da Istanbul
Sara DatturiLe proteste continuano nei quartieri esterni di Istanbul come quello di Gazi, dove vive la minoranza alevita. I quartieri vicino all’aeroporto con i loro alti palazzoni costruiti da TOKI (il ministero che si occupa dello sviluppo e l’amministrazione delle case popolari) è in rivolta. Anche loro partecipano alla protesta, rivendicano il diritto a esistere e partecipare alla città. La necessità innata di sentirsi partecipi, accettati dentro questa società Turca così eterogenea e complessa.
Ataturk, padre della patria laica, che è riuscito con i suoi limiti e contraddizioni a portare sotto la stessa bandiera, un’intera popolazione viene utilizzato per criticare ed unire questa massa di proteste. In questa seconda domenica di rivoluzione, tante bandiere Turche, slogan marciano unite verso Taksim e Gezi park per rivendicare il loro dissenso verso questo governo e le sue politiche, per festeggiare la ritrovata consapevolezza di essere insieme in questa lotta. Ci sono così tante sfumature in questa piazza, in questo parco riconquistato e ottenuto dopo giornate di lotta. Dall’inizio delle proteste, la Piattaforma solidale di Gezi è diventata l’attore principale di dialogo con la parte istituzionale.
Sono tanti i movimenti che ci confluiscono e le decisioni per il futuro di questa nuovo progetto sono incerte, criptiche, offuscate. Ci sono tanti rumori tra la gente. Sembra che la polizia sgombererà nella mattinata di domani ma solo la piazza e non il parco. Da un lato c’è chi vuole eliminare le barricate, aprire di nuovo tutte le strade alla cittadinanza, dall’altro che ci rivendica con forza la loro presenza come strumento di resistenza e protezione. A Gezi, una comunità organizzata sta sviluppando nuove forme di collettività e di gestire il bene comune. Le strade del parco hanno ripreso nomi di rivoluzionari e giochi di parole. Tanta gente nel weekend ha visitato questo luogo, si sta interrogando sul suo ruolo di cittadino, si chiede e fa domande sul futuro non solo di una città ma di una nazione intera.
Creatività e ironia infinita hanno rivestito le strade e i muri di Taksim, Istiklak e il parco di Gezi…tanti giochi di parole fatti con gli ultimi slogan di Erdogan e sugli eventi di quest’ultima settimana. Chapul(letteralmente saccheggiare?)…che è diventato combattere per i tuoi diritti, un nuovo neologismo che è presente ovunque nelle strade.“Every day I am chapulling”. Un motto che si è tradotto anche nella vita quotidiana. Alle dieci di ogni sera in tanti quartieri della città in concomitanza con i fuochi d’artificio e le tante lanterne di cartapesta che sono lanciate in cielo, c’è una città intera che accende e spegne luci di appartamenti, suona forte le pentole in sintonia e solidarietà con una protesta che raccoglie tutti. Non più solo le minoranze che sfuggono e lottano per evitare di essere assimilate, per rivendicare il loro diritto identitario, storico e religioso bensì le strade e la Turchia come paese in cui tutti possono esprimere il loro diritto di essere ciò che sono e vogliono essere. Nelle prossime ore questo movimento dovrà affrontare grandi sfide, dove sarà incanalata allora tutta questa nuova energia e consapevolezza?
Un parco, simbolo di una sfida più grande e le nuove generazioni in prima linea che chiedono di essere ascoltate e integrate in questa politica autoritaria e centralizzata.
Sognano ma hanno i piedi per terra. Provano cucine solari per preparare i loro pranzi, si sporcano le mani per piantare nuovi fiori, aprono librerie a cielo aperto e suonano insieme canzoni al ritmo di cucchiai e pentole. Giovani aperti, accoglienti, intelligenti, capaci di leggere l’anima di un’intera nazione, di indirizzare questo consenso in una forza dirompente, rivoluzionaria nei suoi metodi d’azione.
Una mamma, in una lettera aperta al presidente Erdogan, ringrazia suo figlio, simbolo di un’intera generazione, con queste parole: <
Un parco che ancora oggi, come dice Azer, ventiduenne giocoliera di Gezi Park di Hrant Dink Caddesi (strada), diventa il simbolo di una nuova Turchia più giusta, solidale, libera di gioire, creare, distruggere e ricostruire il futuro di questo imperfetto e folle paese. Nena News