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Gli esperti accusano Bolsonaro: l'Amazzonia ha perso 1.220 km² di foresta in un mese

Da gennaio a settembre quasi 9mila km² di foresta sono andati in fumo, il 39% in più rispetto al 20203. In crescita dal 2012, la deforestazione ha trovato nuovo slancio con l'arrivo al governo di Bolsonaro.

Foresta Amazzonica
Foresta Amazzonica

globalist Modifica articolo

11 Novembre 2021 - 18.55


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Ogni giorno di settembre 2021 in Amazzonia è scomparsa un’area di foresta pari a 4mial campi di calcio., più di 1.220 km². È il dato peggiore degli ultimi dieci anni ed è dovuto a incendi e deforestazione selvaggia per far posto a coltivazioni di soia e allevamenti di bestiame, oltre che impianti minerari e pozzi per l’estrazione di idrocarburi. La pandemia di Covid-19 non ha fermato questo disastro, anzi ha peggiorato la situazione per le popolazioni indigene e le altre comunità che storicamente abitano e custodiscono il bacino amazzonico, minacciandone la sopravvivenza stessa.
Da gennaio a settembre quasi 9mila km² di foresta sono andati in fumo, il 39% in più rispetto al 20203. In crescita dal 2012, la deforestazione ha trovato nuovo slancio a partire dal 2019 con l’arrivo al governo del presidente Jair Bolsonaro. In una corsa sfrenata all’accaparramento di terre fertili, deforestazione e incendi hanno spianato la strada ai predatori: agrobusiness, industria mineraria, compagnie energetiche, commercio di legnami pregiati. 
Riserva inestimabile di biodiversità e carbonio (assorbe fino a 200 miliardi di tonnellate di CO2), l’Amazzonia gioca un ruolo fondamentale nell’equilibrio climatico del Pianeta. 
Mentre la campagna di vaccinazione arranca tra le popolazioni più isolate, a cominciare dalle comunità indigene, le più vulnerabili ai contagi, il Covid-19 continua a propagarsi senza sosta in tutta la regione Panamazzonica arrivando a sfiorare i 3,8 milioni di casi confermati e le 107mila morti accertate.
Come documenta la FAO, le popolazioni indigene sono i migliori custodi della foresta: il tasso di deforestazione è nettamente inferiore nei territori dove le autorità pubbliche hanno riconosciuto loro il diritto di proprietà.
Non solo custodi ma anche guardiani della foresta, in prima linea contro le invasioni dei nuovi colonizzatori. Non a caso ogni anno si moltiplicano le aggressioni nei confronti degli attivisti ambientali. Il 2019 ha registrato 212 omicidi, il numero più alto in assoluto. La Colombia con 64 vittime è in testa alla macabra classifica, seguita da Filippine (43) e Brasile (24).

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