Caso Mps: i pm milanesi ora vogliono vederci chiaro sulle “chat” tra un dirigente del Mef e alcuni ministri
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Caso Mps: i pm milanesi ora vogliono vederci chiaro sulle “chat” tra un dirigente del Mef e alcuni ministri

Mentre si continua a discutere sulla fusione o sull’acquisizione della Banca senese si apre un nuovo “dossier” sui rapporti tra il Direttore Generale del Mef, Marcello Sala, e alcuni ministri. Non è un manager qualunque. Della vicenda, svelata da alcune testate giornalistiche, se ne riparlerà a settembre. 

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7 Agosto 2026 - 13.25 Oltreilponte


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  di Francesco Tunda

C’è un caso nuovo che si aggira attorno al Monte dei Paschi. Mentre Lovaglio spiega agli azionisti la qualità del bilancio annuale, alcuni giornali ( Il fatto quotidiano e il sito Politica, ad esempio) danno notizia di un nuovo dossier “potenzialmente scottante” che la maggioranza di governo preferisce rinviare a dopo l’estate: esistono delle chat tra l’ex direttore generale del Mef, Marcello Sala, e nove parlamentari, tra cui anche alcuni ministri di peso come Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini. 

Stando a quanto scrive Stefano Rizzuti, stamani su Politica, “La procura di Milano ha infatti chiesto, negli scorsi mesi, di poter visionare le chat di Sala in merito all’indagine sulla scalata di Mps a Mediobanca. La maggioranza, finora, ha preso tempo chiedendo ai pm di motivare questa richiesta preventiva. La procura ha risposto inviando una lettera alla Giunta per le autorizzazioni della Camera”. La Procura, spiega nella lettera,  perché i pm hanno vogliono visionare le chat di Sala che, comunque, è non indagato. Come non lo è, in questa indagine, nessun parlamentare e ministro. “Gli approfondimenti della procura sul caso -scrive il giornalista- si sono fermati dopo che Sala ha comunicato di avere chat con nove parlamentari (tra cui alcuni membri del governo), costringendo così la procura a interpellare la Giunta per le autorizzazioni di Camera e Senato. 

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 Il Fatto Quotidiano, citando la lettera inviata dai pm milanesi, spiega perché è necessario accedere a quelle chat: si tratta di verificare che siano davvero con i parlamentari. Se l’accesso venisse negato, potrebbe “tradursi in una compromissione ingiustificata dell’efficacia delle indagini e dunque della risposta penale alla commissione dei reati”. Per la procura è importante approfondire la questione perché si tratta di una “delle principali operazioni di aggregazione bancaria con riflessi sull’intero equilibrio del capitalismo finanziario italiano”. 

Sempre stando a Il Fatto, i pm escludono il fumus persecutionis nei confronti di parlamentari e di ministri perché dalle indagini non sono emersi reati a loro carico. Nella lettera, inoltre, verrebbe citato anche un altro ministro, Guido Crosetto, titolare del Ministero della Difesa ma che non è eletto in Parlamento. In quanto ministro servirebbe, comunque, l’autorizzazione parlamentare. Lo stesso Crosetto al Fatto precisa di non aver mai parlato di Mps con Sala, sottolineando come non ci sia nulla di strano nel fatto che un ministro parli con un dirigente del Mef.

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Ma chi è Marcello Sala, così improvvisamente chiamato in causa. Basta dare un rapido sguardo al suo profilo ufficiale per capire come la pensa: Marcello Sala è il Direttore Generale dell’Economia del Ministero dell’Economia e delle Finanze e oltre a questo ruolo è Consigliere di Amministrazione in Leonardo e membro del Council for Inclusive Capitalism. E’ dirigente generale del Mef dal 2023 ma da sempre si occupa di finanza e di banche: in Apis Partners,  prima e poi vicepresidente esecutivo del Consiglio di Gestione del Gruppo Intesa Sanpaolo (2007-2016), dove è stato responsabile dei progetti e delle relazioni internazionali del gruppo. Non basta? Nel 2008 ha co-fondato Banca ITB (ora Mooney), una neo-banca focalizzata su soluzioni di pagamento e ne ha gestito la vendita nel 2016. Insomma uno di quei personaggi poco noti (volutamente) al pubblico televisvo e dei media ma molto, molto conosciuto e potente nel sistema dei rapporti interbancari. 

Coloro che, in questi ultimi giorni, hanno invocato coerenza e trasparenza nei comportamenti del centrodestra hanno dunque le loro buone ragioni. Sia politiche sia di trasparenza nei comportamenti. Chissà se prima del 20 di agosto, data fissata per l’incontro della delegazione toscana e il ministro, si riuscirà a dipanare questa nuova matassa che si attorciglia attorno a Rocca Salimbeni. C’è da augurarselo. 

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