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Il filo che unisce Dugin, Kirill e i cattolici anti-Bergoglio nel sostenere la guerra imperialista e religiosa di Putin

Chi benedice Putin vede in Mosca la capitale di un impero cristiano contro la corruzione materiale e morale rappresentata proprio dall’Occidente, che Mosca combatte nell’avamposto ucraino.

Il filo che unisce Dugin, Kirill e i cattolici anti-Bergoglio nel sostenere la guerra imperialista e religiosa di Putin
Il Patriarca Kirill e Putin

Riccardo Cristiano Modifica articolo

23 Marzo 2022 - 14.26


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Le polemiche che hanno accompagnato l’intervento del presidente ucraino davanti a deputati e senatori italiani hanno fatto parlare molti dell’esistenza di un’area più o meno simpatizzante per Vladimir Putin. La discussione non è accademica e riguarda un mondo certamente variegato, con posizioni anche diverse al suo interno. Si va da chi vede le ragioni di Putin, a chi vede i pericoli di schierarsi troppo apertamente contro di lui, da chi ritiene che armare gli ucraini sia pericoloso, a chi invece sembra tornare al senso del vecchio slogan dei tempi della paura di una guerra nucleare con l’Urss quando si disse “meglio rossi che morti”. L’importante dunque sarebbe sopravvivere, non vivere. 

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In queste posizioni entra, dal campo che fu della sinistra organizzata, anche un’ostilità prioritaria e profonda la Nato. Le sfumature insomma sono numerose e le priorità diverse, ma è molto strano che in questo confronto non entri la religione. Da Mosca infatti Putin citando il Vangelo nel suo discorso pubblico davanti a centinaia di migliaia di persone, il Patriarca di Mosca Kirill parlando di conflitto sui destini dell’umanità chiamata a scegliere tra il Bene e il Male, stare alla destra o alla sinistra del Padre, e l’ideologo più caro al Cremlino, Alexandr Dugin, che ha parlato in termini analoghi, insistono molto sul tasto religioso del conflitto che in realtà opporrebbe l’anima cristiana del mondo russo all’Occidente corrotto e vizioso. 

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Questa visione è chiaramente lontana da quella della Chiesa cattolica  e di papa Francesco, che sa che esistono il Bene e il Male, ma non esistono figli del Bene e figli del Male. Nel mondo cattolico sono tutti d’accordo? Stranamente no. Che non esistano Figli del bene e Figli del Male il cristianesimo lo sa da sempre, soprattutto grazie alla chiarissima esposizione al riguardo di Sant’Agostino.  

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Ma il noto arcivescovo Carlo Maria Viganò ha parlato più volte di lotta tra Figli delle tenebre e Figli della Luce. Il sito cattolico Settimananews.it, dei padri dehoniani, lo cita con precisione nel suo  evidente sostegno a Putin proprio per questo scontro tra Figli del bene e Figli del Male. Viganò, colui che chiese le dimissioni di Francesco per   complicità con un cardinale accusato di abusi e con il quale lui aveva partecipato, lodandolo, a banchetti pubblici pur sapendo che gli era proibito da disposizioni di Benedetto XVI che conosceva per ufficio, va capito. E per capirlo bisogna  sapere che katechon è un vocabolo greco usato da San Paolo per indicare la forza che si oppone al male, cioè all’Anticristo che agirebbe sempre nella storia. 

Ecco la citazione di Viganò, Datata 6 marzo 2022: «La crisi mondiale con cui si prepara la dissoluzione della società tradizionale ha coinvolto anche la Chiesa cattolica, la cui gerarchia è ostaggio degli apostati cortigiani del potere. C’è stato un tempo in cui i pontefici e i prelati si sono confrontati con i re senza rispetto umano. La Roma dei Cesari e dei papi è deserta e muta, come lo è stata per secoli la seconda Roma di Costantinopoli. Forse la provvidenza ha stabilito che sia Mosca, la terza Roma, ad assumere oggi dinanzi al mondo il ruolo di katechon (2Ts 2,6-7), ostacolo escatologico all’Anticristo. Se gli errori del comunismo sono stati diffusi nell’Unione Sovietica, prevalendo anche all’interno della Chiesa, Russia e Ucraina possono oggi svolgere un ruolo trascendentale nella restaurazione della civiltà cristiana, contribuendo a portare al mondo un periodo di pace da cui la Chiesa potrà anche risorgere, purificata e rinnovata nei suoi ministri».  Viganò parla di Russia e Ucraina per dire che la seconda è parte della prima, essendo Mosca la Terza Roma di cui parla, capitale politica di tutto il “mondo russo”. 

