Riapre il Parco Archeologico di Sibari dopo l’alluvione
Top

Riapre il Parco Archeologico di Sibari dopo l’alluvione

Dopo due mesi di chiusura, il sito torna accessibile al pubblico tra impegno istituzionale e messaggi di speranza.

Riapre il Parco Archeologico di Sibari dopo l’alluvione
Preroll

redazione Modifica articolo

26 Aprile 2026 - 16.29 Culture


ATF

È riaperto al pubblico il parco archeologico di Sibari, il sito è stato chiuso per l’alluvione avvenuta due mesi fa. Per l’occasione il direttore dell’area archeologica Filippo Demma ha tenuto a evidenziare “in quest’occasione le parole di apprezzamento di sua eccellenza il vescovo, monsignor Francesco Savino, per il nostro lavoro ci lusingano, la benedizione del nostro vescovo ci apre alla speranza di non vedere più giorni bui come quelli trascorsi. Il lavoro e l’impegno delle donne e degli uomini dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari non verrà mai meno per costruire le condizioni per un Patrimonio Culturale comune, condiviso, sicuro e accessibile per tutti”.

Ha detto mons. Savino “Sibari risorge. C’è qualcosa di antico, di sacro, nel modo in cui la terra resiste e Sibari lo sa da tremila anni: ha visto la gloria e la rovina, ha assaggiato il silenzio, raccontato il risveglio nei secoli, ha vinto l’oscurità e dato spazio alla luce che sempre, prima o poi, torna a passare attraverso le pietre, a incanalarsi nelle maceria, ad illuminare tutto”.

Leggi anche:  Nel Nord dell'Egitto emerge una statua colossale, probabilmente Ramses II

Il vescovo di Cassano e vice presidente della Cei ha sottolineato come “acqua e fango abbiano cercato di soffocare questa memoria millenaria pochi mesi fa, ma una vera memoria non può essere cancellata mai del tutto; si nasconde per un po’, solo per riapparire, più viva, preziosa e consapevole di sé. Il 25 aprile rappresenta, per l’Italia tutta, una data di Liberazione e ora, in questa Calabria ferita e resiliente, Sibari onora la sua: una liberazione dal fango, certo, ma anche una liberazione che tende a qualcosa di più grande. Tende alla bellezza. Alla conoscenza. Tende, con una tensione che anima, a quell’incontro tra passato e futuro che solo la cultura può organizzare, che solo la cultura, in ogni misura, si può permettere”.

Native

Articoli correlati