Overturismo, Corsica sotto assedio: Jérôme Ferrari racconta la devastazione dell’isola e della sua identità
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Overturismo, Corsica sotto assedio: Jérôme Ferrari racconta la devastazione dell’isola e della sua identità

North Sentinel di Jérôme Ferrari non è una guida turistica, ma vanta più di qualcosa in grado di spingere il lettore ad approfondire il discorso.

Overturismo, Corsica sotto assedio: Jérôme Ferrari racconta la devastazione dell’isola e della sua identità
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1 Agosto 2026 - 20.30


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di Rock Reynolds

Le vacanze di massa sono alle porte e si sente sempre più spesso parlare di “over-turismo”. Fino a qualche tempo fa, molte località italiane avrebbero agognato tale condizione, nella per lo più falsa convinzione che l’equivalenza aumento del turismo e aumento del benessere fosse assoluta, insindacabile.

Eppure, tale assioma oggi fa abbondantemente acqua da tutte le parti, scricchiola come fasciame marcio di una bagnarola in difficoltà. Si potrebbe puntare il dito contro avidità e globalizzazione di gusti e costumi e non si sarebbe certo lontani dal bersaglio. Chi non ha visto con una certa inquietudine, se non autentico raccapriccio, filmati di enormi navi da crociera che si immettono nel Canal Grande di Venezia, vomitando torme di turisti armati di bastoni per selfie e voglia di farsene uno con il Ponte dei Sospiri alle spalle, magari dopo essersi comprati un orrendo animaletto in vetro di Murano? E chi non ha imprecato senza freni dovendosi aprire un varco a spallate e dovendo incassare più gomitate di quante ne abbia assestate in un vicolo di un paesino storico della Toscana, nella piazzetta di Capri, di fronte alla Fontana di Trevi a Roma o in coda per entrare nella Galleria degli Uffizi a Firenze?

Siccome, banalmente, tutto il mondo è paese, questa triste condizione non è un’esclusiva dello Stivale, ma sta attecchendo un po’ ovunque, naturalmente in località prese di mira dai turisti. In Europa, più che altrove, ovviamente.

Pure in Corsica? Certamente, almeno a giudicare da uno splendido libro che fatico a definire una raccolta di racconti, ma che non posso nemmeno etichettare come un vero e proprio romanzo. Perché tra quelle storie c’è un filo rosso chiarissimo. North Sentinel (edizioni e/o, traduzione di Alberto Bracci Testasecca, pagg 160, euro 18) di Jérôme Ferrari, si apre con un fatto di sangue: «quell’imbecille del giovane Alexandre… non ha trovato niente di meglio da fare che accoltellare Alban Genevey… che conosceva fin da bambino, accoltellarlo in mezzo alla strada, al porto, davanti a una folla attenta di testimoni avvinazzati».

Grazie a una capacità di scrittura sopraffina, Ferrari ricostruisce le vicende della potente famiglia corsa dei Romani, dedita al crimine da generazioni. Alexandre Romani non ne è che l’ultimo rampollo, viziato e debosciato, la cui scarsa virtù persino nell’esercizio del ruolo di erede di un polo criminoso, viene tacitamente ascritta al cambiamento socio-demografico dell’isola, sempre più meta di un turismo bulimico, talmente incentrato su un consumo usa e getta degli elementi più classici dell’identità corsa, da spegnerne l’autenticità e dal macchiarne indelebilmente la coscienza più vera.

E dire che la Corsica e la sua unicità storica, geografica e antropologica hanno iniziato a intrigarmi fin da bambino, dopo aver letto Asterix in Corsica, una delle avventure più divertenti e illuminanti dell’eroe gallico. Da giovane lettore, le immagini della macchia mediterranea, i sapori e gli aromi trasmessi dal fumetto e il carattere fiero e ribelle del popolo corso tratteggiato dalle parole degli autori hanno esercitato su di me un fascino indelebile. Ciononostante, non ho mai messo piede su quell’isola francese e in qualche modo italiana, ma pure talmente a se stante da non poter essere etichettata in alcun modo. Nemmeno la Sardegna, contigua alla Corsica e vicina per molti versi, ha tratti del tutto accostabili.

Naturalmente, North Sentinel di Jérôme Ferrari non è una guida turistica, ma vanta più di qualcosa in grado di spingere il lettore ad approfondire il discorso.

E chiunque si sia mai posto delle domande sulla liceità di trasformare intere comunità in gabbie turistiche in cui la popolazione locale gode di vantaggi economici, ma si vede sottrarre progressivamente libertà e spazi – con privilegi ovviamente appannaggio di pochi – e rischia di auto-confinarsi in prigioni a cielo aperto, troverà nelle storie raccontate da Ferrari spunti importanti.

Attenzione, però: North Sentinel è molto di più di un modo per affrontare il tema scottante dell’over-turismo, alimentato com’è soprattutto dalla voglia di narrare la storia di una famiglia malavitosa e i drammi e le gioie dei suoi esponenti nel tempo.

La critica più che velata dell’insensatezza e scarsa lungimiranza delle politiche di sfruttamento turistico del territorio c’è e come: cercare responsabilità più o meno chiare per i disastri che sono sotto gli occhi di tutti è uno dei compiti di ogni romanziere “politico” che si rispetti. Ferrari non si tira certo indietro: «non si può negare che se qualche anonimo indiano caraibico, in un lampo di salvifica lucidità, avesse spaccato la testa a Cristoforo Colombo invece di ascoltarlo con fatale curiosità mentre raccontava le sue sciocchezze agitando crocifissi e perline, dovremmo considerarlo un eroe benefattore per sempre ignorato del genere umano. Chiaramente, lo stesso ragionamento è valido qualunque sia il paese dell’indigeno, qualunque sia la provenienza del viaggiatore».

Insomma, così va spesso il mondo… voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo, recitava Alessandro Manzoni in tempi non sospetti.

Chissà cosa direbbe oggi della calata dei barbari su località balneari e città d’arte?

Si potrebbe obiettare che girare il mondo abbia sempre effetti virtuosi, quantomeno avvicinando un numero crescente di persone a storie e usanze diverse. È un dilemma simile a quello della lettura: meglio leggere un libro brutto o non leggere proprio?

Come sempre, è la qualità della prosa di Ferrari, intrisa di sarcasmo e spesso costruita attraverso pagine in cui il flusso di coscienza tende a monopolizzare la narrazione, a fare la differenza: «una follia collettiva spingeva ormai ad ammassarsi sulle spiagge orde sempre più compatte di deficienti in estasi che venivano qui a coltivare i loro futuri melanomi spalmandosi di olio di monoi e grasso da mungitura sotto il sole cocente, farsi pungere da zanzare e vespe insaziabili, condividere miasmi e micosi nel tiepido brodo mediterraneo, e per giunta erano pronti a pagare per farlo». Un quadro che ci riporta con la memoria a certi film italiani di evasione in cui protagonista è la voglia insensata di staccare un cervello di per sé quasi anestetizzato dalla quotidianità e dall’aurea mediocrità, magari su una sovraffollata spiaggia dell’Adriatico o della Versilia.

La lucidità di Ferrari, malgrado una certa inclinazione alla sovrabbondanza stilistica e l’uso frequente del flusso di coscienza, con intere pagine senza segni di interpunzione, è evidente: un autore da seguire con attenzione.

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