Berrettini: "Ho pensato di andare a Tokyo anche rotto. Ma non aveva senso..."

Il tennista, fresco finalista di Wimbledon, si racconta in un'intervista a La Stampa. "Quando sono arrivato in campo a Wimbledon ho pensato di poter vincere. Ora sono più consapevole delle mie forze"

Matteo Berrettini

Matteo Berrettini

globalist 20 luglio 2021
Matteo Berrettini non nasconde la sua delusione. Fresco finalista di Wimbledon, il tennista 25 enne ha dovuto rinunciare alle Olimpiadi per un infortunio rimediato proprio a Londra.
“Era un appuntamento che aspettavo da due anni, visto il rinvio. Fino all’ultimo ho pensato di andare a Tokyo anche “rotto”, ma non avrebbe avuto senso, non sarei riuscito a fare quello che volevo, cioè lottare per una medaglia”. 
In un’intervista a La Stampa Berrettini racconta la delusione per la mancata partecipazione ai giochi di Tokyo, ma svela anche le sue sensazioni dopo la finale di Wimbledon e alcuni dettagli sulla sua vita privata. 
Il tennista ha spiegato di aver scelto di rinunciare ai Giochi perché c’era il rischio di peggiorare l’infortunio.
“Dopo lunghe riunioni con il team ho deciso di lasciar perdere” spiega. Seguirà le gare da casa e guarderà soprattutto il basket, “il mio sport preferito dopo il tennis”. 
A Tokyo ci sarà invece Djokovic, che ha battuto il tennista romano proprio nella finale di Wimbledon. Secondo Berrettini però non è scontato che l’atleta vinca una medaglia d’oro. Si legge su La Stampa: 
″È il più forte, e quello che sa gestire meglio certe situazioni. Però non è scontato. Senza pubblico, due set su tre e con le aspettative che si ritrova, non è un compito facile. Tanti possono metterlo in difficoltà”
Il tennista ha raccontato che sul campo di Wimbledon ha pensato ad un certo punto di riuscire a battere Djokovic. 
“Sono entrato in campo pensando che potevo vincere. Novak è il n.1, e quello che per caratteristiche tecniche mi fa giocare peggio. Anche dopo il primo set sapevo che la strada era lunga, ma penso di aver fatto un passettino in avanti. Ora so che è difficile, ma non impossibile”.
Berrettini dopo la finale del torneo inglese si sente “più consapevole delle proprie forze”. I prossimi obiettivi saranno ad agosto gli Us Open, dove è stato semifinalista nel 2019, in novembre le Atp Finals a Torino, dove vorrebbe tanto qualificarsi. Poi c’e anche la Coppa Davis, sempre a Torino, e la Laver Cup di Boston, dove è stato convocato in squadra con Federer e con Borg come capitano. 
Dopo il lato sportivo, Berrettini racconta a La Stampa anche alcuni dettagli sulla sua vita privata e sulla sua personalità. Sa di essere considerato un “sex symbol” e non nega che la cosa gli faccia molto piacere. Ma il tennista si considera anche un ragazzo “spirituale”. Si legge su La Stampa
“Con il mio mental coach Stefano Massari mi sono sempre concentrato sull’essere me stesso al di là del tennis. Cerco sempre la mia strada, gareggiare senza pubblico mi ha pesato perché mi piace far emozionare la gente. Mi fermano per strada e mi dicono: “mi hai fatto venire i brividi”. Ecco, io gioco per quello”.
Il viaggio della vita? “in Africa - ha risposto Berrettini - per conoscere nuove culture e vedere gli animali che mi sono sempre piaciuti. Oppure in Asia, Thailandia o giù di lì, zaino in spalla senza una meta fissa, a visitare templi con il mio amico Marco Gulisano”. Il film preferito e che porterebbe su un’isola deserta è invece Pulp Fiction. 
L’intervista si conclude con una domanda sul tennis. Qualche giorno fa è uscita una sua intervista in cui Berrettini dichiarava che quand’era più giovane pensava di essere scarso a giocare. Ora però l’atleta afferma di non aver mai fatto tali affermazioni.
“Non l’ho mai detto. Ma non mi sentivo un predestinato. Se mi avessero chiesto se valevo i top 10 avrei risposto no”.