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Salta l'incontro Kirill-Francesco, ma il dialogo tra il Vaticano e Mosca non è del tutto perduto

L'incontro è possibile, ma richiederebbe una indiscutibile cornice. Sembra quasi che Mosca chieda un riconoscimento di solennità, come a legittimare se stessa e la propria autorevolezza religiosa e spirituale.

Salta l'incontro Kirill-Francesco, ma il dialogo tra il Vaticano e Mosca non è del tutto perduto
Il patriarca Kirill

Riccardo Cristiano Modifica articolo

25 Agosto 2022 - 10.23


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Guarda caso Mosca ha detto “Nyet”. Ma la decisione del patriarcato di Mosca di annunciare con molto anticipo che il patriarca Kirill non parteciperà all’incontro dei leader religiosi in Kazakistan, che avverrà a metà settembre e al quale sarà presente Papa Francesco e che quindi l’ipotizzato incontro tra i due non avrà luogo gela davvero le speranze di una mediazione pontificia, nonostante gli evidenti sforzi del Vaticano di mantenere un profilo “super partes” capace di consentire uno spazio negoziale? 

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Leggendo bene il testo sembra che non tutto sia perduto. Il comunicato moscovita, divulgato dal responsabile delle relazioni internazionali del patriarcato, metropolita Antony, infatti sottolinea espressamente che un incontro del genere avrebbe un enorme risalto e valore in sé e quindi non può avvenire a latere di altra occasione. Dunque l’incontro è possibile, ma richiederebbe una indiscutibile cornice. Sembra quasi che Mosca chieda un riconoscimento di solennità, come a legittimare se stessa e la propria autorevolezza religiosa e spirituale. Un’autorevolezza che alcune affermazioni del patriarca hanno messo in discussione agli occhi di molti. 

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Quindi in questa affermazione potrebbe leggersi uno strascico di risentimento per le parole di Francesco, che pur non avendo lesinato alcuno sforzo per mantenere la porta aperta a Mosca non ha voluto tacere il disappunto per l’aperto sostegno di Kirill alla guerra. Da leggere bene è anche un altro passaggio del comunicato moscovita:  “l’incontro dovrebbe essere preparato con la massima cura, il suo ordine del giorno deve essere concordato, il documento che ne risulta deve essere pensato in anticipo”. 

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Si sa da sempre che è così per tutti i vertici di tale importanza, ma chiedere ufficialmente che un comunicato del genere, su un incontro dove occorre confrontarsi su come superare una tragedia che sta sconvolgendo l’intero pianeta,  venga redatto in anticipo risulta quasi indice di preoccupazione dei suoi possibili esiti e quindi richiedere maggiori convergenze in anticipo. 

Il passaggio successivo poi sembra quasi rivendicare  che è Mosca la parte “disponibile”.  Il metropolita Antony infatti sostiene che si era già pensato a un incontro, che avrebbe dovuto aver luogo a luglio a Gerusalemme, “tuttavia, questa primavera, con nostra profonda sorpresa, il Vaticano ha annunciato pubblicamente che i preparativi per l’incontro erano stati sospesi e che l’incontro stesso non avrebbe avuto luogo”. 

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Questa ovviamente è la versione di Mosca, che non svela cosa accadde e che come tale va letta. Ma cosa vuol dire? Gli sforzi del papa e della diplomazia vaticana non sembra proprio che siano stati vani. 

Se si considera da quali posizioni era partito il patriarcato di Mosca,  quale intransigenza era stata affermata  davanti al conflitto, al suo valore “metafisico”, come ebbe a dire lo stesso patriarca Kirill, sembra potersi dire che la fatica di Sisifo che Francesco e la Segreteria di Stato vaticana si sono voluti sobbarcare stiano producendo il risultato sperato, anche se con costi e sacrifici evidenti. 

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Quale potrebbe essere la sede di un colloquio possibile è impossibile dirlo e anche inutile cercare di capirlo. Il papa, è ben noto, ha detto di essere pronto ad andare anche a Mosca. Parole di tempo fa, che indicano la determinazione del vescovo di Roma. Quel che è abbastanza chiaro è che Mosca non ha detto un “Nyet” perentorio a Francesco. In attesa di cosa però è impossibile dirlo. Certo, Mosca potrebbe usare tutte queste parole per nascondere il fatto che si sottrae, che non accetta neanche questa volta il dialogo, che resiste nella sua rigidità. Ma questa lettura potrebbe rispondere al nostro bisogno di vedere un interlocutore impossibile e quindi indisponibile. Questo effetto potrebbe poi essere quello auspicato da possibili “falchi” nei corridoi moscoviti. 

Soggetti complessi, come certamente un patriarcato, avranno al loro interno, nonostante le purghe, tendenze diverse. Trarre però dal comunicato di ieri l’impressione che la tela faticosamente e dolosamente tessuta dai così detti “Sacri Palazzi” sia stata strappata appare una lettura superficiale e al fondo non suffragata da quanto sappiamo.  

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