Ungheria shock: sono malati, non toccateli!
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Ungheria shock: sono malati, non toccateli!

L'immagine è comparsa in una stazione ad Asotthalom al confine con la Serbia. L'avviso è siglato dalle autorità del Consiglio municipale, di ultradestra e anti Ue.

Ungheria shock: sono malati, non toccateli!
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9 Settembre 2015 - 13.28


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Avviso shock a Asotthalom, al confine tra Ungheria e Serbia: un manifesto incollato alle stazioni dei bus mette in guardia dal “rischio contagio dalle malattie dei migranti”. L’avviso contiene due foto. In una dei medici con protezioni anti infettive trasportano una persona morta in barella. Nell’altra si vede un braccio devastato da piaghe.

Circa 400/500 migranti hanno infranto il cordone di polizia ungherese al confine serbo/ungherese, vicino il principale varco. L’incidente è accaduto nella città di Roszke, dove i migranti vengono riuniti in un punto di raccolta prima di essere portati in un vicino centro di registrazione.

“E’ un’invasione, dobbiamo fermarli, altrimenti l’Unione europea scomparirà. Bruxelles dovrebbe fare i campi di accoglienza in Arabia Saudita o Bahrein”. Sono le parole del sindaco di ultradestra di Asotthalom, villaggio ungherese a ridosso del confine con la Serbia, uno di quelli dove il muro anti-migranti di Viktor Orban raccoglie maggiori consensi e dove la polizia va a ‘caccia’ dei profughi nelle foreste. Il premier ungherese oggi ha annunciato che vuole accelerare la costruzione della barriera, che dovrebbe essere finita entro una settimana. I 4mila cittadini di Asotthalom, perlopiù agricoltori, hanno eletto sindaco Laszlo Toroczkai, che rappresenta Jobbik, il partito ungherese dei “discendenti di Attila”, anti-Ue, razzista e antisemita. E soprattutto, in questo momento, anti-migranti. Qui la ‘cortina di ferro’ di Orban è sorvegliata da militari e poliziotti. Ma non è come quella di Rozske: per diversi chilometri il reticolato è alto appena un metro e mezzo. I migranti in fuga tagliano il filo spinato facilmente – le strutture metalliche si piegano anche solo con le mani – e attraversano il confine. “Ad Asotthalom, frontiera Schengen, passano circa 500 persone al giorno”, spiega il militare che sfreccia sulla strada tra due ali di fitta vegetazione.

Come scrive Claudio Accogli, inviato dell’Ansa, non c’è nessun volontario, ungherese né austriaco, a portare soccorso. Né tantomeno le organizzazioni internazionali come l’Unhcr, arrivate in queste ore nei campi di Rozske. Il suv macina metri sulla strada circondata dai boschi: al lato, tre migranti camminano a fatica. L’auto si ferma: “Visto, uno è scappato”, dice il militare. Gli altri due sono un ragazzo che accompagna sotto braccio un anziano, chiaramente non vedente. Dicono di essere siriani. “Dov’è il terzo?”, incalza il militare, “richiamatelo”. Il giovane si scusa, è pallido, con la voce tremante. Chiama il terzo fuggito, ma non arriva nessuna risposta. Il ‘cacciatore’ si intrufola nella foresta: tra gli arbusti ci sono almeno 20 profughi, tra i quali diverse donne. Intima l’alt. “No, no”, urlano i migranti, che iniziano a scappare tra gli alberi. Il militare chiama la polizia: “Li beccheranno alla fine del bosco, lì c’è la radura”. Si torna a Asotthalom. Nel villaggio si respira un’aria pesante. Gli stranieri vengono presi a sberleffi. Tutti dicono di parlare solo l’ungherese, anche se lo spiegano in un perfetto inglese. Arrivano cinque ragazzoni in tenuta mimetica.

Dicono che bisogna chiudere tutto, che quelli che arrivano “non sono siriani” e non fuggono dalla guerra: “Sennò prenderebbero l’aereo da Damasco o Kabul, con tutti i soldi che spendono per arrivare qua”.

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