La denuncia dell'Onu sulla Libia: atrocità contro i rifugiati, anche bambini
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La denuncia dell'Onu sulla Libia: atrocità contro i rifugiati, anche bambini

L'Unhcr ha parlato degli ulteriori abusi commessi sui migranti nei giorni degli scontri tra milizie rivali a Tripoli

Migranti in Libia
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9 Settembre 2018 - 08.52


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L’ennesima denuncia, ma si teme che servirà a poco o nulla: segnalazioni di “atrocità indicibili commesse centro i rifugiati e i richiedenti asilo nelle strade di Tripoli”, perfino su un bambino di un anno, sono giunte all’Unhcr, che in una nota denuncia il “drastico deterioramento” della situazione dei rifugiati e dei migranti che vivono nelle aree urbane a seguito degli scontri dei giorni scorsi.
L’Agenzia sollecita “misure alternative alla detenzione”, e in particolare “l’uso immediato” del centro di raccolta di Tripoli dove, secondo l’Unhcr, “continuano gli scontri”.
 “Stupri, rapimenti e torture” sarebbero stati consumati contro rifugiati e richiedenti asilo Tripoli. Una donna ha detto all’Unhcr che criminali non meglio identificati hanno rapito suo marito, l’hanno violentata e hanno torturato e molestato sessualmente suo figlio di un anno.
“Molti rifugiati erano detenuti in aree vicine agli scontri ed a rischio di essere colpiti dai razzi. Migliaia sono fuggiti dai centri di detenzione, in un disperato tentativo di salvare le loro vite”, riferisce l’agenzia, che da sempre “si oppone alla detenzione di rifugiati e richiedenti asilo” ma è presente ovunque si trovino per fornire loro assistenza. L’Unhcr – aggiunge la nota – chiede “che vengano messe in atto alternative alla detenzione, compreso l’uso immediato della struttura di raccolta e partenza a Tripoli, che fungerà da piattaforma per raggiungere la sicurezza in Paesi terzi e che sarà gestita dal Ministero degli interni libico e dall’Unhcr. La struttura ha la capacità di ospitare 1.000 rifugiati vulnerabili e richiedenti asilo ed è pronta per l’uso”. L’agenzia “chiede inoltre una forte azione istituzionale per colpire i trafficanti responsabili”.

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