Nonostante il numero delle donne elette al nuovo Parlamento turco sia cresciuto da 50 a 78 con una percentuale del 14 per cento dei 550 seggi (nel 2007 rappresentavano il 9 per cento), le associazioni femminili turche sono poco soddisfatte del risultato finale, e sottolineano lo squilibrio di genere nella Grande Assemblea Nazionale (TBMM). I deputati eletti sono infatti ben 472 contro 78 deputate donne: 45 elette nelle liste dell’Akp, il Partito della Giustizia e dello sviluppo del premier rieletto Recep Tayyp Erdogan¸ 19 dal CHP, 3 dal MHP, il partito della destra ultranzionlista, e 11 dalla coalizione Lavoro, Democrazia e Libertà. Tra esse, c’è anche la curda Leyla Zana, eletta tra gli indipendenti dopo la messa al bando del suo partito. Leyla ha scontato 10 anni di prigione per aver ‘osato’ prestare giuramento nella lingua curda quando, nel 1991, fu la prima curda a mettere piede nel Parlamento turco.
43 sono le province dove non è stata eletta nessuna donna.
“Le nostre previsioni più pessimistiche si sono avverate”, ha dichiarato al magazine Bianet Çiğdem Aydin, presidente di Kader, associazione per il sostegno e l’istruzione delle donne,” ma serve a poco essere tristi…quando le donne candidate non vengono collocate in posti appropriati della lista, il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi, indipendentemente dal numero delle candidate.”.
Durante la corsa elettorale, Kader aveva lanciato una campagna per esigere la pari rappresentanza parlamentare ” almeno 275 donne per la vera democrazia, la nuova costituzione e per superare tutti gli ostacoli alla parità uomo-donna”.
Adesso Aydin, benchè delusa, si dichiara comunque non senza speranza, “ alcune delle donne elette erano già parlamentari nella scorsa legislatura, altre sono state elette per la prima e il loro dossier di lavoro è in stretta connessione con le questioni delle donne. Spero che saremo in grado di svolgere un lavoro efficace con i loro sostegno”.
La presidente di Kader considera l’inserimento della questione della parità nella progettazione della nuova Costituzione una delle sfide più importanti per il Parlamento appena eletto, “una Costituzione che non considera le esigenze delle donne sarebbe inaccettabile”.
“La nostra maggiore preoccupazione oggi”, spiega ancora Aydın, “riguarda il nuovo ministero della Famiglia e delle Politiche Sociali che ha assorbito quello per le Donne, abolito nonostante il parere contrario delle associazioni femminili. Questo Ministero deve definire i suoi compiti, e vorremmo capire come verranno posizionati all’interno della struttura i problemi delle donne”.
Lo scioglimento del ministero della Donna nel ministero della Famiglia e delle Politiche sociali era stato annunciato da Erdogan durante la campagna elettorale e mantenuto nonostante l’opposizione delle organizzazioni femminili che, il 6 giugni scorso, avevano presentato al premier oltre 3000 firme raccolte contro la sua proposta.
A sostegno del No, le donne hanno invocato anche gli accordi internazionali e l’acquis giuridico dell’Unione europea che dà al governo la responsabilità di perseguire politiche di genere che rafforzino la parità, ed azioni specifiche contro la violenza sulle donne. Abolendo il ministero sulla Donna di fatto si sono poste le premesse per l’eliminazione dei meccanismi necessari a garantire la parità di genere, “poiché le donne vengono posizionate non come individui ma come elementi della famiglia.”.
“ La violenza contro le donne deriva da problemi all’interno della famiglia”, spiega a questo proposito Hülya Gülbahar, Piattaforma per i meccanismi di uguaglianza, “ tutte le decisioni del tribunale internazionale sottolineano che la violenza è un indicatore di violazioni dei diritti umani, discriminazione e disuguaglianza tra uomini e donne. Almeno cinque donne vengono uccise ogni giorno in Turchia, e nonostante questo il ministero delle donne è stato abolito. Un preannuncio della fine delle politiche nazionali relative alla parità di genere, ed una palese violazione di tutti gli accordi internazionali firmati dalla Turchia”.
Alle nuove parlamentari elette, le organizzazioni femminili turche, con Kader in testa, chiedono già da subito “di sostenere una Costituzione concentrata sui diritti degli individui, rispettosa della parità, e che venga modificata la legge n. 4.320 per la protezione della famiglia secondo le proposte avanzate dalle donne”.
Chiedono inoltre che ci sia almeno un 50 donne per cento nel personale dirigente dei ministeri e tra il personale direttivo dei consigli e governatori.