Il lancio di missili da parte degli Stati Uniti e in particolare gli attacchi condotti da droni hanno ucciso decine di civili nello Yemen e in Pakistan: lo riferiscono due rapporti paralleli di Amnesty International e Human rights watch (Hrw) alla vigilia dei negoziati tra il presidente americano Barack Obama e il premier pakistano Nawaz Sharif.
Secondo Hrw 82 persone, di cui 57 civili, sono stati uccisi nello Yemen da sei attacchi militari partiti dagli Stati Uniti, di cui uno nel 2009 e altri cinque tra il 2012 e il 2013, la maggior parte condotti da droni. Amnesty ha invece evidenziato i 400 attacchi con droni, di cui 45 solo tra il 2012 e il 2013, contro le aree tribali del Pakistan, che hanno provocato tra le 2.500 e le 3.600 vittime, e molti “incidenti” con i civili.
L’anno scorso, ricorda il rapporto di Amnesty, un drone ha ucciso nel Pakistan nordoccidentale una signora di 68 anni che stava raccogliendo le verdure, mentre 18 lavoratori sono stati uccisi al confine con l’Afghanistan mentre mangiavano. “La segretezza che circonda i programmi con i droni”, ha affermato Mustafa Qadri, ricercatore per il Pakistan di Amnesty, “da all’amministrazione degli Stati Uniti la licenza di uccidere al di là dei tribunali e degli standard fissati dalla legge internazionale”.
Obama aveva difeso il programma di attacco con droni a maggio, definendolo una strategia legale, nonché l’unico modo per debellare il terrorismo che minaccia l’Occidente.
Pakistan: “Violata la nostra sovranità” – Islamabad ha più volte condannato gli attacchi compiuti da Washington con i droni, definendoli una violazione della propria sovranità e del diritto internazionale. Il primo ministro pakistano Nawaz Sharif ha anche portato la questione all’ultima Assemblea generale delle Nazioni Unite per chiedere la fine di questo tipo di attacchi.
L’argomento sarà affrontato anche nell’incontro di domani alla Casa Binaca tra Sharif e il presidente americano Barack Obama. Dal 2004 gli Stati Uniti hanno condotto circa 400 attacchi con droni nelle aree tribali del Pakistan lungo il confine afghano uccidendo tra le 2.500 e le 3.600 persone, secondo l’Ufficio di giornalismo investigativo che ha sede a Londra.