Top

Verità nascoste: l'Arabia Saudita responsabile di 50 stragi di civili nello Yemen

Ad accusare di omertà le potenze occidentali è stata Human Rights Watch: nessuno prende posizione contro Riad

I funerali di un bambino yemenita

globalist

16 Agosto 2018


Preroll

Stragi continue da anni in un clima di sottovalutazioni e connivenze occidentali: è il volto del sanguinoso conflitto nello Yemen fra i ribelli sciiti Houthi, spalleggiati dall’Iran, e la coalizione a guida saudita, intervenuta a suon di bombe con la tacita ‘comprensione’ dell’Occidente. Ad accusare questa sorta di omertà è stata Human Rights Watch (Hrw), secondo cui il raid che la settimana scorsa ha centrato uno scuolabus uccidendo una cinquantina di persone, fra cui circa 40 bambini, è solo uno degli “oltre 50 bombardamenti di veicoli civili” compiuti dalle forze di Riad e soci nel 2018.
La denuncia fa rumore soprattutto in Gran Bretagna, dove il Guardian ne dà conto con evidenza, sullo sfondo di polemiche che cominciano a montare per il tradizionale sostegno politico del governo di Londra agli sceicchi del Golfo, e le massicce forniture di armi usate senza troppi scrupoli nello stesso scenario yemenita.
L’organizzazione per i diritti umani contesta sulla base di analisi stringenti i dati ufficiali del Joint Incidents Assessment Team (Jiat) che, su 75 segnalazioni di raid indiscriminati, ha ammesso solo due violazioni delle regole d’ingaggio da inizio anno. Parlando di “errori” in una decina d’altri casi e per il resto addirittura di “azioni legittime” (come nella vicenda dello scuolabus): ‘giustificate’ dell’alibi dell’utilizzo di “scudi umani” attribuito agli Houthi. Per Hrw, lo Jiat non fa che echeggiare le versioni degli alti comandi sauditi.
Mentre Riad continua a godere della protezione dei suoi tre maggiori alleati e fornitori bellici occidentali: Usa, Regno Unito e Francia. Inoltre, in barba alle promesse, “nessuna delle famiglie di vittime da noi interpellate è stata contattata” per essere risarcita, rincara al Guardian Kristine Bekerle, ricercatrice dell’ong impegnata sul dossier Yemen. Indicazioni analoghe rimbalzano del resto dal terreno dalla Croce Rossa Internazionale, mentre la missione del Pentagono annunciata da James Mattis per fare luce sull’ ‘imbarazzante’ eccidio dello scuolabus non ha finora prodotto nulla.
E l’appello del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, per un’inchiesta “indipendente” resta ad oggi lettera morta.
Dal fronte governativo britannico fa intanto timidamente capolino, dopo la recente strage di bambini, solo la “profonda preoccupazione” del sottosegretario agli Esteri Alistair Burt: nella latitanza estiva assoluta della premier Theresa May o del capo del Foreign Office, Jeremy Hunt. Una reazione che Fabian Hamilton, responsabile Disarmo nel governo ombra laburista di Jeremy Corbyn, bolla come “oscena”. E che secondo Andrew Smith, del movimento pacifista Campaign Against Arms Trade, rivela – attraverso “il silenzio complice di Downing Street” – la volontà di “mettere i profitti delle industrie belliche davanti ai diritti umani e alle vite degli yemeniti”.

OutStream Desktop
Top right Mobile
Native
Box recommendation

Articoli correlati

Outofpage