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Oggi è 8 dicembre e festeggiamo ancora il mito della donna vergine e sottomessa

Fa un po' di paura a pensarci che nel 2022 lo Stato laico si fermi e blocchi la propria economia per omaggiare la concezione stessa di donna sottomessa e privata della sua sessualità. 

Madonna
Immacolata concezione

Claudia Sarritzu Modifica articolo

8 Dicembre 2022 - 15.35


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Oggi festeggiamo il dogma dell’Immacolata Concezione. L’Italia non va a scuola, chiude gli uffici, riduce le corse dei mezzi pubblici, si ferma un intero Paese per ricordarci che il modello universale da seguire se nasci femmina è quello della Madonna, madre di Dio, pura per eccellenza, migliore di tutte noi, vergine e incontaminata. Una donna santa perché non ha mai fatto sesso, dunque non ha mai provato piacere. 

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Fa un po’ di paura a pensarci che nel 2022 lo Stato laico si fermi e blocchi la propria economia per omaggiare la concezione stessa di donna sottomessa e privata della sua sessualità. 

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L’8 dicembre si festeggia il concepimento senza peccato di Maria e si ribadisce anno dopo anno, secolo dopo secolo la misoginia e il terrore della sessualità che tutte le religione e in particolare il cattolicesimo professano da millenni. Con Maria che è diventata Madonna la Chiesa ha costruito un modello di donna da imitare dopo la sciagura di Eva. 

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Maria non è umana, lo è meno di Cristo perché a lei non è stato concesso neppure di morire, nessuno sa quando e come è morta la mamma di Gesù. La sua figura è stata costruita a tavolino da una Religione di uomini per far sentire tutte le donne peccatrici, indegne, incapaci anche solo lontanamente di avvicinarsi alla sua santità. Qualsiasi nostro sforzo sarà vano, perché nessuna di noi potrà mettere al mondo da vergine. E’ più pura di Dio, mai un passo falso, mai uno scatto d’ira, mai un dubbio o un timore. 

Maria non parla, le uniche sue parole sono quel Sì all’arcangelo Gabriele: a soli 15 anni diventa un’incubatrice per un Dio inventato da e per gli uomini. E oggi, ancora oggi, siamo qui a festeggiare questo modello di donna asservita e senza diritti, muta e inumana che continua senza volerlo a condizionare la nostra cultura che suddivide le femmine in sante e puttane. Che crediamo o meno in Cristo, oggi l’Italia ci ha costretto a celebrare la sottomissione del genere femminile, a pochi giorni dal 25 novembre – giorno internazionale contro la violenza sulle donne. 

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