Assange: attenti al potere immenso di Google
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Assange: attenti al potere immenso di Google

Il creatore di Wikileaks mette in guardia gli utenti della rete: il più grande motore di ricerca del mondo dispone di una tale massa di dati da ingolosire qualunque potere.

Assange: attenti al potere immenso di  Google
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redazione Modifica articolo

3 Luglio 2015 - 12.33


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Julian Assange, creatore dello scandalo “Wikileaks”, l’uomo che continua a svelare al mondo le trame segrete del potere adesso punta il dito su un nuovo obbiettivo, ovvero il maggior motore di ricerca del mondo. Secondo lui, “Google” ha travalicato da tempo i limiti di un servizio tecnico, per quanto sterminato, per trasformarsi in strumento di potere.Vala la pena di seguire alcuni passaggi dell’intervista che ha concesso di recente e viene citata dal sito “Nedeljnik”.

Il “visionario geopolitico di Washington” si rivolge a tutti quei milioni di utenti di Internet che vedono “Google” come un’ azienda inventiva che custodisce valori liberali. Gli utenti abituali di Internet non la vedono come “corporazione” di alcun tipo che non può essere strumento fi intenti maligni: lei, signor Assange, invece ha un’opinione molto diversa.

“In un certo senso le alte sfere di “Google” sembrano sempre più distanti e oscure man mano che ci si avvicina Washington. Quando un mio collega mi ha detto che il presidente esecutivo di “Google” voleva un appuntamento con me la cosa mi ha incuriosito, era come se montagna andasse da Maometto, ma soltanto dopo Schmidt e il suo entourage se n’erano andati che ho capito chi mi aveva veramente visitato”.

“Un modo di guardare a “Google” è quello di considerarla solo business, ma un servizio internet americano che si è assicurato il dominio del mercato globale non può semplicemente continuare a fare quello che sta facendo, e lasciare che la politica si prenda cura di se stessa. Una megacorporation se vuole cavalcare il mondo deve diventare parte dell’impero globale. Gran parte l’immagine di Google che è “più di una società”, e viene dalla percezione che non si comporta solo come un grande organizzazione, ma continua ad attirare persone nella sua trappola con gigabyte di “spazio libero gratuito” fornendo la percezione che sta agendo in contrasto con la logica del profitto aziendale”.

“Google” viene spesso percepita come un’impresa essenzialmente filantropica, versa fondi in iniziative di “responsabilità d’impresa” e per la produzione di un “cambiamento sociale”, eppure tutto questo l’ha portata pericolosamente vicina al lato imperiale dell’ influenza degli Stati Uniti. Ormai, che si tratti semplicemente di un’azienda o di “più di una società”, le aspirazioni geopolitiche di Google sono saldamente intrecciate con l’agenda di politica estera della più grande superpotenza del mondo,e ormai sarebbe necessario risolvere la situazione del monopolio nei servizi di ricerca su Internet di Google, per rompere la sua posizione dominante , e di farlo prima che Hillary Clinton abbia l’opportunità di diventare presidente”.

Il suo ultimo libro scoprendo i dettagli di una stretta cooperazione politica tra l’amministrazione di Washington e “Google”. Che cosa significa questa cooperazione, e come è cominciata?

“Prendiamo l’esempio delle elezioni presidenziali americane del 2016: con il suo sostegno a Hillary Clinton, “Google” svolgerà in esse un ruolo significativo come società che ha stretti legami con il Dipartimento di Stato, di cui la Clinton era in precedenza a capo. Come ho spiegato nel libro “Quando WikiLeaks incontrò Google”, i rapporti di Google con il governo degli Stati Uniti risalgono al 2002. Molte persone che attualmente lavorano per Google, a partire da Jared Cohen, il direttore delle idee o per meglio dire il “direttore dei cambiamenti di regime “, sono strettamente legati alla politica estera statunitense ed i loro legami con Hillary Clinton sono particolarmente forti, visto che molti di loro hanno già lavorato come suoi consiglieri o assistenti. Lei è andata costruendo per quasi tre anni una riserva finanziaria e un’infrastruttura per correre per la presidenza, ed ha riposizionato la”Clinton Global Initiative” intorno a questo obiettivo. Vi ricordo che era Segretario di Statofra il 2009 ed il 2013, nella fase in cui “Wikileaks” ha pubblicato i rapporti confidenziali che dimostrano come avesse approvato l’idea di spiare diplomatici stranieri, funzionari delle Nazioni Unite, e alleati degli Stati Uniti”.

“Lasciatemi anche ricordare che Google ha preso parte attiva in PRISM – un programma di data mining clandestino anti-terrorismo per la sorveglianza elettronica di masda lanciata nel 2007 dalla US National Security Agency (NSA). Tutti possono osservare una serie di diverse interazioni e come PRISM sia venuto fuori. Abbiamo una potente corporazione diffusa in gran parte del mondo il cui scopo è la raccolta di informazioni sulle persone, i loro telefoni cellulari, le loro ricerche e così via. Poi il centro di analisi negli Stati Uniti rende le interconnessioni molto sofisticate, incrocia tutte queste informazioni facendo in tutto il lavoro della “National Security Agency” e mettendo su una enorme banca dati centrale. Anche se si conosce la persona che la gestisce questa oggi è un’entità pericolosa che è molto simile alla National Security Agency, e che può essere costretta dall’Agenzia per la sicurezza nazionale ad aprire i suoi archivi. Confrontare le informazioni di “Google” con quelle della “NSA” può voler dire, letteralmente: “Vogliamo raccogliere tutte le informazioni private, immagazzinarle, ordinarle, indicizzarle e sfruttarle”nello stesso monento in cui “Google” dice: ‘Vogliamo raccogliere tutte le informazioni private, immagazzinarle, ordinarle per poi vendere quei profili agli inserzionisti.’ In realtà, sono attività quasi identiche”.

Si sono già verificati casi come quello di “Verizon”, dove possiamo vedere che c’è stato un certo numero diinterazioni tra l’azienda e la “National Security Agency”. Proprio così: “Verizon” ha ricevuto ordinanze del tribunale per consegnare tutti i record di chiamata alla “National Security Agency” tramite l’FBI, ma potete scommettere che quel che è realmente accaduto è che il capo di “Verizon”, parlando a livello informale, a livello sociale con la National Security Agency o l’ l’FBI, ha detto: “Guardate ragazzi, ho molta voglia di aiutarvi ma ho bisogno di essere protetto Quindi, dovete darmi uno strumento per farlo, qualcosa che richiami un caso di forza maggiore, quindi non sarò citato in giudizio da parte di tutti i clienti e gli azionisti se questa cosa viene fiori. Datemi qualcosa tipo ordinanza del tribunale in modo che io possa coprirmi, e poi andiamo pure avanti. “

Fonte: Nedeljnik

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