L'Intifada turca prosegue
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L'Intifada turca prosegue

Tra referendum e ultimatum ringhiosi di Erdogan. L'Intifada turca intanto prosegue. Dal cuore di Istanbul, reportage di Sara Datturi.

L'Intifada turca prosegue
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13 Giugno 2013 - 13.22


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da Istanbul

Sara Datturi

Una giornata infinita, sono state ore di resistenza, di passione, di lotta.
Istanbul, al suo quindicesimo giorno di proteste, non ha smesso di dimostrare ed esprimere il suo dissenso per una politica di un governo che si sta dimostrando sempre di più autoritario, violento, ottuso, capace di comunicare solo attraverso la violenza.

Ieri, la piazza di Taskim ha subito attacchi di gas lacrimogeno e cannoni d’acqua per quindici ore consecutive. Il parco di Gezi ha sviluppato un sistema di resistenza ed organizzazione uniche. Il bollettino medico dell’ospedale da campo del parco parla chiaro (aggiornato alle 8.30 di ieri sera): ci sono stati 21 traumi cranici, 11 diverse fratture, 7 attacchi d’asma, 1 attacco epilettico, 460 persone colpite dal gas lacrimogeno, 81 traumi a causa di proiettili di gomma e dalle capsule di gas lacrimogeno, 11 ustioni e 7 incisioni.

Dalle parole del fotografo Romano Valerio Muscella, che ha scattato senza sosta i prima linea, il parco di Gezi ha creato al suo interno tre linee di resistenza che hanno combattuto contro la polizia per evitare che entrassero nel parco. L’atmosfera di questa intifada Turca è stata ed è carica di forza, passione, solidarietà e anche di folle ironia. Un teatro dell’assurdo che si crea solo in situazioni al limite dell’adrenalina, dove la paura si trasforma in lucida razionalità e in creatività.

Nelle lunghe ore di ieri, il parco è diventato un campo da baseball. Negli spazi vuoti vi erano le basi, bacinelle d’acqua, dove i lanciatori avevano il compito di prendere le capsule dei gas lacrimogeni per spegnerli ed evitare al gas di diffondersi. I punti realizzati nella giornata di ieri sono stati molti, troppi. La partita è ancora in corso. Mentre in serata la polizia ha circondato il parco, la situazione è precipitata dopo che la polizia ha sparato gas lacrimogeni sulla folla(per la seconda volta in un giorno) che si era ritrovata per la manifestazione delle sette indetta dalla piattaforma solidale di Taksim. Intanto, una marea di gente che mentre tossiva, rispondeva alla polizia con occhiate furibonde, con cerbottane improvvisate, mandando indietro i gas. Una resistenza che si è spostata nelle stradine laterali di Isktiklal, dove centinaia di persone sono scese per mostrare il loro dissenso, il loro diritto a vivere in un paese che protegge la libertà d’espressione, di critica e di rispetto per le naturali differenze umane.

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La radio del parco ha continuato la diretta in condizioni al limite della sicurezza. Elmetti, mascherine e maschere sono stati le divise onnipresenti per ogni persona che ha camminato per le strade di Istanbul. Un’altra lezione di resistenza, che mi fa sentire onorata di poter condividere con queste persone. Dopo ogni attacco di gas lacrimogeno c’è sempre stata una porta aperta di una casa, o un pub per darci rifugio. In uno di questi rifugi, ho incontrato Sandy, americana dell’Arkansas che ha aperto il suo appartamento ad ogni resistente, che instancabile ci metteva sugli occhi lacrimanti e brucianti un miscuglio di antiacido e ci donava acqua fresca.

Nel suo appartamento mi sono ritrovata con tre ragazzi Siriani che sono scappati dalla loro eterna guerra civile per poter continuare a vivere e studiare in condizioni normali. Erano anche loro per strada, e con loro anche una donna sulla sessantina con sua figlia. Una signora con una dignità ed una forza immensa. “Dobbiamo lottare, questo paese ormai è diventato senza legge. Questa sera il sindaco di Istanbul ha invitato i genitori dei ragazzi del parco a farli rientrare a casa, io invece dico loro di rimanere perché non sono soli, le loro mamme e nonne combattono la stessa battaglia e non hanno paura di scendere per le strade”.
Scene di normale follia, slogan, barricate improvvisate, catene umane che si passano piastrelle per creare uno sbarramento. Il tutto insieme, dalla ragazza con un vestito elegante e una maschera a gas più grande di lei, al bambino che vive nel quartiere di Tarbasi che, nonostante non trovi più la sua famiglia con cui era venuto a manifestare, dimostra una tranquillità ed un’ intelligenza rare.

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Sentimenti contrastanti: rabbia, indignazione, speranza.

Quando guardo questa gente che ripicchetta le tende, suona la chitarra nel prato che solo il giorno prima ha visto scene di vera guerriglia, la paura, il dubbio, l’incertezza scompaiono. Questa generazione di rivolta è piena di sofferenza passata, ma ha sviluppato una reazione a catena di forza ed energia che saranno difficili da eliminare. Queste scene d’umanità sono più forti che qualsiasi cannone d’acqua, lacrimogeno, arresto e minaccia. Grido con forza che, questa gente scesa in piazza non è una minoranza, non sono né criminali né guerriglieri impazziti. Tutt’altro, sono madri, studenti universitari, commercianti, sono scrittori, e potenziali pittori, impiegati di banca e panettieri…ma prima di categorizzarli per le loro professioni, sono prima di tutto, siamo abitanti di una giungla urbana malata.

Sono cittadini Turchi, e di una parte del mondo che non accetta più di essere zittita, ammanettata per le proprie idee. La rivolta, la necessità di voler cambiare questo sistema non è stato annientato con la retata di ieri sera, è diventata forse ancora più forte. La gente sta prendendo consapevolezza che è arrivato il momento di alzarsi in piedi, di scendere per le strade e reclamare i propri diritti. Come ha scritto uno dei famosi editori Turchi, che in questi giorni sta ricevendo minacce perché partecipante alle proteste, <

Grazie per questa lezione d’umanità, grazie alle mie compagne e compagni di rivolta Turchi e internazionali per aver condiviso le loro emozioni, cibo, sudore con me, Grazie a questa Turchia che ancora una volta mi ha dato una grande lezione di resistenza. Nena News

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