Crisi in Ucraina: incontro tra Biden e Turcinov
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Crisi in Ucraina: incontro tra Biden e Turcinov

Il vicepresidente degli Stati Uniti è già a Kiev. Possibili nuove sanzioni a Putin. Il leader dei Tatari bandito per 5 anni da Russia e Crimea.

Crisi in Ucraina: incontro tra Biden e Turcinov
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22 Aprile 2014 - 11.25


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È iniziato a Kiev l’incontro tra il vice presidente Usa Joe Biden e il presidente ucraino ad interim Oleksandr Turcinov, che nelle ultime ore ha violentemente attaccato Putin (“ci teme molto perché l’Ucraina è un esempio per molti stati post-sovietici e insegna che la gente può decidere quali autorità vuole e quali no”). Successivamente Biden avrà un faccia a faccia con il premier ucraino Arseni Iatseniuk e parlerà alla Rada, il parlamento.

L’incontro, raccontano le fonti, si focalizzerà sulla crisi in atto nell’Ucraina orientale, ma i media locali prevedono anche l’annuncio da parte di Biden di un pacchetto di assistenza tecnica Usa con aiuti nei settori energetico ed economico.

Ieri il capo della diplomazia russa, Serghei Lavrov, aveva attaccato duramente Kiev per aver “violato gli accordi di Ginevra” mirati ad evitare l’escalation del conflitto. Il 17 aprile scorso Russia, Usa, Ue e Ucraina avevano raggiunto un’intesa della città svizzera per cercare di attenuare la tensione in Ucraina, il documento invitava un dialogo tra le parti per uscire dalla crisi. Nel mirino del ministro degli Esteri, a solo titolo esemplificativo, la sparatoria di Pasqua vicino a Sloviansk, episodio definito “oltre ogni limite” e dimostrativo, secondo Mosca, dell’incapacità o della riluttanza delle autorità di Kiev a controllare gli estremisti.

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Il leader dei Tatari bandito per 5 anni dalla Russia e della Crimea – Il leader dei tatari di Crimea, Mustafà Zhemilev, è stato bandito per cinque anni dalla Russia, compresa la Crimea, territorio storico della piccola comunità musulmana che ha boicottato il referendum per l’annessione: lo rende noto su Facebook Lilia Muslimova, portavoce del ‘parlamentò dei tatari locali.

I tatari di Crimea non hanno «bisogno di una riabilitazione da parte della Russia», è semmai la Russia che «si dovrebbe riabilitare dinanzi» ai tatari «per i crimini del 1944», ha detto Zhemiliev (a capo del parlamento della minoranza musulmana dal 1991 al 2013) che risponde così per le rime al decreto firmato ieri da Putin per la riabilitazione dei tatari e di altre minoranze della Crimea dopo le deportazioni staliniane.

«Perché hanno deciso di promulgare questo decreto dopo l’occupazione del nostro territorio – afferma Zhemiliev, citato dall’agenzia ufficiale ucraina Ukrinform – è una domanda interessante per noi». Il leader storico dei tatari, che è anche un deputato ucraino del partito di Iulia Timoshenko “Patria”, sostiene che «la Russia avrebbe dovuto definire la deportazione come un crimine di guerra subito dopo la nascita della Federazione russa nel 1991, assumendosi degli obblighi per il ritorno e la sistemazione dei tatari di Crimea nella loro terra d’origine».

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Il decreto di Putin contiene «delle misure sociali ed economiche», ma anche per «lo sviluppo delle autonomie culturali nazionali» e per «l’apprendimento delle lingue dei popoli oppressi». Nel 1991 la Russia ha adottato una legge per la riabilitazione dei popoli perseguitati (legge che l’Ucraina non ha invece mai adottato) che dà diritto a degli indennizzi.

«Ultimamente l’ingresso in Crimea è stato vietato ai rappresentanti di molte autorevoli organizzazioni internazionali e anche ai diplomatici, quindi questo ‘attò non è nient’altro che una prova dello stato civile con cui abbiamo a che fare», ha commentato Il leader dei tatari di Crimea, Mustafà Zhemilev, reagendo al divieto d’ingresso in Russia per 5 anni che gli è stato notificato oggi. Mustafà ha annunciato la sua intenzione di ritornare ugualmente in Crimea.

L’Ocse incontra il sindaco di Slovianks – Intanto i membri della commissione speciale di monitoraggio dell’Osce in Ucraina hanno incontrato ieri sera Viaceslav Ponomariov, il «sindaco popolare» dei filorussi a Sloviansk, una città dell’Ucraina orientale di fatto in mano alle milizie e agli insorti pro-Mosca.

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L’incontro è durato circa due ore e si è incentrato, tra l’altro, sull’accordo di Ginevra del 17 aprile (che prevede la consegna delle armi da parte dei gruppi armati irregolari) e sulla detenzione del sindaco Nelia Shtepa.

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