Amirentesam e la lezione per Rohani
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Amirentesam e la lezione per Rohani

Il Nelson Mandela iraniano, dopo 30 anni di immotivata detenzione e di terribili torture, perdona l'ayatollah che lo condannò. E Rohani che fa, lo chiama?

Amirentesam e la lezione per Rohani
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2 Ottobre 2014 - 11.28


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di Ali Izadi

Purtroppo non è un personaggio molto noto in Italia il Nelson Mandela dell’Iran, Abbas Amirentesam. Un anno fa però nel nostro paese fece scalpore quando decise di andare a visitare in ospedale il vecchissimo e malatissimo ayatollah Mohammadi Gilani, per chiunque non appartenga al regime iraniani noto come il soprannome di “boia dell’ Iran”.

Molti criticarono Amirentesam: come si è permesso di fare una cosa del genere?

Eh sì, la ferita è profonda, visto che Gilani non solo condannò Amirentesam, che per quella immotivata condanna ha trascorso 30 anni in galera, ma fu responsabile di migliaia di condanne a morte di giovani iraniani, alcune delle quali trasformate in lunghi e dolorosissimi ergastoli. Cosa voleva Amirentesam, si chiesero in molti, voleva attirare l’attenzione?

Ora però tocca a lui. E’ stato nuovamente ricoverato per le conseguenze dei terribili danni causati da torture, detenzione in ambienti insalubri per lunghissimi, interminabili decenni.

Amirentesam, ex portavoce e caro amico di Bazargan, il primo primo ministero della rivoluzione iraniana poi scalzato dai khomeinisti, è stato visitato in ospedale da Mohammad Noorizad , giornalista ed ex “prigioniero coraggio” iraniano. Che è tornato a chiedergli, “davvero hai perdonato il boia dell’Iran? Davvero hai perdonato l’uomo che senza un motivo legale ti ha condannato, ti ha distrutto la vita?”

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Malato, sofferente, afflitto da un’insufficienza cardiaca causata dai suoi seviziatori, con grandi difficoltà a parlare, Amirentesam si è fatto forza ed è riuscito a rispondere: “sì, l’ho perdonato, ma non per un fatto personale, né per dargli una lezione, ma perché non si può seguitare a rispondere a un delitto con un altro delitto, bisogna cambiare mentalità, altrimenti non si spezzerà mai questo circuito perverso per cui i dittatori cambiano ma la dittatura vive sempre!”

Il ragionamento di Amirentesam mi ha indotto a pormi una domanda: il presidente Rohani, quale attuale massima espressione del governo iraniano, intende fare qualcosa non dico per ripagare di tanta ingiusta detenzione Amirentesam, ma almeno per, come dire, “consolarlo”? O non intende fare niente? Come con Karrubi e Musawi…

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