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Covid, Rasi: "Se il virus smette di circolare non ha più senso il green pass"

L'ex direttore dell'Ema Rasi fa il punto sulla pandemia: "L'Italia è in una condizione migliore di altre, a breve si potrebbero sollevare molte misure"

Covid, Rasi: "Se il virus smette di circolare non ha più senso il green pass"
Guido Rasi

globalist

19 Febbraio 2022 - 10.41


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Covid, green paas e vaccini restano al centro del dibattito. “I tempi sono ragionevolmente maturi per alleggerire i divieti. Il decremento dei contagi è veloce ed è giusto sollevare progressivamente tutte le misure restrittive. Tra qualche settimana molte non avranno più una logica”. Queste le parole di Guido Rasi, già direttore di Ema: “Dobbiamo prima svuotare gli ospedali. Abbiamo ancora mille persone in terapia intensiva e 14mila ricoverati per Covid, di cui il 70% non è vaccinato. Ogni singola prima dose va nella direzione giusta: avere 7-8 mila posti letto evitabili è poco accettabile quando ci sono milioni di malati che ancora non si posso ricoverare”.

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Rasi evidenzia la situazione italiana, migliore di altre: “L’Italia è in una condizione migliore di altri, è il momento di approfittare dell’ottima campagna vaccinale. Oltre al 91% della popolazione immunizzata over 12, vanno aggiunti almeno 7 milioni di italiani che si sono infettati con Omicron e sono immunizzati: i due eventi ci mettono nella condizione, in una o due settimane, di sollevare moltissime misure”.

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Rasi aggiunge, poi, una valutazione sull’uso della mascherina: “La mascherina, come barriera fisica, mantiene una grossa importanza nei trasporti e nei luoghi di assembramento. Gli italiani hanno buon senso e sanno bene dove usarla e dove no – ha spiegato l’ex direttore dell’Ema – tra i giovani bisogna valutare seriamente se è ancora opportuno l’obbligo in classe. È indubbio che lì crea disagio soprattutto con la bella stagione e come barriera diventa meno indispensabile. Se i numeri continuano a calare così velocemente da metà marzo è ragionevole pensare di farla togliere a lezione”. L’obbligo di vaccinarsi sarebbe stato importante qualche mese fa: “Se fosse stato introdotto tre o quattro mesi fa sarebbe stato fondamentale – chiarisce Rasi – ora non convincerà la componente della popolazione contraria al vaccino per ideologia. Siamo dinnanzi a uno zoccolo duro, per fortuna minoritario, che sta già beneficiando della situazione positiva creata da chi ha fatto il proprio dovere di cittadino”.

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Inoltre, Rasi afferma che fino a metà marzo la situazione va monitorata, poi potrebbe essere rivista la necessità del green pass: “Credo che fino al 10-15 marzo, finché non si svuotano i reparti, ogni vaccino fatto contribuisce a una riduzione del rischio di circolazione del virus. Ma se il virus non circolasse più non ha senso tenere l’obbligo del green pass, anche per gli over 50. Va archiviato sperando che non ce ne sia più bisogno”.

Sull’eventuale quarta dose Rasi precisa che “non c’è nessuna fretta. Abbiamo quattro-sei mesi per decidere. In estate sarà più chiaro se servirà un richiamo annuale per tutti o per alcune categorie a rischio e con quale vaccino. Ci proteggerà dalla malattia ma non dall’infezione, cercare di frenare il contagio è un lavoro inutile per questo tipo di virus”. Per ora, in ogni caso, non bisogna abbassare la guardia per il futuro: “Fin da ora dobbiamo investire in misure strutturali, interventi non farmacologici. Bisogna adottare varie soluzioni per rendere gli ambienti salubri, adottare sistemi di ventilazione in ogni scuola. La prossima pandemia o l’eventuale nuova ondata, non dovrà trovarci impreparati e non dovrà bloccare l’economia e la vita sociale”.

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