Dal Msi a Ordine Nuovo: chi è Maurizio Tramonte il fascista condannato per la strage di Brescia di 50 anni fa
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Dal Msi a Ordine Nuovo: chi è Maurizio Tramonte il fascista condannato per la strage di Brescia di 50 anni fa

Iscritto al Msi, poi passato a Ordine Nuovo e anche informatore del Sid con il nome in codice di Fonte Tritone. Poi la sua condanna per la strage di Brescia

Dal Msi a Ordine Nuovo: chi è Maurizio Tramonte il fascista condannato per la strage di Brescia di 50 anni fa
Maurizio Tramonte estradato dal Portogallo
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28 Maggio 2024 - 08.45


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Maurizio Tramonte, un ex militante di estrema destra veneta ha svolto un ruolo chiave nel processo di piazza Loggia a Brescia. Nel 2017 è stato condannato all’ergastolo come esecutore materiale della strage avvenuta il 28 maggio 1974, che ha causato otto morti e 102 feriti.

La sua collaborazione con i servizi segreti italiani, nota come “Fonte Tritone”, è emersa nella seconda metà degli anni Novanta durante le indagini sull’identità di un infiltrato misterioso nell’estrema destra veneta. 

Tramonte ha iniziato una collaborazione con il capitano del Ros, Massimo Giraudo, che indagava sulle stragi fasciste, rivelando dettagli sull’attentato al fine di proteggersi dalle indagini e dal processo. Aveva affermato di aver già rivelato tutto in precedenza al suo manovratore di nome Alberto. Ma questo Alberto non esisteva e così i carabinieri hanno capito che Tramonte mentiva.

Nel 2002, dopo essere stato smascherato e privato del suo alibi, la fonte Tritone aveva ritrattato tutto, ma le sue informazioni e le confessioni fatte in tribunale, compresse quelle nel processo per la strage di piazza Fontana, furono considerate credibili. Insieme alle testimonianze di due compagni di cella che hanno raccolto la sua confessione sull’implicazione nell’attentato di piazza Loggia, le  informazioni hanno contribuito alla sua condanna all’ergastolo, che ora sta cercando di far annullare.

Durante la strage di piazza Loggia, Tramonte era un ventenne attivo nel movimento neofascista Ordine Nuovo, fondato nel 1969 da ex membri del Centro Studi Ordine Nuovo di Clemente Graziani, che avevano lasciato il Movimento Sociale Italiano (MSI). Era originario di Camposampiero, in provincia di Padova, ed è entrato nell’MSI da adolescente. Tra gli anni ’60 e ’70 è diventato un informatore dei servizi segreti con il nome in codice “Fonte Tritone”. Una perizia fotografica ha identificato Tramonte in una foto scattata poco dopo l’esplosione dell’ordigno.

Nel 2005 Tramonte è stato processato insieme ad altri cinque imputati principali per la strage, ma è stato inizialmente assolto e non è stato processato a causa della prescrizione del reato. Tuttavia, nel 2014 la Corte di Cassazione ha annullato le assoluzioni di Tramonte e di uno degli imputati, Carlo Maria Maggi. Il 22 luglio 2015, entrambi sono stati condannati all’ergastolo.

Dal Msi a Ordine Nuovo a informatore del Sud

Maurizio Tramonte è nato il 4 agosto 1952 a Camposampiero, in provincia di Padova. Da adolescente, si è affiliato all’MSI (Movimento Sociale Italiano) e tra gli anni Sessanta e Settanta è diventato un informatore dei servizi segreti italiani (SID) con il nome in codice di “Fonte Tritone”. Una perizia condotta dalla procura di Brescia l’ha identificato in una fotografia scattata poco dopo l’esplosione dell’ordigno durante la strage. Dopo l’attentato, Tramonte si è trasferito a Matera.

Nel 2005, Tramonte è stato processato insieme ad altri cinque principali imputati della strage di piazza Loggia: Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Pino Rauti, Francesco Delfino e Giovanni Maifredi. Inizialmente, è stato assolto e non è stato processato a causa della prescrizione del reato. Tuttavia, nel 2014, la Corte di Cassazione ha annullato le assoluzioni di Maggi e Tramonte. Il 22 luglio 2015, entrambi sono stati condannati all’ergastolo.

La condanna definitiva è arrivata il 20 giugno 2017. Fino a pochi giorni prima, Tramonte era a Brescia, dove gestiva un’agenzia immobiliare, ma poi ha cercato di fuggire in Portogallo. Tuttavia, è stato arrestato a Fatima ed estradato nel dicembre dello stesso anno. Al momento dell’arresto, ha dichiarato: “Non stavo scappando, se avessi voluto farlo, l’avrei fatto anni prima”. 

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