Mayweather stronca McGregor, ma ora finiamola con questi eventi da circo
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Mayweather stronca McGregor, ma ora finiamola con questi eventi da circo

Il pugilato non può essere ridotto ad una sfida da baraccone, soprattutto quando i valori sono evidenti e troppo squilibrati.

Floyd Mayweather e Conor McGregor
Floyd Mayweather e Conor McGregor
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Diego Minuti Modifica articolo

27 Agosto 2017 - 10.05


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Come era naturale, scontato e forse anche giusto, alla fine la vittoria nell’incontro con Conor McGregor, è andata a Floyd Mayweather che può quindi vantare ancora un palmarès immacolato, con 50 match vincenti contro zero. L’esito è arrivato alla decima ripresa quando l’arbitro ha ritenuto McGregor non in condizione di opporre una difesa attiva ed ha quindi decretato il k.o. tecnico, lasciando all’irlandese l’amaro in bocca perché avrebbe preferito finire al tappeto per il conteggio definitivo piuttosto che venire ”salvato” dall’intervento di Robert Byrd.
Forse l’incontro non aveva storia dall’inizio perché Mayweather è un signore del ring e non solo per le 50 vittorie ottenute. E’ quel che si definisce un campione assoluto pound for pound che nella sua lunghissima (e ricchissima) carriera ha affrontato avversari ben più pericolosi di McGregor, sbarazzandosene con irrisoria facilità. Forse il combattimento con McGregor, inserito nella categoria di peso dei superwelter, aveva in sé solo un’insidia, che suona a merito del lottatore irlandese: quel mix micidiale che lo connota fatto di carattere, cattiveria, fame di successo, ostinazione. Per essere uno che, venendo dalle arti marziali miste (dove è campione mondiale), solo da due mesi si preparava a incrociare i guanti con un cattedratico della boxe, McGregor si è fatto onore e, in un certo senso, anche ammirare perché ha dovuto combattere solo con i pugni, mettendo da parte piedi, gambe e ginocchia, che usa in modo chirurgicamente letale nell’ottagono, come hanno imparato sulla loro pelle gli avversari che continua a cancellare dalla sua strada.

Dieci riprese per un lottatore delle armi marziali miste sono interminabili ed alla fine McGregor ha pagato soprattutto la stanchezza che ha cominciato ad impossessarsi di lui con il passare dei round e per la precisione dei colpi di Meyweather.
Alla fine tutti possono dire di essere contenti: i due combattenti, perché hanno portato a casa (Meyweather molto di più) borse che hanno superato la soglia dei cento milioni di dollari ciascuno; gli organizzatori, che non c’hanno certamente perso, anche se la vendita degli accessi pay per vieuw non sembra sia stata all’altezza delle attese; gli spettatori che hanno visto due contendenti che non si sono risparmiati e che, dopo le scintille della vigilia, hanno fatto, metaforicamente, la pace riconoscendosi stima ed ammirazione reciproca.
Ma, ormai archiviato anche questo incontro, è forse arrivato il momento di evitare che in futuro eventi simili abbiano a essere proposti perché il pugilato non può essere ridotto ad una sfida da baraccone, soprattutto quando i valori sono evidenti e troppo squilibrati. A parti inverse, cioè con Mayweather a combattere nell’ottagono, McGregor forse ne avrebbe fatto un sol boccone.
Sì, interessante, appassionante, ma lo sport cosa c’entra in esibizioni (perché di questo si tratta, esibizioni e non match di boxe) del genere? In passato se ne sono già viste, ma tutte entravano nel novero delle pagliacciate (chi non ricorda la buffonata tra Mohammed Ali ed Antonio Inoki?) e niente di più. Uno sport che da anni sembra avere imboccato la strada del declino e che ha bisogno di riesumare vecchi arnesi, come Paquiao e forse lo stesso Mayweather, per attrarre spettatori di tutto ha bisogno meno che di sputtanarsi con eventi come quello di Las Vegas.

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