Obama: pronti all'attacco se l'accordo fallisce
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Obama: pronti all'attacco se l'accordo fallisce

Lavrov e Kerry hanno raggiunto un accordo sul piano per la messa in sicurezza dell'arsenale chimico siriano. Se Assad non dovesse consegnare le armi Obama attaccherà la Siria.

Obama: pronti all'attacco se l'accordo fallisce
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14 Settembre 2013 - 15.14


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“Dobbiamo vedere azioni concrete per dimostrare che al-Assad è serio sulla possibilità di consegnare le armi chimiche”. Queste le parole del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nel suo consueto intervento del sabato, spiegando che “poiché questo piano è emerso solo con la credibile minaccia all’intervento militare statunitense, manterremo la nostra opzione militare nella regione per tenere ancora sotto pressione il regime di Assad”.

Stati Uniti e Russia concordano, quindi, sul fatto che se la Siria non rispetterà gli accordi in relazione alle sue armi chimiche saranno necessarie misure da parte del Consiglio di sicurezza Onu. Il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov ha tenuto comunque a ribadire a Ginevra che l’accordo con gli Usa non contiene nulla sul possibile uso della forza. John Kerry, invece, ha evocato il ricorso al capitolo 7 della carta Onu in caso di mancato rispetto del piano da parte di Damasco.

Un anno per distruggere le armi – Per riuscire a distruggere l’arsenale siriano di armi chimiche sara’ necessario almeno un anno. Lo afferma al settimanale ‘Focus’ Kersten Christoph Link, dirigente della Eisenmann AG, un’azienda specializzata nella distruzione dei gas nervini, sottolineando che lo sforzo per un’operazione di bonifica è “dieci volte maggiore di quello per la produzione”.

Il problema maggiore da risolvere in Siria al momento della distruzione delle armi chimiche è quello della sicurezza, poiche’ queste munizioni “sono dislocate in posti diversi. Un trasporto attraverso le zone di guerra sarebbe troppo pericoloso. La cosa piu’ sicura è installare parecchi impianti di bonifica”.

Capo dei ribelli: l’accordo è un duro colpo per la rivoluzione – L’accordo tra Stati Uniti e Russia sulle armi chimiche del regime di Bashar al-Assad è stato un duro colpo per la rivolta che da due anni e mezzo combatte per la deposizione di Damasco. È quanto ha dichiarato il generale Salim Idris, capo del comando dei ribelli dell’Esercito libero siriano, che ha definito l’accordo come una scappatoia per Assad.

In questo modo, ha detto, il presidente siriano non verrà punito per aver ucciso centinaia di civili con armi chimiche il 21 agosto nel sobborgo di Goutha a Damasco. Idris ha poi sostenuto che le forze di Assad hanno iniziato a trasferire parte dell’arsenale chimico del regime in Libano e in Iraq per eludere l’ispezione delle Nazioni Unite.

“Abbiamo detto ai nostri amici che il regime ha iniziato a spostare parte del suo arsenale di armi chimiche in Libano e in Iraq. Abbiamo detto loro di non farsi ingannare”, ha detto Idris incontrando i giornalisti a Istanbul. “Questa iniziativa non ci interessa. La Russia è complice del regime che uccide il popolo siriano. È stato commesso un crimine contro l’umanità e non c’è un’indicazione sulla responsabilità”, ha aggiunto. In merito a un ruolo dei ribelli per facilitare il lavoro degli ispettori delle Nazioni Unite, Idris ha detto che “è molto complicato. Se vengono gli ispettori, favoriremo la missione. Nelle regioni sottto il nostro controllo non ci sono armi chimiche. Non so se questo significa che gli ispettori si limiteranno a passare nelle regioni sotto il controllo dei ribelli. Noi siamo pronti”.

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