L’Africa in vendita
Top

L’Africa in vendita

Stati e multinazionali acquistano a prezzi stracciati terre fertili nei paesi in via di sviluppo.

L’Africa in vendita
Preroll

redazione Modifica articolo

28 Aprile 2012 - 10.30


ATF

Il territorio agricolo dell’Africa fa gola a molti. Lo dimostra il fatto che dal 2000 a oggi quasi il 5% del territorio è stato acquistato o affittato da investitori internazionali, almeno secondo quanto riportato dal più grande database pubblico internazionale esistente, lanciato ieri da una coalizione di Ong internazionali, il Landportal in collaborazione con 5 grandi centri di ricerca europei, che per la prima volta hanno reso noto l’elenco completo delle offerte di terra internazionale.

Il problema del land grabbing (l’accaparramento di vastissime estensioni di campi situati all’estero) è stato già sollevato più volte, ma ormai è un’emergenza. Governi, investitori, speculatori, stanno impoverendo sempre di più i paesi in via di sviluppo, comprando appezzamenti di terreno fertile a prezzi stracciati, e contribuendo indirettamente ad aumentare la crisi alimentare.

Secondo i ricercatori sono più di 200 milioni gli ettari di terreno venduti o affittati tra il 2000 e il 2010 e attualmente le offerte di vendita per terreni africani, asiatici e sudamericani sono più di 1000. La maggior parte delle operazioni si svolge in Africa, dove ci sono ben 754 offerte, per 56,2 mila ettari di terreno.

Leggi anche:  Il Sudafrica è disposto a svolgere un ruolo di mediazione nella guerra in Medio Oriente

E i dati confermano ciò che si è sempre temuto: i Paesi ricchi importatori di prodotti alimentari dal sud del mondo sono i maggiori acquirenti di terre coltivabili, e non creano posti di lavoro o benefici di altro genere per le comunità locali che vengono espropriate delle proprie terre. Eppure i governi dei Paesi in via di sviluppo si sono adoperati molto per pubblicizzare le vaste estensioni di terreni “inutilizzati”, che quasi mai si sono rivelati tali.
Inoltre, in molti degli appezzamenti di terra acquistati, non sono ancora stati avviati progetti agricoli di alcun tipo, il che fa pensare che il land grabbing non sia altro che un’azione meramente speculativa.

“Troppe persone vengono tenuti all’oscuro sulle offerte del territorio di massa che potrebbero distruggere le loro case ei mezzi di sussistenza- afferma Megan MacInnes, attivista di Global Witness- Le aziende dovrebbero dimostrare che non stanno facendo nulla di male”.

Ma il rapporto non dà solo cattive notizie: la relazione finale, infatti, ha rilevato anche un ruolo crescente delle economie emergenti nel panorama internazionale, e l’ascesa di un “intra-regionalismo” che coinvolge investitori provenienti dalle stesse regioni in cui si trovano i terreni. Gli imprenditori agricoli brasiliani e argentini, per esempio, preferiscono investire nei Paesi dell’America latina, mentre i sudafricani sono interessati all’est e al centro del proprio continente.

Native

Articoli correlati