David Bowie, a dieci anni dalla scomparsa
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David Bowie, a dieci anni dalla scomparsa

Mostre, libre e documentari a testimonianza di cinque decenni di musica, tra personaggi e sperimentazioni

David Bowie, a dieci anni dalla scomparsa
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5 Gennaio 2026 - 21.59 Culture


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A dieci anni dalla scomparsa, l’eredità dell’icona senza tempo David Bowie continua ad affascinare. In arrivo mostre, libri e documentari che lo ricordano, testimoniando la sua abilità a reinventarsi e aprire a nuove possibilità di espressione.

Nato a Londra l’8 gennaio 1947 con il nome di David Robert Jones e morto a New York il 10 gennaio 2016 dopo una lunga battaglia contro il cancro, Bowie ha attraversato cinque decenni di musica. Lo ha sempre fatto con il suo stile, segnato anche dagli occhi di colore diverso, conseguenza di una scazzottata giovanile; dagli esordi nelle piccole band dei primi anni Sessanta al successo di Space Oddity, utilizzata dalla Bbc nel 1969 come colonna sonora dell’allunaggio.

La svolta arriva con Ziggy Stardust, manifesto glam rock e invito alla fluidità sessuale, seguito da Aladdin Sane che fissa per sempre l’immagine del fulmine sul volto, ancora oggi imitata. Negli anni Settanta Bowie indossa un’altra maschera, quella del Duca Bianco, e a Berlino, allora divisa in due, coglie vibrazioni nuove tra sintetizzatori e silenzi. Gli anni Ottanta sono quelli dei grandi stadi, di Let’s Dance e del Live Aid; nei Novanta sperimenta l’elettronica e l’hard rock con i Tin Machine. Nei primi Duemila, nel pieno della maturità artistica, un problema al cuore durante un tour lo spinge a ritirarsi dalle scene e a dedicarsi quasi esclusivamente alla vita privata con la moglie Iman e la figlia Lexi.

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Bowie non ha anticipato i tempi solo nella musica, ma anche nella società. È stato tra i primi a intuire l’impatto di internet sull’economia discografica e sul rapporto con il pubblico, arrivando a lanciare i Bowie bond, un’innovazione finanziaria che gli permise di riacquistare i diritti delle sue canzoni.

Il suo ultimo atto creativo è Blackstar, pubblicato l’8 gennaio 2016, giorno del suo 69esimo compleanno e appena due giorni prima della morte. Dopo aver interpretato diversi personaggi, Bowie si mostra finalmente per quello che è: nei video appare steso su un letto o con gli occhi bendati, come un profeta cieco che annuncia la propria fine. Anche la copertina, una stella nera che rivela una miriade di stelle quando colpita dalla luce, è un enigma, per alcuni un simbolo astronomico, per altri esoterico, per altri ancora un riferimento alla malattia. Un vero canto del cigno, ricco di messaggi da decifrare.

«La sua morte non è diversa dalla sua vita: un’opera d’arte. Blackstar è il suo regalo d’addio», ha spiegato Tony Visconti, storico amico e produttore. Un altro saluto è Lazarus, l’opera teatrale portata in scena a Broadway, ideale prosecuzione del film L’uomo che cadde sulla Terra del 1976. Bowie vi ha lavorato attivamente fino alla fine e il 7 dicembre 2015 ha assistito alla prima, la sua ultima apparizione pubblica.

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A conferma di un’eredità tutt’altro che conclusa, lo scorso settembre il Victoria and Albert Museum di Londra ha inaugurato il David Bowie Center, un archivio permanente di oltre 90mila elementi che raccontano il suo processo creativo. Il 9 gennaio esce inoltre il libro di Paul Morley David Bowie. Oltre lo spazio e il tempo, mentre il documentario della Bbc The Final Act ripercorre gli ultimi mesi dell’artista e la lucidità con cui ha trasformato anche la fine in un nuovo gesto creativo. Del resto, come recitava uno slogan coniato per promuovere un disco, Heroes del 1977, “il domani appartiene a chi lo sente arrivare”.

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