di Gemma Consolazio e Lilia La Greca
Le lacrime agli occhi di Kimi Antonelli, appena tagliato il traguardo, sono le stesse di un’Italia intera: nella tarda serata italiana di ieri, nel Gran Premio del Messico, Andrea Kimi Antonelli diventa campione del mondo di Formula 1.
A 73 anni dall’ultimo titolo mondiale di Alberto Ascari, dopo un 2025 difficilissimo in cui in pochissimi credevano ancora in lui, e dopo una rimonta straordinaria e una stagione vissuta con talento, classe e uno stile inconfondibile, Antonelli riporta finalmente l’Italia sul tetto del mondo. E lo fa festeggiando sulle note di Nessun dorma, un brano che sembra scritto apposta per un momento come questo. Ma, d’altronde, chi degli amanti di questo sport è riuscito a dormire dopo una gara così, dopo un’emozione così, dopo un ragazzo così?
A condividere con lui il podio ci sono due leggende di questo sport, che insieme contano ben undici titoli mondiali: Max Verstappen, vincitore del Gran Premio, e Lewis Hamilton, secondo al traguardo dopo una gara combattuta con grinta e determinazione. Proprio Hamilton, del quale Kimi ha raccolto l’eredità in Mercedes, ha festeggiato con entusiasmo il successo del giovane italiano.
Eppure, quella messicana è stata una domenica tutt’altro che semplice, ricca di episodi, penalità e colpi di scena.
La gara si è aperta con un’ottima partenza di Lewis Hamilton, apparso particolarmente agguerrito fin dai primi metri. Il britannico ha però dovuto fare i conti con un contatto con il compagno di squadra Charles Leclerc, episodio che gli è costato la prima posizione. La direzione gara ha deciso di sanzionare il monegasco con cinque secondi di penalità, una decisione che non ha affatto convinto il sette volte campione del mondo, pronto a manifestare via radio tutto il proprio disappunto per una punizione ritenuta troppo lieve.
Non è andata meglio a George Russell, protagonista di un’altra domenica complicata in una stagione che avrebbe dovuto vederlo lottare per ben altri risultati. Il numero 63 è stato infatti penalizzato per un contatto con Isack Hadjar, finito fuori pista in seguito all’episodio. Weekend da dimenticare anche per Aston Martin, costretta ad assistere al ritiro di entrambe le proprie monoposto a pochi giri di distanza l’una dall’altra.
Dopo una prima fase relativamente tranquilla, la corsa ha cambiato improvvisamente volto al 45° dei 71 giri previsti. La Cadillac di Valtteri Bottas è finita violentemente contro le barriere, provocando l’esposizione della bandiera rossa e la conseguente sospensione della gara. Fortunatamente, il finlandese è uscito illeso dall’incidente.
Alla ripartenza, Max Verstappen e Lewis Hamilton non hanno perso tempo, dando vita a un duello intenso e combattuto, destinato a proseguire fino alle battute finali. La tensione in pista è rimasta altissima, alimentata anche dal ritiro di Oliver Bearman, coinvolto in un contatto con Nico Hülkenberg, e dall’incidente di Arvid Lindblad negli ultimi giri che ha fatto temere una seconda interruzione, fortunatamente evitata.
Ma mentre davanti si combatteva per la vittoria, poco più indietro si stava scrivendo qualcosa di ancora più grande. Andrea Kimi Antonelli, con una prestazione di straordinaria maturità, ha costruito giro dopo giro il risultato più importante della sua carriera. Decisivo il sorpasso ai danni di Charles Leclerc, una manovra tanto coraggiosa quanto lucida, che gli ha permesso di conquistare il terzo gradino del podio. Un terzo posto che vale molto più di un trofeo: vale un titolo mondiale, vale la storia.
Davanti a lui, Verstappen ha conquistato un’altra splendida vittoria, mentre Hamilton ha chiuso secondo, dimostrando ancora una volta la propria determinazione. Ma per una volta il risultato della gara, i sorpassi, le penalità e persino la vittoria sono passati in secondo piano. Perché ci sono domeniche in cui si guarda una gara di Formula 1 e altre in cui si ha la fortuna di assistere alla storia.
Andrea Kimi Antonelli, a soli 20 anni, è campione del mondo di Formula 1. Un ragazzo che ha saputo rialzarsi dopo le difficoltà, resistere alle critiche e trasformare le aspettative in qualcosa di straordinario: un ragazzo che ha riportato il tricolore sul tetto del mondo, facendo emozionare un Paese che aspettava questo momento da 73 anni.
È uno di quei giorni che racconteremo ai nostri figli, ricordando esattamente dove eravamo, con chi eravamo e cosa abbiamo provato quando Kimi ha tagliato quel traguardo. Perché, come dice Toto Wolff, Kimi è davvero una nuova superstar: ma prima ancora è un ragazzo d’oro, in tutti i sensi.
E allora possiamo finalmente dirlo, anzi, gridiamolo tutti insieme, senza paura di svegliarci da questo sogno: Andrea Kimi Antonelli è campione del mondo!
Grazie Kimi, il mondo è tuo.