Eccoci qua, finalmente votiamo, o meglio votano, io non vivo più in Iran. Ma sono iraniano e quindi per me è naturale dire che oggi “votiamo”. Ma a cosa serve questo “nostro” voto? Sono importanti queste elezioni?
Sembrerebbe di sì, visto che il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, Shoraye Negahban, nei giorni scorsi non ha impedito l’affissione di un grande manifesto per le strade di Tehran, fatto inusuale, sul quale è scritto: ” se non voterà il 50% degli aventi diritto al voto l’America attaccherà il nostro paese”. Strano. Non avevano detto, proprio loro, che mai nessuno avrebbe osato attaccare il grande Iran?
Il sospetto che questo voto conti ha avuto poi un’altra conferma, sempre di Shoraye Negahban. Questa mattina, di buon’ora, hanno dichiarato che l’affluenza alle urne è salita del’ 8 – 9% . Faranno anche gli exit-poll?
Sembra di no, ma quando tre giorni fa Khamenei è apparso in televisione per dire che la cosa importante è votare, meno importante chi si voterà, mi sono detto, “vuoi vedere che fanno gli exit poll sull’affluenza alle urne?”
Manifesti, annunci di affluenza in crescita, appelli ad andare alle urne da parte delle guida suprema, tutto anomalo: come il silenzio di Ahmadinejad. A lui piace parlare, si sa, ma in queste ultimi giorni è stato inusualmente taciturno, poi ha reso noti i nomi di una trentina di candidati a lui “graditi”.
Per capire tutta questa attenzione bisogna considerare che per la prima volta nella storia della Repubblica Islamica due partiti molto importanti, Jebhe Mosharekat e Mojahedin Enghelab Eslami boicottano il voto.
Inoltre è la prima volta che si torna alle urne dopo il bagno di sangue seguito alla fraudolenta rielezione di Ahmadinejad. Dimostrare che tutto è passato, che la gente torna felice alle urne conta per loro, no?
Ancor più se si tiene conto che i leader dell’opposizione “verde”, Karrubi e Musawi, sono ancora in prigione, senza diritti, perché sarebbero due antirivoluzionari, e ovviamente due spie degli americani e degli inglesi. Li trattano senza umanità, come al resto della popolazione, ma vogliono far credere che non sia così, e quindi dicono al popolo “vieni a votare, questa è una democrazia, scegli chi vuoi che ti rappresenti”. Ecco perché poter dire che l’affluenza alle urne è stata alta è vitale per loro, per il regime. Ma lo sapremo quanti voteranno davvero?