Ue: pronte nuove sanzioni contro Putin
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Ue: pronte nuove sanzioni contro Putin

L'Unione europea minaccia nuove restrizioni contro la Russia ma Putin ribatte parlando degli interessi dell'Est e di una possibile federazione Ucraina: si apre una settimana cruciale.

Ue: pronte nuove sanzioni contro Putin
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1 Settembre 2014 - 09.27


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L’Unione europea alza la voce, forse: quello mandato ieri alla Russia é una sorta di ultimatum condizionato. Il Consiglio è “disposto a prendere ulteriori misure significative – ha detto il presidente, Herman van Rompuy ma nel frattempo Vladimir Putin per la prima volta ha parlato della nascita di “Novorossia”, ovvero di uno Stato delle regioni ribelli dell’Est ucraino.

Van Rumpuy ha detto che “la situazione in Ucraina è peggiorata e preoccupano molto gli intensi combattimenti e la presenza dell’esercito e di armamenti russi sul suolo ucraino, per questo abbiamo chiesto all’esecutivo di preparare urgentemente nuove misure in modo da essere pronti nel giro di una settimana”. le decisioni saranno poi adottate “in base all’evoluzione della situazione sul terreno” e la Ue chiede a Mosca “di ritirare tutte le sue forze militari dall’Ucraina”.

Si parla di nuove restrizioni nel mercato dei capitali, energia, armi e tecnologie sensibili ma alcuni paesi dell’Unione avrebbero già avanzato le loro perplessità. L’inverno si avvicina, e spingere oltre il punto di non ritorno le relazioni con il maggior fornitore di carburanti dell’Europa occicentale sarebbe rischiosissimo, e inoltre quanto sta accadendo in Ucraina è tutt’altro che chiaro Secondo alcune fonti molte centinaia di soldati ucraini sono circondati da forze ribelli, che nel Donesk controllerebbero quasi la metà del territorio. A partire dal 1 novembre, gestire quest’emergenza toccherà a Federica Mogherini, appena nominata Alta rappresentante per la politica estera europea.

Mosca però non cambia linea, anzi sembra rilanciare: “Dobbiamo cominciare subito discussioni sostanziali su questioni riguardanti l’organizzazione politica della società e la creazione di uno stato per il sud-est dell’Ucraina al fine di tutelare gli interessi legittimi di coloro vivono lì”, ha detto il presidente russo in un’intervista televisiva. Subito dopo il suo portavoce, Dmitry Peskov ha precisato che Putin “assolutamente non parlava di un nuovo Stato ma ha invitato tutti a “tener conto degli interessi di Novorossia” .
Finora, la Russia ha chiesto un “federalizzazione” per le regioni secessioniste orientali di Donetsk e Lugansk.

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Putin non deflette anche sull’interpretazione degli eventi: la responsabilità della crisi in Ucraina è dell’Occidente perché ha sostenuto il movimento di protesta che ha portato al “colpo di stato” febbraio contro il presidente filo-russo presidente Viktor Yanukovich: “Avrebbero dovuto sapere che la Russia non poteva farsi da parte quando si spara contro la sua gente sparati a distanza ravvicinata, e qui non parlo dello Stato russo, ma del popolo russo”.

La situazione dunque si complica, almeno in apparenza, ma a guardare meglio le cose la dichiarazione del leader di Mosca sembra poter fornire anche una via d’uscita dalla crisi. Intanto, davvero un migliaio di soldati russi ha varcato il confine ucraino? La notizia che nelle ultime ore aveva seminato il panico nelle cancellerie di mezzo mondo adesso appare tutt’altro che certa, poche ore dopo la diffusione di immagini satellitari che avrebbero dovuto provare lo sconfinamento la Nato le ha ritirate, e secondo l’agenzia “Reuters” la frase del presidente ucraino Poroshenko che parlava di invasione é stata frutto di un “errore di traduzione”. Insomma, la smentita di Mosca all’ingresso anche fortuito di un suo reparto armato in territorio ucraino sembra più che fondata, e nel frattempo sul terreno si registrano invece avanzate delle truppe filorusse che avrebbero costretto l’esercito di Kiev ad arretrare.

I dati di fatto però sembrano interessare sempre meno le diplomazie: il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, mette guardia contro un “punto di non ritorno” nel conflitto ucraino. “Siamo in una situazione molto drammatica”, ha detto Barroso, dopo un incontro con Poroshenko, aggiungendo di aver inviato lo stesso messaggio al presidente russo Vladimir Putin in un colloquio telefonico. “Se l’escalation continua potremmo toccare ​​un punto di non ritorno,nessuno ha interesse ad avere una guerra sul continente e penso che non sia troppo tardi per trovare una soluzione politica. Non ha senso alimentare un conflitto di questo tipo e una nuova Guerra Fredda”.

