Dalla parte dei "pacifinti" messi al muro mediatico da chi la guerra l'ha vista in cartolina
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Dalla parte dei "pacifinti" messi al muro mediatico da chi la guerra l'ha vista in cartolina

Quelli che, per dirla con Papa Francesco, sono convinti che “la pace costruita sulle macerie non sarà mai una vera vittoria”

Dalla parte dei "pacifinti" messi al muro mediatico da chi la guerra l'ha vista in cartolina
Pacifisti
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

25 Febbraio 2023 - 18.04


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Insultati, derisi, additati al pubblico ludibrio. I “pacifinti”. I “pacifisti filo putiniani”. I “pacifisti sulla pelle degli altri”. Quelli che continuano a sostenere che la guerra non si sconfigge con la guerra. Quelli che, per dirla con Papa Francesco, sono convinti che “la pace costruita sulle macerie non sarà mai una vera vittoria”. Li hanno accusati delle peggiori nefandezze. La batteria di fuoco mediatico orientata contro questi “sodali di Putin” è impressionante. Ma quello che più impressiona, e per chi scrive indigna, non è tanto la criminalizzazione del movimento pacifista. E’ la banalizzazione delle sue posizioni. E’ il liquidare con un alzata di sopracciglio o una invettiva verbale riflessioni che sono il portato dell’esperienza collettiva di quanti hanno creduto e praticato la non violenza. I “pacifinti” nel migliore dei casi sono dei poveri illusi, ma nelle esecuzioni mediatiche di massa sono dipinti come dei miserabili paurosi ai quali non importa un fico secco degli ucraini morti nella guerra di aggressione russa. Pur di metterli al muro mediatico, anche in una “sinistra” politically correct, si arriva a lodare il “coraggio” interventista di Giorgia Meloni. 

Eppure il vento soffia ancora

Da una nota di Rete italiana pace e disarmo e Sbilanciamoci! “Striscioni colorati, momenti di silenzio, fiaccolate, marce di Pace, interventi degli esponenti delle organizzazioni della società civile, canti, sit-in e flash-mob. Sono queste le iniziative che hanno animato le piazze delle 75 città italiane che si sono attivate per la Pace nella prima delle giornate di mobilitazione promosse dalla Coalizione Europe for Peace per chiedere alla politica (a partire da Governo e Parlamento italiani) uno sforzo di pace per l’Ucraina e per tutte le situazioni di guerra nel mondo. Eventi di piazza convocati nel primo anniversario dell’invasione russa del 24 Febbraio 2022: una violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale che chiede giustizia immediata.

La risposta è stata significativa, come prevedibile dopo il successo delle iniziative preparatorie svoltesi nei giorni precedenti al 24 febbraio: oltre 40.000 persone si sono ritrovate negli appuntamenti organizzati dalle strutture locali delle organizzazioni aderenti ad Europe For Peace. Migliaia di attivisti ma anche semplici cittadini sono scesi in piazza a Milano, Palermo, Torino, Padova, Verona, Bologna, Genova, Cagliari, Sondrio, Mantova, La Spezia, Modena, Reggio Calabria… e in tanti altri centri medi e piccoli sparsi per la Penisola. Per rilanciare le richieste di Pace condivise ed ascoltare le riflessioni e le proposte di “Europe For Peace”: “Le guerre e le armi puntano alla vittoria sul nemico ma non portano alla pace: tendono a diventare permanenti e a causare solo nuove sofferenze per le popolazioni. Bisogna invece far vincere la pace, ripristinare il diritto violato, garantire la sicurezza condivisa. Non esiste guerra giusta, solo la pace è giusta. La guerra la fanno gli eserciti, la pace la fanno i popoli”.

Anche oggi, sabato 25 febbraio,  saranno oltre 40 le città coinvolte dalle iniziative di mobilitazione collettiva per la Pace, con i principali appuntamenti ad Ancona, Bari, Caserta, Catania, Como, Firenze, Lecce, Napoli, Torino, Trento, Treviso, Udine. Senza dimenticare l’evento promosso nel pomeriggio a Roma dalla coalizione nazionale: una fiaccolata di Pace che si concluderà al Campidoglio con gli interventi degli esponenti di “Europe For Peace”.

Scrive Riccardo Michelucci su Avvenire: “La memoria riporta inevitabilmente a quanto avvenne vent’anni fa, il 15 febbraio 2003, quando oltre cento milioni di persone scesero in piazza in ogni parte del mondo per invocare la pace in Iraq. Quel grande movimento, che fu definito «la seconda superpotenza mondiale», non riuscì a fermare la guerra ma sedimentò in ampi strati popolari la consapevolezza di quanto fossero a volte contrapposti gli interessi delle persone e quelli degli Stati. 

