La Serbia reagisce al blocco delle frontiere lanciando un ultimatum alla Croazia: o entro la mezzanotte di ieri Zagabria avrà ripristinato il passaggio i camion e merci o Belgrado applicherà “contromisure” . Lo ha annunciato il primo ministro Aleksandar Vucic, dicendo che “rimangono poche ore per un accordo con la Croazia, altrimenti attueremo una serie di misure per difendere la nostra economia ed i nostri interessi “.
Vucic ha spiegato che la Serbia tenta comunque di risolvere il situazione creata dal governo di Zagabria che per governare il flusso dei migranti ha imposto un blocco totale del traffico con la Serbia. “Il governo ha deciso di negoziare con i massimi funzionari croati, e se questo non funzionerà ha preparato unaserie di misure che la Serbia potrebbe implementare a partire dal 24 settembre “ .
Nel caso in cui la Croazia non togliesse il blocco alla frontiera, la Serbia potrebbe presentare ricorso al tribunale internazionale per il risarcimento dei danni, oltre al emettere una forte nota diplomatica rivolta a Croazia e Unione europea per violazione dell’accordo di stabilizzazione e associazione, impedendo a sua volta l’ingresso dei veicoli merci in Serbia. Al momento tutti e sette di valichi fra i due Paesi restano chiusi sul versante croato.
Il ministro degli Interni, Nebojsa Stefanovic, definisce “maligne” le affermazioni secondo cui la Serbia reindirizza intenzionalmente rifugiati verso la Croazia:”Chiaramente, nessuno può influenzare le rotte dei migranti”, dice, ma intanto sono più di 30 mila le persone che hanno varcato i confine croato in una settimana. ed intanto anche L’ Ungheria ha reagito al comportamento della Croazia con una nota di protesta. Vucic aggiunge di aver parlato al telefono “senza risultati “per mezz’ora con il suo omologo croato, Milanovic: “Abbiamo discusso con franchezza e riprenderemo la nostra conversazione questa sera e domattinam io spero che si
raggiungerà un accordo per evitare atti unilaterali, sanzioni,
misure reciproche, o altri provvedimenti contro qualsiasi Paese a livello politico, giuridico ed economico”.
Ieri al posto di frontiera Batrovci-Bajakovo per qualche momento si era diffusa una certa speranza fra i camonisti in coda per 12 chilometri: alcuni di essi sono stati lasciati passare, ma presto è stato chiaro che l’attraversamento sarebbe stato consentito solo ad una piccola quantità di veicoli. In serata , poi, nuove complicazioni: per consentire il passaggio ai camion con merci deperibili gli autisti hanno bloccato il passaggio strada su entrambi i lati.
Vucic continua a ripetere che la Serbia non può indicare ai rifugiati la strada da seguire:“Noi cerchiamo di rispettare la loro libertà di circolazione all’interno della nostra giurisdizione, cerchiamo il dialogo e l’accordo che sono sempre meglio di qualsiasi litigio “. L’Unione per resta a guardare come sempre:”Ho chiesto ai commissari dell’UE e ad altri funzionari dell’Unione europea se la Serbia ha fatto male nel chiedere alla Croazia di non reagire in modo illegale , e la risposta che ho ricevuto e che la Serbia non ha fatto nulla di sbagliato .La risposta della Croazia appartiene alla “Twilight Zone”. Ci hanno detto: “Voi dovreste mandare metà dei rifugiati ad Horgos, e noi e consentiremo il traffico del camion, qiesta è stata la risposta ufficiale . E allora noi dovremmo smettere del tutto il traffico con la Macedonia? “.
Zagabria però da questo orecchio non ci sente: “Non sto denunciando la Serbia, ma la esorto a dividere il flusso dei migranti mandandone una parte anche in Ungheria e Romania – ribatte da Zagabria il premier Milanovic – noi abbiamo ricevuto 20.000 persone in due giorni e questo non è accaduto né ai serbi né agli ungheresi”. Il ministro degli Interno croato, Ranko Ostojc aggiunge che Belgrado “dovrebbe far salire sui pullmann i migranti che arrivano da Grecia e Macedonia suddividendoli fra i valichi fra Serbia e Ungheria. Solo così arriverebbero in maniera organizzata”.
Tutto questo ovviamente fa salire la temperatura sul piano politico, i giornali di Belgrado hanno titoli come “La Croazia scatena una guerra commerciale” o addirittura “Ci stanno violentando” ( un tabloid vicino al partito di Vucic).
Tutto questo dimostra quanto relazioni di buon vicinato tra
Serbia e Croazia siano fragili ,e qualsiasi ulteriore aggravamento della crisi potrà solo far aumentare l danni.
Blic, Kurir, Informer, Agenzie