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Richeldi (Cts): "No al vaccino obbligatorio, ma per fare alcuni lavori deve essere un requisito"

Il direttore di Pneumologia del Policlinico Gemelli di Roma: "Un medico che non si vaccina non può mettere a rischio un paziente vulnerabile, lo stesso deve valere per chi lavora in una Rsa".

Luca Richeldi, presidente della Società italiana di pneumologia
Luca Richeldi, presidente della Società italiana di pneumologia

globalist

31 Dicembre 2020 - 10.23


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Purtroppo a poche ore dal 2021 discutiamo ancora di cose che dovrebbero essere ovvie ma non lo sono: l’obbligatorietà per il vaccino anti-Covid “è complicata, anche se paradossalmente su altre misure come la cintura di sicurezza o il casco sulla moto esiste ed è una cosa ormai accettata da tutti. Ma in questo caso, con l’obbligo rischiamo solo di fornire argomenti per l’irrazionalità: purtroppo sui vaccini già da molto tempo c’è stata molta disinformazione che ha creato una paura ancestrale. Dunque, l’obbligo potrebbe essere controproducente”. 
Lo sostiene Luca Richeldi, direttore dell’Unità operativa complessa di Pneumologia del Policlinico Gemelli di Roma e membro del Comitato tecnico scientifico (Cts) per l’emergenza coronavirus.
Discorso diverso quando si parla di alcune categorie: “Un medico che non si vaccina non può mettere a rischio un paziente vulnerabile. Se non mi vaccino, non posso prendermi cura di un paziente con il tumore ai polmoni. Lo stesso deve valere, ad esempio, per chi lavora in una Rsa. La chiave deve essere questa: non ti obbligo, ma se vuoi svolgere determinate mansioni il vaccino è una condizione indispensabile. Come Stato, ho il dovere di proteggere le persone malate. Più che di obbligo, parlerei di requisito per svolgere un determinato lavoro”, conclude Richeldi.

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