetto dei diritti umani fondamentali, a cominciare dal diritto alla vita.


"Il governo italiano ha annunciato che il Memorandum con la Libia, firmato nel 2017 d'allora presidente del consiglio Gentiloni e mai ratificato dal Parlamento, sarà rinnovato senza modifiche. Le ragioni di questa scelta - ricorda una nota - risiederebbero nel fatto che è impossibile aprire una trattativa con un 'governo che non risponde', come se non si fosse consapevoli che in Libia si sta combattendo una guerra civile e che non ci sono interlocutori istituzionali credibili con cui aprire una trattativa. In un quadro simile, qualsiasi governo 
serio deciderebbe di sospendere immediatamente l'accordo, mancando l'interlocutore con cui quell'accordo è stato contratto. E invece il la Farnesina interviene per dichiarare esattamente l'opposto e cioè che quel Memorandum rappresenta il quadro di riferimento per la collaborazione ancora in atto con la Libia sui temi migratori e che resterà in vigore fino a quando non saranno possibili interventi migliorativi". 


Medici Senza Frontiere (MSF) chiede alle autorità italiane di non rinnovare l’accordo con la Libia,  perché contribuisce a perpetuare l’esposizione di migranti e rifugiati a violenza, respingimenti, sfruttamento e detenzione arbitraria.“Ignorare le conseguenze di questi accordi è impossibile, oltre che disumano. Anche grazie al supporto dell’Italia, persone innocenti e vulnerabili sono intrappolate in un paese in guerra, costrette a vivere situazioni di pericolo e minaccia o sottoposte a un sistema di detenzione arbitrario e spietato. La maggior parte di coloro che riescono a fuggire vengono sistematicamente intercettati in mare e nuovamente respinti nei centri di detenzione o in circuiti illegali di sfruttamento e violenza. Mentre i più vulnerabili pagano il prezzo più alto, le reti di trafficanti di esseri umani, a terra e in mare, alimentano il loro giro di affari“,  dichiara Marco Bertotto, responsabile per gli affari umanitari di Msf. “In un momento in cui anche l’Unhcr è stata costretta a ritirarsi dal centro di transito di Tripoli a causa del conflitto, e considerata l’evidente impossibilità di negoziare con le autorità libiche un miglioramento sostanziale di questi accordi, riteniamo indispensabile procedere con la loro immediata cancellazione. Questa vergogna non si può rinnovare”.


Sollecitazioni critiche vengono anche dall’Europa. L'Italia deve sospendere con urgenza le attività di cooperazione con la guardia costiera libica almeno fino a quando quest'ultima non possa assicurare il rispetto dei diritti umani". Lo ha chiesto Dunja Mijatovic, commissario dei diritti umani del Consiglio d'Europa. Mijatovic spinge inoltre affinché tutti gli Stati facilitino la creazione di corridoi umanitari.


Trattative in alto mare


È prevista per oggi a Palazzo Chigi una riunione per discutere le modifiche al memorandum d’intesa con il Governo di accordo nazionale libico (Gna) di Tripoli. Ieri sera, in una conferenza stampa, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ha sottolineato: “Come preannunciato abbiamo elaborato delle proposte di modifica e per domani (oggi per chi legge, ndr) è programmata una riunione a Chigi per discutere delle modifiche, per avvicinarci all'appuntamento per ottenere una modifica degli accordi". Da quello che filtra da ambienti diplomatici, l’Italia ha chiesto di rivedere il trattamento dei migranti, gli standard dei centri di accoglienza, il controllo in mare. Il governo di Tripoli, a sua volta, chiede aiuti materiali, specialmente per le forze di sicurezza. Ma come è noto, ci si scontra con i termini dell’embargo imposto dall’Onu. Lunedì sarà a Roma il ministro libico Fathi Bishaga. Ma quel Memorandum non va emendato. Va cancellato.