da Nairobi
Francesca MarrettaStatunitensi e spagnoli possono passare la frontiera ruandese senza timore di essere sottoposti a speciali controlli per Ebola. Ieri Kigali ha annunciato il ritiro di una misura introdotta domenica scorsa dalla titolare del Ministero della Salute Agnes Binagwaho, che prevedeva particolari misure di controllo per Ebola per i cittadini provenienti dai due paesi occidentali in cui sono stati registrati casi di contagio. La notizia dello screening speciale per i possessori di passaporto USA è rimbalzata subito sulla stampa americana – Washington Post, Huffington Post, ABC News, Bloomberg, Fox News ne hanno parlato.
Poi, giovedì sera, c’è stata la retromarcia. Con uno scambio di tweet tra Paul Kagame e Agnes Binagwaho, il governo di Kigali, abile nell’uso dei social media ha reso noto che l’iniziativa è stata un’azione personale della ministra, introdotta senza l’approvazione del governo. Il Presidente che non ne sapeva nulla.
Nel Tweet conclusivo dello scambio di battute sull’argomento Kagame dice, in maniera non proprio galante verso la signora Binagwaho: “A volte agisce prima di pensare…Dovrebbe essere il contrario”, con tanto di aggiunta di faccina sorridente.
Se la notizia di misure speciali riservati agli americani in Ruanda ha fatto rapidamente il giro del Mondo, la vicenda di due studenti ruandesi tenuti alla larga da una scuola del New Jersey in cui si trovavano per uno scambio culturale è saltata fuori, in maniera occidentale, proprio perché si è parlato di quella che appare come una rappresaglia ruandese verso USA, paese in cui la conoscenza della Geografia lascia a desiderare. La decisione del governo ruandese di bloccare all’arrivo americani e spagnoli è stata introdotta un paio di giorni dopo l’allontanamento dei ragazzi ruandesi dall’istituto scolastico del New Jersey, dove si ignora che tra il Ruanda e le aree dell’Africa Occidentale affette dall’attuale epidemia di Ebola – ve ne sono state altre in passato – corre maggiore distanza che tra il Texas, in cui sono stati registrati almeno tre casi di infezione, e il New Jersey. Un nuovo caso di Ebola in USA è riportato oggi a New York. Si tratta di un medico di Medici Senza Frontiere di ritorno dall’Africa Occidentale.
È difficile credere che Kagame non fosse stato messo al corrente dell’introduzione dei controlli speciali per gli americani – l’inclusione degli spagnoli nell’elenco appare una foglia di fico.
Il Presidente Ruandese è pursempre però legato a doppio filo con Washington – secondo diversi analisti Kagame è un figlioccio della CIA – fin dai tempi in cui era esule in Uganda e leader militare del Rwandan Patroctic Front.
In un articolo pubblicato quest’estate dal britannico The Independent dal titolo: “Beniamino dell’occidente, terrore per gli oppositori”, l’attuale Presidente Ruandese è ritratto come mandante di omicidi politici nel suo paese e all’estero.
“I nemici di Kagame – despota amato da leader Occidentali democratici – sembrano avere la strana abitudine di morire in circostanze inquietanti”, si legge su The Independent. Qualche esempio? Patrick Karegeya, ex capo dei servizi segreti esterni ruandesi – una tempo pappa e ciccia col leader Ruandese, stessa scuola e poi la militanza tra le fila dell’intelligence durante la ribellione al governo Hutu ruandese al potere fino al ’94 – fu messo all’indice cinque anni fa circa per aver espresso perplessità sulle violazioni dei diritti umani nei ripetuti interventi militari orchestrati da Kigali nella confinante e ricca di risorse Repubblica Democratica del Congo – Rdc.
Nel 2013 Karegeya dichiara: “Il governo ruandese non tollera alcuna forma di dissenso, esiste un piano deliberato per eliminarci tutti”. Quasi una profezia: il cadavere di Karegeya sarebbe stato ritrovato nella stanza di un albergo sudafricano. L’ex agente dei servizi è morto strangolato con la corda di una tenda dopo essere stato torturato. Un altro ex alleato di Kagame, Faustin Kayumba Nyamwasa, ex capo militare, si è salvato da due tentativi di omicidio in Sudafrica. C’è poi il caso dell’ex ministro ruandese degli Interni, Seth Sendashonga – anch’egli vocalmente scettico sull’interpretazione di rispetto dei diritti umani da parte di Kagame – esiliato in Kenya e lì assassinato nel ’98.
A questi casi si aggiungono l’omicidio del direttore del giornale ruandese Umuvugizi, Jean Leonard Rugambage, ucciso a Kigali nel 2010 (anno di elezioni), del Vice-President Democratic Green Party ruandese trovato semi-decapitato in una zona di confine tra Ruanda e Burundi nello stesso anno e di un professore di legge tanzaniano, Jwanu Mwaikusa ucciso a Dar es Salaam, che incidentalmente aveva bloccato l’estradizione a Kigali di accusati per genocidio asserendo che non avrebbero subìto un giusto processo.
In uno scritto pubblicato sul Blog The Rwandan.com il 4 gennaio dal titolo: “Paul Rusesabagina si chiede chi sarà la prossima vittima di Kagame” continua l’elenco dei casi di omicidi di oppositori di Kagame.
Per chi non lo ricordasse, Paul Rusesabagina è l’eroe che nei giorni del genocidio salvò moltissime vite umane nascondendole nell’Hotel des Milles Collines che all’epoca dirigeva, reso celebre dal flim Holliwoodiano Hotel Rwanda. Secondo The Independent Rusesabagina è oggi costretto a nascondersi.
Considerata la scia di strane sparizioni e omicidi di oppositori del regime di Kagame la cosa non desta scalpore. Il gennaio di quest’anno Rusesabagina ha dichiarato: “In democrazia ci si sfida alle urne. Chi perde torna alla vita di prima non va in galera o viene ucciso. Che c’è di buono in un’economia forte, quando il paese è una prigione senza libertà o giustizia?”.
Il Ruanda resta uno dei partner militari maggiormente affidabili in Africa per Stati Uniti ed Unione Europea. Dal 2009 Kigali è entrata a far parte del Commonwealth britannico. Fa eccezione la Francia, paese alleato del regime Hutu del Presidente Habiarymana, il cui assassinio diede avvio ai cento giorni di genocidio nel 1994. Parigi e Kigali si accusano a vicenda della regia di quell’avvenimento che cambiò la storia del Paese della Mille Colline.