In Iraq uccisi più di 270 jihadisti
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In Iraq uccisi più di 270 jihadisti

Tra le vittime c'è uno dei capi del gruppo estremista sunnita dello Stato islamico dell'Iraq e della Siria (Isis), Yasser Nayi.

In Iraq uccisi più di 270 jihadisti
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16 Giugno 2014 - 18.14


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La “situazione critica” causata dall’avanzata degli jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) sarà valutata mercoledì e giovedì con una riunione dei ministri degli Esteri dei Paesi della Lega araba. L’incontro – ha sottolineato il capo Nabil Al-Arabi, servirà per “studiare gli sviluppi” e “i passi che bisogna prendere per affrontarla”.

Intanto c’è stata una telefonata tra i ministri degli Esteri britannico e iraniano, William Hague e Mohammad Javad Zarif, per discutere sulla situazione irachena. Più di 200 jihadisti sono rimasti uccisi in un bombardamento delle forze armate irachene nella zona di Al Saqlauiya, vicino Falluja, nella provincia occidentale de Al Anbar. Lo hanno riferito fonti militari, spiegando che in totale i militanti uccisi sono 270 e nel raid sono state distrutti sette veicoli militari. Tra le vittime c’è uno dei capi del gruppo estremista sunnita dello Stato islamico dell’Iraq e della Siria (Isis), Yasser Nayi.

La tv di Stato ha riferito inoltre che altri 70 jihadisti sono stati uccisi in un bombardamento a Samarra e altri 17 in un raid aereo a nord-ovest di Baquba, nella provincia di Diyala.

L’esercito ha anche comunicato che 56 miliziani sono stati uccisi nelle ultime 24 ore in una serie di operazioni nella provincia di Baghdad. Il Regno Unito potrebbe fornire all’Iraq esperti di anti-terrorismo, così ha dichiarato il ministro degli Esteri di sua maesta’, William Hague, il quale ha escluso per il momento un intervento militare. Parlando con la radio della Bbc, il ministro del governo Cameron ha anche detto che ora “è veramente il momento della cooperazione e dell’unità”, aggiungendo anche la possibilità di interventi umanitari.

Poi, appunto, la presa di distanza dalle voci degli ultimi giorni: “Noi stiamo pianificando un intervento militare in questa situazione. Non posso essere più chiaro di così. È molto più probabile, rispetto al Regno Unito, che gli Stati Uniti abbiano gli asset e le capacità di un intervento”. Hague ha anche negato che l’intervento del 2003 sia stato un errore. I problemi, ha detto il ministro, sono poi arrivati “successivamente”.

Intanto il segretario di Stato Usa, John Kerry, in un’intervista a Yahoo! Riferisce che in Iraq i raid aerei potrebbero essere un’opzione per contrastare l’avanzata degli jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante in Iraq.
Kerry ha confermato la “pronfonda preoccupazione” americana di preservare l’unità dell’Iraq, un Paese, ha sottolineato, la cui integrità è “vitale per la stabilità del Medio Oriente”. Il capo della diplomazia Usa ha confermato la disponibilità degli Usa a discutere con l’Iran del conflitto in corso in Iraq.

Johnson: Blair è pazzo a negare che l’invasione fu un errore – L’invasione dell’Iraq nel 2003 è stato un “tragico errore” e Tony Blair è “pazzo” a non ammetterlo. È quanto scrive in un intervento sul Daily Telegraph il sindaco conservatore di Londra, Boris Johnson, che così critica con forza le dichiarazioni dell’ex premier laburista secondo cui l’attacco condotto undici anni fa da Stati Uniti e Gran Bretagna per deporre Saddam Hussein “non è da biasimare” per la violenta insurrezione che stanno portando avanti i ribelli islamisti dell’Isis nell’ovest del Paese.

“La verità è che abbiamo distrutto le istituzioni dell’autorità in Iraq – ha aggiunto Johnson – senza avere la più pallida idea di quello che sarebbe accaduto dopo”. Ma Boris rincara la dose: “Ci sono più di 100mila morti iracheni che sarebbero vivi oggi se non fossimo andati in Iraq e non avessimo creato le condizioni per un conflitto del genere, per non parlare delle truppe americane, britanniche e di altri Paesi che hanno perso le loro vite”.

“Questa è la verità ed è ora che Blair lo accetti”, scrive ancora Johnson. Intanto il caso monta all’interno del Labour, ed esponenti vecchi e nuovi stanno criticando l’ex leader. “Non ero d’accordo con Blair all’epoca e non lo sono tuttora”, ha affermato John Prescott, ex vice primo ministro nei dieci anni dei governi Blair.

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