Nessun processo farsa: l'Armenia precisa sugli azerbaigiani arrestati
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Nessun processo farsa: l'Armenia precisa sugli azerbaigiani arrestati

L'ambasciatore Sargis Ghazaryan scrive a Globalist per spiegare il suo punto di vista sull'attuale tensione tra Nagorno-Karabakh e l'Azerbaijan.

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19 Novembre 2014 - 10.34


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Dall’ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia‏, Sargis Ghazaryan, riceviamo e volentieri pubblchiamo una lettera, per spiegare il suo punto di vista sull’attuale tensione tra Nagorno-Karabakh e l’Azerbaijan.

Egregio Direttore,
stupisce leggere l’articolo di Romolo Martelloni “[url”Processo farsa: l’Azerbaigian protesta contro l’Armenia Due cittadini azerbaigiani accusati di essere sabotatori e arrestati in un distretto del Nagorno-Karabah occupato dagli armeni nel 1993″]http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=65104&typeb=0&processo-farsa-l-Azerbaigian-protesta-contro-l-Armenia[/url]” pubblicato l’11 Novembre 2014 su Globalist.it.

E stupisce per una serie di motivi. In primo luogo, l’autore si limita a diffondere un comunicato stampa dell’ambasciata azera senza avere ascoltato la versione della controparte e senza aver nemmeno fatto una ricerca su Google, che gli avrebbe rivelato la complessità della situazione attuale tra Armenia, Nagorno-Karabakh e Azerbaijan, portandolo probabilmente a pesare diversamente le parole di Baku.

Stupisce anche leggere un attacco all’Armenia, quando i due cittadini azeri, Dilgam Askerov e Shahbaz Guliye, sono al momento sotto tutela delle autorità del Nagorno-Karabakh e non dell’Armenia. Inoltre, nell’articolo da voi pubblicato non si fa alcun accenno al fatto che i due arrestati sono accusati del duplice omicidio – avvenuto sul territorio del Nagorno-Karabakh – di Smbat Tsakanyan nato nel 1997 e di Sargis Abrahamyan nato nel 1971, e del ferimento grave di Karine Davtyan nata nel 1977. Essi sono processati da un tribunale equo, godono di adeguata assistenza legale, che si basa su un corpus giuridico che da diversi anni è stato adeguato agli standard europeo, come più volte sottolineato dalle autorità del Nagorno-Karabakh.

Stupisce, inoltre, che venga riportata pedissequamente la fantasiosa interpretazione azera delle risoluzioni Onu sul Nagorno-Karabakh. Risoluzioni che avevano come unico scopo quello di arrivare a una pace stabile e duratura e non già di sostenere le posizioni azere, né apertamente né tra le righe. Le suddette risoluzioni chiedono alle tre parti in causa, Azerbaijan, Nagorno-Karabakh e Armenia, di ristabilire un cessate il fuoco e di far terminare il blocco alle frontiere. Ma, sfortunatamente, dopo 20 anni dalle parole delle Nazioni Unite, l’Azerbaijan ha fallito nel realizzare gli obiettivi che la comunità internazionale si auspicava. È notizia di qualche giorno fa che la contraerea azera ha abbattuto un elicottero delle forze armate del Nagorno-Karabakh non armato e in volo di addestramento nel territorio del Nagorno-Karabakh. Baku, non soltanto non smentisce il fatto ma ormai da giorni tiene sotto tiro costante il luogo della caduta dell’elicottero, di fatto impedendo di prestare soccorso ai feriti o di rimuovere i corpi dei piloti uccisi. È ormai nota a tutti la corsa agli armamenti del dittatore azero, che con un aumento del 2.500% di spesa militare in dieci anni, sta accumulando armi e munizioni di ultima generazione con la dichiarata intenzione di iniziare una nuova guerra contro il Nagorno-Karabakh e l’Armenia.

Non stupisce, però, che le autorità azere parlino di “processo farsa” ai danni dei loro due concittadini, dal momento che conoscono solo e unicamente questa specifica fattispecie giuridica. I processi farsa sono, infatti, uno dei fiori all’occhiello del feroce regime azero. E questo non lo dice certo l’Armenia, ma viene denunciato da Amnesty International e ribadito con forza dalle principali organizzazioni internazionali a cominciare dal Consiglio d’Europa e dall’UE.
Per sapere tutto questo non è necessario essere esperti del conflitto. Basta fare una banale ricerca su Internet, invece di prestarsi a fare da grancassa al comunicato di un regime a cui nessuno in Europa vuole stringere la mano, e di spacciarlo come “informazione”.

Sargis Ghazaryan

Ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia‏

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