Non c’è stata vittoria per iI referendum sull’immigrazione in Svizzera. I promotori della consultazione avevano fatto leva su problematiche concrete come la carenza di alloggi, il rincaro degli affitti, i trasporti congestionati e la pressione sui servizi pubblici. Nonostante la sconfitta, l’Unione democratica di centro (Udc) rivendica il risultato: il presidente Marcel Dettling ha definito la giornata “deludente” ma ha evidenziato l’ottima tenuta nelle aree rurali, mentre il capogruppo parlamentare Thomas Aeschi ha sottolineato che il 45% dei sì rappresenta “un messaggio molto forte” contro l’immigrazione attuale.
Di parere opposto i sindacati, che hanno espresso una reazione durissima. L’Unione sindacale svizzera ha letto il verdetto come un rifiuto della xenofobia e del ripiegamento identitario. Mentre l’organizzazione imprenditoriale Economiesuisse ha salutato positivamente l’esito delle urne, pur riconoscendo che il tema migratorio genera forti preoccupazioni, mentre Jess Middleton (analista di Verisk Maplecroft) ha evidenziato come il Paese abbia così evitato una grave perturbazione economica e diplomatica.
Secondo il politologo Pascal Sciarini dell’Università di Ginevra, l’affluenza alle urne – vicina al 59%, un dato decisamente superiore alla media – dimostra la posta in gioco nei rapporti con l’Europa: “Oltre alla politica migratoria, si votava in parte anche sulla politica europea della Svizzera”. Infatti la tempestiva telefonata della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin ne è la conferma, per ribadire la volontà di approfondire la cooperazione tra Bruxelles e Berna. Se la proposta fosse passata, infatti, si sarebbe rischiato di compromettere l’accordo di libera circolazione e l’intero sistema di accordi bilaterali.
Il testo della proposta bocciata prevedeva l’obbligo per il governo di adottare misure restrittive qualora la popolazione residente permanente avesse toccato i 9,5 milioni prima del 2050, così da impedire il superamento dei 10 milioni di abitanti. I no più decisi sono arrivati dai cantoni urbani di Basilea Città, Neuchâtel e Ginevra. Il ministro della Giustizia e della polizia, Beat Jans, ha dichiarato: “Con la decisione di oggi, cittadine e cittadini hanno inviato un segnale di stabilità, apertura e affidabilità.”
Inoltre, nella giornata odierna, gli svizzeri hanno affrontato anche un secondo referendum, approvando un inasprimento delle condizioni di accesso al servizio civile. La misura, sostenuta dal governo per rafforzare le capacità militari, ha visto l’opposizione della sinistra, preoccupata per un possibile indebolimento di questa alternativa alla leva obbligatoria.
I dati definitivi mostrano una Svizzera spaccata, con il no che ha prevalso in tredici cantoni e il sì in dieci. I contrari sono stati 1,8 milioni rispetto a 1,49 milioni di favorevoli (pari al 45,21%). In conclusione, la Svizzera ha ufficialmente respinto l’iniziativa promossa dall’Udc con il 54,8% dei voti, bloccando il tentativo di porre un limite rigido alla crescita demografica e all’immigrazione nel Paese.