Anche in questo fine settimana, nel primo anniversario dell’attacco russo all’Ucraina, si terranno decine di manifestazioni per la pace in tutta Europa e anche oltreoceano. Non saranno gigantesche come quelle di vent’anni fa perché anche il movimento pacifista sconta la crisi della partecipazione politica ma daranno comunque la misura di quanto l’opinione pubblica occidentale senta con urgenza la necessità di individuare una via d’uscita negoziale al conflitto russo-ucraino.

Già negli ultimi mesi si è registrata una crescita esponenziale delle mobilitazioni mosse dalla convinzione che la strada dei colloqui di pace sia ormai l’unica percorribile. 

Una settimana fa, oltre 10mila persone hanno manifestato a Monaco di Baviera mentre i leader politici mondiali riuniti in città per la Conferenza sulla sicurezza promettevano di intensificare il sostegno militare all’Ucraina. Altre mobilitazioni di protesta si sono tenute in Franciacontro l’invio di armi da parte del governo di Parigi. È stato il preludio della tre giorni di mobilitazioni indetta a livello internazionale in questo weekend dalla coalizione “Europe for Peace”.

«Nell’ultimo anno – denuncia Kate Hudson, segretario generale della Campagna per il disarmo nucleare – sono cresciuti enormemente i rischi nucleari ma i leader mondiali sembrano non rendersene conto e pensano solo a rifornire l’Ucraina con armi sempre più pesanti. Nel primo anniversario di questa guerra terribile, i cittadini di tutta Europa uniranno le loro voci chiedendo la pace attraverso il dialogo. Non esiste altro modo. Continuando ad armare l’Ucraina non si farà altro che gettare nuova benzina sul fuoco». 

Hudson parteciperà a uno dei raduni più importanti previsti in questi giorni: quello organizzato oggi a Londra dalla coalizione Stop the War e dagli attivisti della Campagna per il disarmo nucleare. Il ritrovo è alle 12 in Portland place, davanti alla sede della Bbc, da dove partirà un corteo diretto a Trafalgar Square dietro uno striscione con la scritta “Peace Talks Now” (“Colloqui di pace subito”). Dal palco interverranno, tra gli altri, il musicista e presidente di “Stop the War”, Brian Eno, lo scrittore Tariq Ali e la deputata britannica indipendente Claudia Webbe. 

Sempre nel Regno Unito sono previste iniziative a Manchester, Birmingham, Glasgowmentre a Edimburgo si è tenuta ieri sera una veglia nel centro cittadino per chiedere l’avvio immediato dei colloqui di pace.

Oltre una ventina di appuntamenti si terranno anche nelle principali città della Germania, da Monaco a Stoccarda, da Francoforte ad Amburgo, da Bonn a Karlsruhe. A Berlinoi pacifisti si raduneranno oggi alle 14 sotto la Porta di Brandeburgo. Un’ora dopo scenderanno in piazza anche a Parigi, di fronte al Centre Pompidou, per una manifestazione nazionale cui faranno da eco eventi simili in altre città francesi, tra cui Rennes, Tours, Digione, Cannes, Nizza e Avignone. 

Lo stesso avverrà in Spagna: a Madrid un corteo partirà oggi alle 12 da Plaza de Callao per raggiungere il palazzo del Ministero degli esteri e ci saranno iniziative anche in una ventina di altre città spagnole. 

Manifestazioni e appelli al dialogo saranno lanciati, sempre nell’ambito di “Europe for Peace”, a Bruxelles, Vienna, Amsterdam, Zurigo e Zagabria, mentre Lisbona e altre città portoghesi hanno manifestato nel fine settimana scorso. La mobilitazione per la pace in Ucraina si sta intensificando anche al di là dell’oceano. 

Domenica scorsa  – conclude Michelucci  – alcune migliaia di persone hanno manifestato a Washington chiedendo al governo degli Stati Uniti di interrompere il sostegno militare all’Ucraina e di intensificare gli sforzi diplomatici. Oggi e domani, infine, sono previsti eventi contro la guerra a New York, Boston, San Francisco, Filadelfia e in molte altre città statunitensi e canadesi”.

Domanda: sono tutti “pacifinti”.

Stefano Feltri non ha dubbi. “Un anno di guerra certifica l’inutilità del nuovo pacifismo”, sentenzia in un editoriale il direttore del Domani. A differenza di tanti censori con l’elmetto, Domenico Quirico, storico inviato de La Stampa, le guerre le ha raccontate dal campo, e ne porta addosso ancora le ferite nell’animo. Non so se gli strateghi da salotto, quelli che una guerra non l’hanno mai frequentata, considerino anche Quirico un “pacifinto” cacadubbi. Nei giorni scorsi, ha detto: “Chi vuole il negoziato non è un pacifista pauroso. La tecnica della pace richiede coraggio e determinazione”. E, aggiungiamo noi, il riconoscimento delle posizioni dell’altro da sé. Senza demonizzarlo. Senza banalizzarlo. Senza considerarlo un venduto, un fifone o un utile idiota al servizio del “nuovo Hitler” di Mosca. E’ chiedere troppo?

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