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Kosovo, restrizioni alla minoranza serba: duro scontro tra Belgrado e Pristina

Nuove restrizioni sui documenti personali di identità rilasciati da autorità serbe e sull'obbligo di cambiare entro fine settembre le targhe automobilistiche serbe con quelle kosovare

Kosovo, restrizioni alla minoranza serba: duro scontro tra Belgrado e Pristina
Il presidente serbo Aleksandar Vucic

globalist

29 Giugno 2022 - 21.54


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 Altra acqua al mulino di Putin che dopo l’Ucraina potrebbe pensare a destabilizzare i Balcani: una decisione annunciata oggi dal governo di Pristina, relativa a nuove restrizioni sui documenti personali di identità rilasciati da autorità serbe e sull’obbligo di cambiare entro fine settembre le targhe automobilistiche serbe con quelle kosovare, ha provocato la dura reazione di Belgrado.

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Il presidente serbo Aleksandar Vucic, al termine del colloquio con l’inviato Ue Miroslav Lajcak, si è presentato da solo, estremamente irritato e contrariato, in conferenza stampa, lanciando strali contro la dirigenza kosovara e in particolare il premier Albin Kurti.

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«Si tratta di decisioni dirette in sostanza a espellere la popolazione serba del Kosovo», ha detto il presidente, che ha spiegato di aver parlato con Lajcak di tali nuove decisioni di Pristina e di aver voluto evitare all’inviato Ue di affiancarlo in conferenza stampa e trovarsi in una situazione spiacevole dinanzi ai giornalisti. In base alle nuove regole, coloro che si presentano alla frontiera con documenti di identità rilasciati da autorità serbe dovranno compilare un modulo sostitutivo rilasciato dai responsabili kosovari. Gli automobilisti inoltre dal primo agosto e fino alla fine di settembre dovranno sostituire le targhe con registrazione serba, relative alle località a maggioranza serba in Kosovo, con altre nuove che rechino il simbolo RKS (Repubblica del Kosovo). In caso contrario i veicoli saranno sequestrati.

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Non riconoscendo la sovranità e l’indipendenza del Kosovo, Belgrado considera tali misure illegittime. Vucic ha avuto parole di fuoco non solo per Kurti e il suo governo ma anche per i Paesi occidentali e per il `Quint´ (Usa, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia) che appoggiano a suo dire regolarmente ogni decisione antiserba presa da Pristina. «Quando parlano dell’Ucraina tutti si riempiono la bocca con l’integrità territoriale, ma quando si ricorda la Carta dell’Onu e la Serbia, con la risoluzione 1244 del consiglio di sicurezza molti guardano nel vuoto come se non capissero quello di cui si parla», ha affermato il presidente scuro in volto. E sulle continue accuse a Belgrado che avrebbe piani di attacco al Kosovo, al Montenegro e alla Bosnia-Erzegovina sul modello dell’aggressione russa all’Ucraina, Vucic è stato molto duro, parlando di autentiche «sciocchezze» delle quali nessuno poi si scusa.

Quando gli albanesi (del Kosovo) o altri chiedono qualcosa – ha detto – si tratta di diritto democratico all’ autodeterminazione dei popoli, mentre quando sono i serbi a chiede qualcosa allora si parla subito di separatismo e di minaccia alla pace. L’Occidente che appoggia Pristina, ha aggiunto, in sostanza ritiene di poter fare tutto quello che vuole e che per loro è basato sul diritto, mentre quello che dicono gli altri è contrario ai valori democratici. In tale situazione, per Vucic, non si può parlare di dialogo. «Sono solo parole vuote», con Pristina che non rispetta nulla di quello che si è impegnata a fare con gli accordi già definiti, a cominciare dalla Comunità delle municipalità serbe in Kosovo. Vucic ha quindi messo in guardia Pristina dall’attuare tali nuove restrizioni nei confronti della popolazione serba. «Noi non faremo nessuna guerra, ma chiedo loro di non impossessarsi delle proprietà dei serbi e di non cercare di espellere la nostra gente», ha detto.

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