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Anche Poroshenko dice: “Noi vogliamo la pace, ma siamo troppo vicini al punto limite: sul nostro territorio ci sono migliaia di soldati e centinaia di carri armati russi stiamo parlando del destino di Ucraina, ma domani potrebbe trattarsi della sicurezza e della stabilità dell’Europa”.

Il discorso dell’inasprimento delle sanzioni torna dunque d’attualità, nonostante i gravi danni che continua a provocare alle economia occidentali: Barroso dice che la Commissione europea “ha già pronte opzioni nel caso in cui gli Stati membri decidano di rafforzare le sanzioni. Siamo pronti ad agire molto forte e chiara, ma allo stesso tempo manteniamo la porta aperta”, assicura, ed anche il presidente francese François Hollande annuncia che le sanzioni contro la Russia”.

Anche di fronte a queste nuove misure, la linea di Mosca però non cambia: per il Cremlino «non ha senso commentare seriamente le immagini satellitari diffuse dalla Nato come prova della presenza di truppe russe nell’Ucraina dell’est. Questo gioco è diventato ridicolo. Se prima almeno qualcuno metteva il suo nome sotto queste immagini, fossero anche quelli del comandante supremo Nato in Europa, Breedlove, del segretario generale dell’Alleanza, Rasmussen o anche della portavoce Lungescu , ora esitano», commenta il generale Konashenkov, portavoce del ministero della difesa russo.

Nel frattempo, un rapporto delle Nazioni Unite su quanto è accaduto in Ucraina negli ultimi sei mesi getta ombre sinistre tanto sulle azioni dei paramilitari secessionisti che su quelle dell’esercito di Kiev, specie sui “battaglioni speciali” gestiti dal ministero dell’Interno, La relazione nasce della missione di monitoraggio svolta da 34 membri delle Nazioni Unite.

Il rapporto afferma che il bilancio delle vittime è salito ad almeno 2.200 morti da metà aprile, quando le armate di Kiev hanno dato inizio all’offensiva e da allora la media è stata di almeno 36 persone uccise ogni giorno. “I gruppi armati continuano a commettere omicidi, rapimenti, torture fisiche e psicologiche, maltrattamenti, esecuzioni, omicidi e altre gravi violazioni dei diritti umani”, si legge nel rapporto, aggiungendo che le violazioni vengono compiute “in modo sproporzionato contro i civili”. Almeno 468 persone si ritiene siano tenuti prigionieri dai ribelli, secondo il rapporto, che copre il periodo dal 16 Luglio-17 Agosto.

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“I militari Ucraina hanno ripferito di bombardamenti dal territorio russo e dell’uso illegale di mine”. Quanto alla tragedia del volo “Malaysia Airlines” MH17,il rapporto afferma che gli sporadici combattimenti ha reso impossibile agli investigatori internazionali valutare il sito.

Anche da parte delle forze di Kiev, ed in particolare di quelle del ministero dell’Interno si segnalano però numerosi crimini, come”detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate e torture”, dice il rapporto. Gli osservatori delle Nazioni Unite ha detto che la situazione umanitaria è peggiorata, soprattutto da quando l’esercito ucraino ha rafforzato il suo blocco di roccaforti ribelli in Luhansk, Donetsk e Horlivka. Eppure il conflitto in corso nell’ Ucraina dell’Est riserva altre sorprese: una delle più incredibili risiede nel fatto che le industrie degli armamenti di Kiev continuano ad esportare armi un Russia.

La giustificazione più diffusa è che se non facessero così migliaia di operai ucraini finirebbero sul lastrico. La “Motor Sich da Zaporozhye per esempio é uno dei maggiori fornitori di motori per elicotteri in tutto il mondo. In una città di 770 mila abitanti tutto ruota intorno a questa fabbrica che impiega 27 mila persone. Il grande problema sta nel fatto che la maggior parte della produzione va a compratori russi.

Anche da altre città industriali partono ogni giorno treni merci che trasportano in Russia motori marini, pezzi di ricambio per carri armati, corazzati da trasporto truppa, sistemi di guida, componenti per missili balistici SS-18 Satan. Il presidente Poroshenko a giugno ha emanato un decreto che vieta ulteriori vendite di armi alla Russia ma i lavoratori e la gestione delle fabbriche non ascoltano.

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