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Questa teoria è stata espressa chiaramente proprio da Dugin, che vede in Mosca la capitale di un impero cristiano contro la corruzione materiale e morale rappresentata proprio dall’Occidente, che Mosca combatte nell’avamposto ucraino. Infatti Viganò parla di “dissoluzione della società tradizionale”, della quale evidentemente i Gay Pride indicati come simbolo della peccaminosità dell’Occidente dal patriarca Kirill sono solo l’ultima riprova, gravissima a suo avviso perché dimostrazione che l’Occidente è orgoglioso di essere contro la legge di Dio. Ma c’è solo Viganò a pensarla così? 

Su un sito che segue con accuratezza i fermenti contrari al pontificato di Francesco nel mondo cattolico, ha scritto il noto teologo domenicano Giovanni Cavalcoli. Del suo ragionamento credo opportuno evidenziare due passaggi. Il primo: “ è nota a tutti (tranne ai modernisti che sono parte in causa) la gravissima crisi di fede e la corruzione morale all’interno della Chiesa cattolica, fedeli e pastori, e quindi dell’Unione Europea. Per questo ha avuto ragione Cirillo di rimproverare all’UE la sua immoralità e il suo ateismo materialista e a farci presente che stiamo assistendo a un conflitto “metafisico”, intendeva dire “spirituale” fra due cristianità”. 

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Ed eccoci al secondo passaggio: “I moralisti nostrani hanno certo ragioni contro Putin, ma per essere credibili, dovrebbero riconoscere nel contempo la giustezza del rimprovero fatto da Cirillo ai modernisti dell’UE e convertirsi, approfittando delle possibilità offerte da questa Quaresima di ottenere la misericordia di Dio su di loro e sull’Europa”. 

Dunque Putin ha ragioni nella denuncia del relativismo, modernismo e altro ancora, ma sbaglia nei modi. In sintonia con lui sembra il direttore di Radio Maria, che criticando fermamente  le azioni militari di Putin e la loro giustificazione da parte di Dugin, però chiosa: “è inaccettabile la raffigurazione che la  intellighenzia russa [Dugin, nda] fa dell’Occidente, che ricalca quella dell’Islam, senza distinguere fra   la politica e la religione. L’Occidente ( con la Cina) è senza dubbio  l’epicentro del mondo senza Dio (come ha ammonito la Regina della  pace) ,  ma  è  nel  medesimo tempo il luogo della presenza della  Madre  di Dio che, con la chiamata  alla conversione, sta suscitando un grande e duraturo rinnovamento spirituale”.

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Qui si coglie un complesso barcamenarsi, più o meno spinto, tra tesi che non si possono respingere e comportamenti che non si possono condividere. Il dissenso cattolico è dunque più accorto di quello politico? Non è detto. A questo pensiero infatti interessa sfidare soprattutto la forza di Francesco, l’unico che sa risolvere il problema vero che qui si pone – prendendo sul serio le tesi esposte- cioè come rendere possibile il dialogo e il vivere insieme tra fede e modernità, diritti di tutti e doveri condivisi. Una forza che ovviamente è sfidata da una guerra che richiama nelle opposte casamatte. Che a pensarci bene è quello che servirebbe per risolvere i problemi dell’oggi anche nella guerra reale che devasta l’Ucraina. Infatti colpisce che in tutto questo parlare di Occidente corrotto nessuno tra  quanti citati -almeno in ciò che ho letto di loro- si riferisca agli oligarchi russi, al sistema predatorio e corrotto che fondano. Quasi che la corruzione  da condannare sia solo quella che deriverebbe dal disfacimento della società tradizionale di cui l’Occidente è portatore. Ma allora non si tratta solo dei diritti degli omosessuali, ritenuti empi per un’evidentemente erronea lettura della Bibbia. (Val la pena ricordare che la rabbia di Dio nel racconto di Sodoma non fu determinata dalla sodomia, ma dalla mancanza di ospitalità verso lo straniero, ricorrendo anche alla diffusa pratica della sodomia). Si tratta anche della empia possibilità di andare al mare in bikini, o di praticare il sesso fuori dal matrimonio, o di non riconoscere il maschio come pater familias.

Dare ragione a Putin su questi  motivi quali veri motivi della guerra senza condividere le sue azioni è però difficile: perché se la sfida fosse davvero quella tra tutta la moralità e tutta la corruzione, come si farebbe a non seguirlo? 

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