Gianluca Vialli, il 'guerriero mite' che ha scalato le vette del mondo
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Gianluca Vialli, il 'guerriero mite' che ha scalato le vette del mondo

Da calciatore ha raggiunto quasi tuti i più grandi traguardi. Le vittorie, i gol e l'amicizia con Roberto Mancini

Gianluca Vialli, il 'guerriero mite' che ha scalato le vette del mondo
Gianluca Vialli e Roberto Mancini
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6 Gennaio 2023 - 10.56


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La malattia, il ritorno alla normalità a quali, la gioia degli Europei vinti mentre era nello staff di Mancini. Poi l’aggravarsi della malattia, l’addio allo staff della nazionale, il ricovero a Londra e purtroppo la morte. Un lutto enorme per lo sport italiano e non solo italiano.

Gianluca Vialli nasce a Cremona il 9 luglio 1964. Proveniente da una famiglia cremonese, tira i suoi primi calci all’oratorio di Cristo Re, al villaggio Po di Cremona. Entra nelle giovanili del Pizzighettone, per poi passare alla Primavera della Cremonese.

La carriera a livello professionistico, nel ruolo di attaccante, inizia nel 1980. Vialli gioca nelle fila di Cremonese, Sampdoria e Juventus. Vince due scudetti, il primo storico con la Sampdoria nella stagione 1990-1991, in coppia con il suo “gemello del gol” Roberto Mancini, il secondo con la Juventus nella stagione 1994-1995.

Con la Juventus vince inoltre una Champions League nel 1996, battendo in finale l’Ajax ai calci di rigore; una seconda Coppa dei Campioni sfuma nel 1992 nella finale persa 1-0 dalla Sampdoria contro il Barcellona ai supplementari.

Nel 1996 si trasferisce in Inghilterra per giocare con il Chelsea, assumendo dal 1998 il doppio ruolo di giocatore-allenatore.

Il giovane Gianluca Vialli ha fatto parte della Nazionale Under 21, segnando 11 reti in 21 presenze.

In Nazionale maggiore viene convocato da Azeglio Vicini ai Mondiali del 1986 in Messico, dove gioca tutte le partite, pur senza riuscire ad incidere. È poi il perno dell’attacco azzurro durante l’Europeo tedesco del 1988, in cui segna la rete della vittoria contro la Spagna. In seguito contribuisce alla conquista del 3° posto dell’Italia nei Mondiali del 1990, anche se la sua stella viene offuscata dall’esplosione di un altro attaccante, simbolo italiano di quell’edizione casalinga del torneo mondiale: Totò Schillaci, il quale sarà anche capocannoniere per l’Italia.

Eccellente giocatore nei primi anni ’90, l’avventura in nazionale di Gianluca Vialli si esaurisce con l’arrivo del C.T. Arrigo Sacchi che non lo convoca per il mondiale Usa 1994. Con la maglia della Nazionale maggiore totalizza complessivamente 59 presenze e 16 gol.

È uno dei pochissimi calciatori italiani che hanno vinto tutte le tre principali competizioni Uefa per club e l’unico che le ha vinte con tre squadre differenti.

La carriera di allenatore inizia – come detto al Chelsea – quando nel febbraio del 1998 Ruud Gullit viene licenziato. La squadra si trova ancora in corsa nella Coppa di Lega e nella Coppa delle Coppe e, sotto la sua guida, vince entrambe. Finisce inoltre quarto nella Premier League. La stagione seguente, 1998/1999, vince la Supercoppa Europea battendo 1-0 il Real Madrid e termina al terzo posto in Premier League, a soli quattro punti dal Manchester United campione, miglior posizionamento della squadra del Chelsea dal 1970 in poi.

Nel 1999/2000 porta il Chelsea ai quarti di finale della Champions League, nella sua prima apparizione nella competizione, raggiungendo l’apice nella vittoria 3-1 sul Barcellona, anche se poi viene eliminato nella gara di ritorno, perdendo 5-1 ai supplementari. Nonostante un brutto quinto posto in Premier League, la stagione finisce con l’acuto della vittoria sull’Aston Villa nella FA Cup, conquistata grazie alla rete dell’italiano Di Matteo.

L’ultima stagione di Vialli a Londra inizia nel migliore dei modi, con la vittoria nella FA Charity Shield contro il Manchester, il quinto trofeo conquistato in meno di tre anni, che rende Gianluca Vialli l’allenatore più vincente della storia del club fino a quel momento. Nonostante questo Vialli viene licenziato dopo cinque partite dall’inizio della stagione, dopo un avvio stentato e diverbi con diversi giocatori, tra questi Gianfranco Zola, Didier Deschamps e Dan Petrescu.

Nel 2001 accetta la proposta del Watford, squadra della First Division inglese: nonostante i grandi e costosi cambiamenti che effettua nel club, non ottiene che un quattordicesimo posto in campionato e viene licenziato dopo una sola stagione. Inizia poi una lunga disputa legale riguardo il pagamento del restante contratto.

In ambito sociale dal 2004 Vialli svolge un’importante attività con la “Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport Onlus” – fondata assieme all’ex calciatore Massimo Mauro e all’avvocato Cristina Grande Stevens – che ha lo scopo di raccogliere fondi per la ricerca sulla Sclerosi laterale amiotrofica (morbo di Lou Gerhig) e sul cancro, attraverso l’AISLA e la FPRC.

Vialli ha pubblicato in Inghilterra un libro dal titolo “The Italian Job”, in cui analizza le differenze fra calcio italiano e inglese. Il libro è stato successivamente pubblicato anche in Italia per Mondadori (“The Italian job. Tra Italia e Inghilterra, viaggio al cuore di due grandi culture calcistiche”).

Il 26 febbraio 2006 Vialli ha avuto l’onore di essere stato il portatore della bandiera olimpica nel corso della Cerimonia di chiusura dei XX Giochi olimpici invernali di Torino 2006.

Negli anni successivi lavora come opinionista e commentatore televisivo per Sky Sport.

Nel 2015 viene inserito nella “Hall of Fame del calcio italiano”.

Nel 2018 esce il suo libro “Goals. 98 storie + 1 per affrontare le sfide più difficili“: in una intervista che anticipa l’uscita del libro racconta di come ha combattuto contro il cancro.

L’anno successivo, il 9 marzo 2019, Vialli è nominato dalla Figc (Federazione Italiana Giuoco Calcio), insieme a Francesco Totti, ambasciatore italiano per il campionato d’Europa 2020. Pochi mesi più tardi, a novembre, ricopre il ruolo di capo delegazione della nazionale italiana, allenata dall’ex compagno e amico fraterno Roberto Mancini.

Prende così parte alla spedizione italiana al campionato d’Europa 2020: l’Italia vince e Vialli risulta una figura motivazionale di spicco, sia nello spogliatoio che fuori.

Vialli non aveva mai nascosto la sua malattia e l’aveva affrontata con coraggio riuscendo a condurre una vita normale o quasi. Ma alla fine del 2022 con un annuncio abbandona il suo ruolo nella nazionale azzurra per affrontare il nuovo insorgere della malattia, un tumore al pancreas. Quasi subito dopo il ricovero a Londra e dopo poche settimane – purtroppo – la morte.

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