La 'gogna' dei calciatori sotto le curve era stata vietata: storia di una norma finita alle ortiche
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La 'gogna' dei calciatori sotto le curve era stata vietata: storia di una norma finita alle ortiche

Quello capitato alla Lazio è solo l’ultimo episodio in ordine di tempo - è successo anche al Milan durante questa stagione - una consuetudine che si ripete indisturbata anche se sarebbe - di fatto - vietata dal regolamento della Figc.

La 'gogna' dei calciatori sotto le curve era stata vietata: storia di una norma finita alle ortiche
I calciatori a rapporto dagli ultras
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6 Maggio 2024 - 10.20


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La spiacevole consuetudine dei calciatori che si recano sotto il settore occupato dagli ultras dopo una sconfitta, quasi a scusarsi, dovrebbe esser ‘fuorilegge’ ma si è tristemente ripetuta sabato scorso allo stadio di Monza. I giocatori della Lazio sono stati infatti richiamati dal settore più caldo del tifo, che ha chiesto spiegazioni sull’ennesima brutta prova dei biancocelesti.

Un confronto che i vertici del calcio avevano già vietato, dopo il clamoroso caso del 2012, nella partita tra Genoa e Siena tra i rossoblu e i propri sostenitori. Tre anni dopo quell’evento, la Figc aveva istituito una nuova regola, da inserire dopo l’articolo 7 del codice di giustizia sportiva.

“E’ fatto divieto di avere interlocuzioni con i sostenitori nel corso dell’attività sportiva e/o di sottostare a manifestazioni e comportamenti degli stessi che, in situazioni collegate allo svolgimento della loro attività, costituiscano forme di intimidazione, determinino offesa, denigrazione, insulto per la persona o comunque violino la dignità umana”. 

“Ai tesserati è fatto divieto di avere rapporti con rappresentanti di associazioni di sostenitori che non facciano parte di associazioni convenzionate con le società. In ogni caso, gli stessi rapporti “devono essere autorizzati dal delegato della società ai rapporti con la tifoseria. In caso di violazione delle richiamate prescrizioni, si applicano le medesime sanzioni di cui al comma 8″. 

E’ stato anche modificato l’articolo 72 delle Noif, dove al comma 2 viene disciplinata la figura del capitano, il quale “deve portare quale segno distintivo, una fascia sul braccio di colore diverso da quello della maglia, sulla quale potranno essere apposti loghi, scritte e disegni riconducibili alla società e al campionato, purché autorizzati dalla Lega competente”.

Quello capitato alla Lazio è solo l’ultimo episodio in ordine di tempo – è successo anche al Milan durante questa stagione – una consuetudine che si ripete indisturbata anche se sarebbe – di fatto – vietata dal regolamento della Figc. In una cantilena composta da concetti vuoi e spesso minacciosi come “indegni”, le frange estreme del tifo si arrogano il diritto di tenere a rapporto i calciatori della propria squadra, con la complicità degli stessi, delle società e degli organi competenti, che preferiscono chiudere entrambi gli occhi e non applicare il regolamento.

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